Una nuova Resistenza contro il fascismo di oggi: lettera di una professoressa ai suoi studenti

Il fascismo non è solo un fenomeno del passato, consegnato alla storia, ma un pericolo di oggi.

Marilù Oliva

Care ragazze e cari ragazzi,
oggi festeggiamo l’anniversario della Liberazione d’Italia, anche se il 25 è un numero che racconta un processo più lungo (per farvi un esempio: Bologna venne liberata il 21 aprile, Genova il 23, Venezia il 28) e che si riferisce al giorno in cui il C.L.N.A.I. annunciò l’insurrezione generale in tutti i territori italiani occupati (C.L.N.A.I. è l’acronimo che indica il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ovvero l’organizzazione costituitasi al fine di combattere i nazi-fascisti che oppressero parte del nostro paese, a seguito dell’Armistizio dell’8 settembre 1943). Ricordate, vero? Dopo l’Armistizio l’Italia si divise: da una parte il Re, col governo Badoglio, aveva abbandonando Hitler per allearsi con gli americani e gli inglesi, dall’altra Mussolini, controllato dai nazifascisti, aveva costituito la Repubblica Sociale Italiana.

In realtà la Liberazione fu un processo complesso, in cui concorsero le forze alleate, ma una parte fondamentale la ebbero quelle partigiane, composte da uomini (e donne, ricordiamolo: non erano solo staffette, ma ricoprivano diversi ruoli fondamentali) che per riconquistare la libertà e la civiltà avevano compiuto una scelta ben precisa: scendere in campo, combattere contro l’oppressione, la violenza, il sopruso dei nazi-fascisti.

Per me questa data, assieme alla Festa della Repubblica (2 giugno, che comunque è conseguente a questa), è la ricorrenza più importante dell’anno, perché rappresenta un tassello preziosissimo nel nostro percorso di democrazia, ottenuto grazie non solo all’aiuto degli alleati, ma anche all’azione delle forze partigiane (forze non sempre compatte, per un approfondimento vi rimando a “La lunga Liberazione” di Mirco Dondi, pubblicato da Editori Riuniti): si tratta di individui, spesso isolati e con pochi mezzi, che hanno patito stenti, freddo, fame, hanno vissuto lontano dai propri cari, hanno rischiato la vita per un ideale di civiltà e se noi oggi siamo in un paese libero e democratico lo dobbiamo anche a loro.

Perché è così importante ricordare questa data e i sacrifici che ci stanno dietro? Innanzitutto per impedire che tali situazioni si ripresentino e non crediate che questo sia impossibile, come ci ricorda lo storico Ruggero Giacomini: «Il fascismo non è solo un fenomeno del passato, consegnato alla storia, ma un pericolo di oggi. Ci sono in Europa movimenti, alcuni dei quali non si fanno scrupolo di inalberare la svastica, protetti talvolta come in certi paesi dell’est dalla stessa Unione europea, i quali si alimentano della crisi economica e fomentano false vie d’uscita, fondate sul razzismo e sulla guerra. Movimenti alimentati anche dall’illusione, che sembra pervadere la maggiore potenza militare del globo, di poter affermare ovunque la propria volontà e i propri interessi con le bombe e con la guerra. Gravi pericoli incombono, che richiederebbero maggiore consapevolezza e una critica e mobilitazione che mancano. Servirebbe davvero una nuova Resistenza».

Poi è importante riflettere su una scelta, quella partigiana, dettata dalla coscienza, una scelta che è all’opposto delle valutazioni di comodo che molti di noi compiono, magari inconsapevolmente, nel quotidiano. La scelta diffusa oggi è quella dei Don-Abbondi, coloro che non vogliono grane e per vivere beatamente la loro placida vita si schierano sempre dalla parte del più forte, optano per ciò che conviene loro, anche a scapito degli altri, limitati da un cieco egocentrismo, riversi sul proprio fazzolettino di terra, incuranti di ciò che accade attorno: i dislivelli sociali, le ingiustizie, le prevaricazioni. In un momento storico e sociale estremamente difficile, invece, migliaia di persone schierandosi contro i nazi-fascisti hanno scelto e l’hanno fatto sapendo cosa rischiavano ma anche cosa ci fosse in palio: non un premio a loro esclusivo godimento, ma piuttosto il futuro di tutti noi. Se noi oggi siamo liberi di manifestare la nostra opinione, di votare chi vogliamo, di reclamare a piena voce i nostri diritti, lo dobbiamo anche a loro: per questo il 25 aprile è per me la data più importante dell’anno.

 

(Foto © Sachelle Babbar/ZUMA Wire)

 

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