8 per mille: per la prima volta scendono sotto il 30% le scelte per la Chiesa

Calano tutte le confessioni religiose, la Chiesa perde un milione di firme, mentre lo Stato registra un aumento della stessa entità.

Redazione

Nel 2020, per la prima volta, le firme per la Chiesa cattolica sono scese sotto il 30%, passando dal 31,80 al 29,03%, in quello che si configura come un calo costante a partire dal 2014, quando era il 37,04% dei contribuenti a scegliere come destinazione la Chiesa cattolica. In particolare, tra il 2019 e il 2020 i contribuenti che hanno firmato per la Chiesa sono passati da 13 milioni 156 mila a 12 milioni 56 mila; mentre sono contestualmente aumentate di un milione le firme in favore dello Stato (dal 6,83% al 9,16%). In calo, come la Chiesa, anche tutte le altre confessioni religiose (tranne gli avventisti, i quali registrano però numeri molto piccoli).

Sono questi i dati (provvisori) appena diffusi dal Mef con riferimento alla dichiarazione dei redditi dello scorso anno.

In virtù del meccanismo per cui le quote non espresse – quelle che non vengono destinate, perché il contribuente non firma né per lo Stato né per una delle confessioni religiose che ha accesso ai fondi – sono comunque ripartite in proporzione alle firme ottenute (ricordiamo infatti che solo il 40% dei contribuenti sceglie una destinazione), il balzo in avanti dello Stato è peraltro ancora più consistente, passando dal 16,58% del 2019 al 22,62% del 2020 (percentuale quote espresse e non espresse assieme).

«Probabilmente in questo “travaso” dalla Chiesa allo Stato ha giocato un ruolo importante la possibilità (concessa proprio lo scorso anno per la prima volta) di scegliere direttamente una tra le 5 destinazioni d’uso dell’8 per mille statale: calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, conservazione dei beni culturali, edilizia scolastica», è la valutazione di Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), associazione che da sempre monitora l’andamento dell’8 per mille nonché promotrice di una campagna informativa in materia. «In particolare – prosegue Grendene – poter scegliere “Edilizia scolastica di proprietà pubblica” potrebbe aver fatto la differenza: tanti concittadini ritengono la scuola pubblica un valore da difendere e il vincolo di destinazione ai soli edifici di proprietà pubblica potrebbe aver tolto dubbi riguardo a possibili dirottamenti verso le casse e i patrimoni delle curie».

La torta distribuita ogni anno dall’8 per mille ammonta a circa un miliardo e 400 milioni di euro e a farla da padrone nella sua spartizione è sempre e comunque la Chiesa cattolica che, in virtù del meccanismo di ripartizione delle quote non espresse, con il 30% delle firme incamera circa il 70% dei fondi: vale a dire più o meno un miliardo di euro.

Per questo, e anche perché molti contribuenti pensano – erroneamente – che non firmando i fondi restino nelle casse dello Stato, l’Uaar da anni chiede l’abolizione, se non dell’8 per mille stesso, di questo «perverso» meccanismo: se solo i fondi derivanti dalle quote espresse fossero ripartiti, allora sì che nelle casse dello Stato resterebbe una cifra consistente da investire per i bisogni del Paese.


Su MicroMega+: Il grande inganno dell’otto per mille



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Redazione

La presentazione del nuovo numero di MicroMega (1/2022) dedicato alla questione, molto spesso evocata, della fine del secolo americano.

Scopri la newsletter esclusiva per abbonati di MicroMega, ogni settimana nelle vostre caselle di posta elettronica.

Con contributi di Marco De Ponte, Lisa Björkman, Maurizio Franco, Gabriele D’Ottavio, Teresa Simeone e Martin Gak.

Altri articoli di Società

Il consumo di cocaina si accompagna sempre più a quello dell’alcol, massimizzando rischi e pericolosità. Perché questo binomio?

Le nobili proteste in difesa della scuola tradizionale troppo spesso sono servite a dissimulare le gravi carenze della scuola “normale” in presenza.

Il “problema principale” della scuola non esiste: ci sono tante criticità, come riflesso di una società problematica.