“I talebani stanno dando la caccia alla mia famiglia”

La storia di Emran, giovane afghano che vive a Trieste, dove lavora come mediatore culturale. “Ho perso 42 familiari negli ultimi venti anni”. I talebani “non sono cambiati: a Kabul stanno mostrando un volto che non è il loro”. Per questo si appella all’Ue e all’Italia: “Creare subito i corridoi umanitari”.

Valerio Nicolosi

“Dobbiamo combattere con la testa, non con le armi” è la filosofia di Emran, un giovane afghano che vive a Trieste dove lavora come mediatore culturale in un centro d’accoglienza.
Gli studi universitari e la voglia di una vita “senza quella sensazione di stato di guerra permanente” lo hanno portato a lasciare l’Afghanistan. I suoi cari continuano però a vivere in un piccolo paese vicino Kabul, e in questo momento sono in pericolo: “Fanno tutti parte dei mujaheddin e hanno sempre combattuto contro i talebani. Negli ultimi venti anni sono morte 42 persone della mia famiglia” racconta Emran. Oggi, “fuori da Kabul, stanno cercando le persone che hanno collaborato con gli occidentali o che hanno sempre combattuto i talebani. Li cercano casa per casa per riempirli di pallottole”.

Nonostante l’appello lanciato dal portavoce Zabihullah Mujahid, nel quale dicono di voler “perdonare tutti” e di “non volere più nemici”, i talebani sono gli stessi di sempre. “A Kabul mostrano un volto che non è il loro e lo fanno per far vedere al mondo che sono cambiati. Fuori dalla capitale, però, hanno ripreso a frustrare le donne, a segregare in casa, a uccidere i nemici. Ho uno zio che era ufficiale dell’esercito e ora lo stanno cercando per ucciderlo” chiosa Emran.

Credit foto: Alessandra Fuccillo



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