Affitti brevi, Santanchè non vara nessuna stretta

Numerosi organi d'informazione hanno scritto del disegno di legge di Santanchè sugli affitti brevi, parlandone come di una "bastonata" ai b&b affermando anche che questo disegno di legge seguirebbe le orme di quanto stabilito dall'Amministrazione comunale di New York. Beh, è falso.

Silvia Paoluzzi

Numerosi organi d’informazione hanno scritto del disegno di legge di Santanchè sugli affitti brevi, parlandone come di una “bastonata ai b&b” affermando anche che questo disegno di legge seguirebbe le orme di quanto stabilito dall’Amministrazione comunale di New York. Beh, è falso.
Il disegno di legge della Ministra del governo del Twinga non è neanche lontanamente parente del regolamento di New York.
Infatti, ora, a New York chiunque voglia affittare una stanza per meno di 30 giorni, deve registrarsi all’ufficio competente e ricevere una apposita autorizzazione. Le piattaforme non potranno attivare l’annuncio di un host senza prima aver avuto il documento che certifica che è registrato.
La piattaforma di iscrizione sul sito della città è attiva già da fine agosto e il New York Times ha reso noto che di circa 3.200 richieste ne sono state finora approvate solo circa 260.
Questa procedura più stringente permetterà di applicare norme già esistenti ma che non avevano sortito effetti semplicemente perché ignorate dagli host e dalle piattaforme.
Il nuovo regolamento di New York prescrive che gli affitti brevi siano consentiti solo se l’host, ovvero il proprietario, soggiorni nello stesso appartamento degli ospiti, che non possono essere più di 2. Viene così posto in essere il divieto di affittare per meno di 30 giorni un intero appartamento e dove non soggiorna anche l’host.
L’Amministrazione comunale di New York ha stimato che sulla piattaforma di Airbnb gli annunci di affitti illegali erano oltre 10.000.

Questo non è quel che prevede il disegno di legge della Ministra del governo Meloni, che al contrario non dà alcun ruolo ai comuni e mantiene un’irragionevole cedolare secca per chi affitta con locazione turistica o sotto i 30 giorni. Non solo, l’ultima versione del disegno di legge sugli affitti turistici non è stato il risultato di un confronto con le parti sociali. Un’effettiva regolamentazione degli affitti brevi dovrebbe essere tesa a limitare il fenomeno della “turistificazione” delle città e dell’espulsione della residenza popolare.
Qualche timida e insufficiente proposta, tra quelle presentate da Unione Inquilini e gli altri sindacati inquilini o da parte dei Comuni è stata recepita. Tra queste, la riduzione da 4 a 2 del numero alloggi destinati ad affitti turistici per far scattare la presunzione dell’esercizio dell’attività di locazione turistica in forma imprenditoriale; l’istituzione di una banca nazionale, consultabile da chiunque, nel quale l’host dovrà obbligatoriamente registrarsi; l’introduzione di un sistema sanzionatorio in caso di violazione degli obblighi posti dalla normativa.
Purtroppo permane l’impianto inadeguato e insufficiente di un testo che sembra faticosamente presentarsi come un tentativo di compromesso tra lobbies, piuttosto che di regolamentare efficacemente un fenomeno che sta distruggendo il settore delle locazioni, per famiglie e per studenti fuorisede e lavoratori in mobilità. Che sta producendo una nuova bolla immobiliare speculativa.
Il nodo di fondo è che il governo risponde picche alle richieste venute dalle organizzazioni sindacali degli inquilini, dalle associazioni degli abitanti e dai Comuni.
Che hanno chiesto con forza non solo di regolamentare, ma dare la facoltà alle città di poter limitare il fenomeno, secondo parametri sociali e ambientali.
Strano federalismo quello del governo che chiede di stravolgere la Costituzione Repubblicana in nome di un’autonomia differenziata che distrugge l’unitarietà delle prestazioni sociali e poi rifiuta di dare ai Comuni la facoltà di dotarsi di “piani regolatori” che pongano limiti all’espulsione della residenza e alla pressione speculativa che aumenta la sofferenza abitativa e cambia in peggio il volto delle nostre città.
Quindi il ddl di Santanchè non ha nulla a che vedere con quanto deliberato a New York.
Del resto, la necessità di intervenire deriva anche dai recenti dati forniti su Venezia dove il numero di posti letto turistici ha superato quello dei residenti. A settembre 2023 a Venezia si sono contati 49.304 residenti e 49.693 posti letto per turisti, con un rapporto tra turisti e residenti di parità: un turista per ogni residente. Un dato reso noto dall’Osservatori civico indipendente sulla casa e sulla residenzialità (Ocio) e da venessia.com.
Altri dati resi noti dai due soggetti che si battono per la difesa della residenza a Venezia dicono che solo da aprile a settembre 2023 si sono registrati 1.097 posti letto turistici in più, mentre i residenti sono diminuiti di 61 unità.
Inoltre dal 1997 al 2022 la municipalità di Venezia ha perso in media 2,4 residenti al giorno, mentre ha visto aumentare ogni giorno di 4,8 posti letto turistici. La città storica perde mediamente 2,23 abitanti al giorno.
Vogliamo che le nostre città diventino una immensa Disneyland ad uso e consumo dei turisti?
Sarà battaglia in Parlamento, sul disegno di legge della Ministra Santanché? Io lo spero.
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CREDITI FOTO ANSA/ANGELO CARCONI



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