Accesso all’aborto negli Usa, si preannuncia un annus horribilis

Il numero di restrizioni all'aborto emanate negli Usa negli ultimi quattro mesi è senza precedenti. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, il 2021 sarà da questo punto di vista l’anno peggiore del decennio, forse l’anno peggiore dalla sentenza Roe v. Wade.

Ingrid Colanicchia

Il 2021 si preannuncia un anno determinante nella storia del diritto all’aborto negli Stati Uniti. Da gennaio alla fine di aprile, in 46 Stati Usa sono state introdotte 536 restrizioni all’aborto, inclusi 146 divieti. Per far capire la gravità della situazione si consideri che nel 2011 – fino a oggi l’anno più ostile al diritto all’aborto dalla sentenza “Roe v. Wade” che nel 1973 lo legalizzò – erano state emanate 42 restrizioni, di cui sei divieti.

A denunciare questo quadro allarmante è il Guttmacher Institute, organizzazione pro-choice che si occupa di salute sessuale e riproduttiva.

Le restrizioni approvate sono di diverso tipo: si va dal divieto di aborto (totale, dopo una certa età gestazionale, per le ragioni che ne sono alla base…) a legislazioni che mirano a rendervi più difficile l’accesso attraverso ostacoli di vario tipo, come l’obbligo di sottostare a un colloquio o di attendere un certo periodo di tempo prima di potervi fare ricorso, o attraverso misure che gravano direttamente sulle cliniche abortiste (l’Arkansas e il Kentucky per esempio hanno approvato leggi che rendono più facile per le agenzie statali far chiudere loro i battenti).

Tra i provvedimenti che puntano a minare alla base il diritto costituzionale all’aborto c’è il divieto in Idaho, South Carolina e Oklahoma di farvi ricorso dopo le sei settimane, il divieto dopo le 20 settimane in Montana e il divieto di aborto per anomalie genetiche non letali in Arizona.

Un’altra tendenza allarmante denunciata dal Guttmacher Institute è quella relativa alle limitazioni imposte all’aborto farmacologico, con quattro nuove restrizioni nel Montana, tre nell’Indiana e un’altra in Arizona. Un’impennata che si configura come una risposta diretta alla spinta per un più ampio accesso telematico a questo metodo durante la pandemia e fa seguito alla decisione del 12 aprile della Food and Drug Administration di consentire alle pazienti di ricevere le relative pillole per posta.

Secondo gli analisti del centro di ricerca «i responsabili delle politiche statali stanno testando ciò che la nuova maggioranza della Corte Suprema potrebbe consentire e stanno gettando le basi per un giorno in cui le protezioni costituzionali federali per l’aborto saranno indebolite o eliminate del tutto». Ovviamente e come sempre il danno ricadrà più pesantemente su chi già emarginata e oppressa da disuguaglianze strutturali (povere e afroamericane per esempio).

La sollecitazione del Guttmacher Institute è ad agire con urgenza, anche attraverso l’approvazione del Women’s Health Protection Act, che proibisce tutta una serie di limitazioni a livello statale dell’accesso all’aborto.

 

Foto: Los Angeles, California, ottobre 2020. Attiviste pro-choice protestano per la nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Credit Image: © Sarah Reingewirtz/Orange County Register via ZUMA Wire.



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