20 settembre 1870: la Breccia della svolta progressista

Nei decenni si è cercato (e si cerca ancora) di relegare questa data (e il Risorgimento) nell’obsolescenza. Operazioni funzionali alle alleanze di poteri reazionari cui la democrazia va stretta.

Maria Mantello

«Noi guardiamo all’avvenire. Noi guardiamo attraverso la Breccia di Porta Pia», affermava il grande sindaco di Roma Ernesto Nathan nel suo discorso di insediamento in Campidoglio il 2 dicembre 1907 prospettando un programma di radicale rinnovamento (che avrebbe realizzato) per l’emancipazione individuale e sociale all’insegna di libertà e giustizia.
A quel nuovo patto di cittadinanza democratica apriva la Breccia della laicità. E Nathan non mancava di ricordarlo in occasione delle celebrazioni istituzionali del 20 settembre: «Per la Breccia di Porta Pia entrò il pensiero civile e umano, la libertà di coscienza, abbattendo per sempre la muraglia di una Bastiglia morale: il potere temporale dei papi. Nel suo alto significato filosofico e universale questa è la festa del popolo per i popoli».

Quale rappresentante delle istituzioni pronuncerebbe analoghe parole oggi? Negli anni si è assistito a un progressivo defilarsi dei rappresentanti delle istituzioni dal luogo della Breccia il 20 settembre.
Zitte Zitte, faceva dire Carducci alle famose oche della leggenda, nel suo Canto dell’Italia che va in Campidoglio, in cui ridicolizzava la pavidità governativa che si preoccupava di non disturbare troppo il Vaticano con quell’insediamento.
Eppure, quell’evento continua a essere il simbolo della svolta storica, raffigurata in quella statua della vittoria (Nike) che svetta sulla stele posta sul luogo della Breccia nel 1895, quando fu istituita la festività nazionale del 20 settembre, poi soppressa da Mussolini nel 1929 in occasione della firma dei Patti lateranensi che avrebbero ridato alla Chiesa privilegi politici ed economici.

Questa festa nazionale non venne più ripristinata, neppure con la nascita della Repubblica: inascoltate le richieste progressiste e neppure discussi i progetti presentati in Parlamento. Anzi si è cercato di relegare questa data e il Risorgimento nell’obsolescenza. Con sovrappiù di inquietanti operazioni di falsificazione della storia: dal papa protagonista di quell’unificazione italiana (al contrario l’ha sempre osteggiata), ai tentativi di parificazione tra chi combatteva per la liberazione e chi al contrario voleva continuasse la teocrazia. Operazioni di manomissione storica, funzionali alle alleanze di poteri reazionari a cui la democrazia va stretta.

Era l’alba del 20 settembre del 1870, quando l’artiglieria dell’esercito italiano entrava in azione per aprire un varco nella cinta muraria vaticana. Dopo cinque ore di cannoneggiamenti il muro cedeva nel tratto tra Porta Pia e Porta Salaria. Alle 9.45 i bersaglieri della XII e XIV divisione entravano in Roma.
Si riannodava il filo rosso della storia della grande tradizione umanistico-rinascimentale-illuminista dell’emancipazione dal potere confessionale. Era l’ultima tappa del Movimento storico per la liberazione di Roma, espresso già dal Comune di Arnaldo da Brescia, dalla Repubblica di Cola di Rienzo, dalla Repubblica giacobina del 1798, dalla Repubblica del 1849 che proclamava la libertà dalla religione svincolando il cittadino dal credente: «Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici» era sancito nei princìpi fondamentali di questa Costituzione.

Il Risorgimento dei diritti umani e della libertà, aveva la meglio con quella Breccia della libertà, che restituiva Roma all’Italia, e l’Italia all’Europa.
E ben lo compresero i romani che in quel 20 settembre scesero in massa per le strade sventolando il Tricolore e gridando “Viva Roma libera! Viva la Libertà!”, riappropriandosi anche del Campidoglio, dove misero in fuga gli zuavi pontifici cantando: «Va’ fuori d’Italia! che l’ora è arrivata, va’ fuori straniera» e issando sulla torretta la bandiera italiana.
Avere memoria del 20 settembre è allora conoscenza e orgoglio nel tenere alto il principio supremo della laicità della nostra Costituzione repubblicana: baluardo contro la prepotenza di chi pretenderebbe di fare dello Stato democratico il suo regno in revanchismi fascisti.

Credit immagine: Carlo Ademollo, Breccia di Porta Pia, 1880; via Wikimedia Commons.



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