“Agli italiani non chiediamo di fare la rivoluzione in Iran. Vi chiediamo di non aiutare il nostro nemico”

Il regime iraniano ha ormai perso qualsiasi legittimità agli occhi del suo popolo, dicono le attiviste di Donna, Vita, Libertà in Italia, ma si rafforza economicamente con i rapporti diplomatici attraverso i quali guadagna credibilità internazionale. La rivoluzione iraniana, per vincere, ha bisogno che Paesi come il nostro smettano di aiutare il regime.

Federica D'Alessio

“Se anche fosse vera la notizia sull’abolizione della polizia morale, e non pare proprio che lo sia, per il popolo iraniano non farebbe nessuna differenza. Noi intendiamo farla finita con il regime tutto, non ci accontentiamo di nulla di meno di questo”. Sono le parole rilasciate a MicroMega da Aysan Ahmadi, attivista iraniana che da Firenze, insieme a Maryam Moghadasian e altre donne rivoluzionarie, ha preso parte sabato scorso al Congresso Nazionale ARCI per portare la voce delle donne e degli uomini d’Iran. Negli ultimi giorni, in Occidente e in Italia in particolare, era circolata la notizia dell’abolizione del corpo repressivo del regime, ma sia attiviste iraniane come Masih Alinejad sia giornalisti che quotidianamente coprono le notizie su Teheran come Mariano Giustino, corrispondente di di Radio Radicale dalla Turchia, l’hanno prontamente smentita: “È propaganda a uso e consumo dell’Occidente, per dividere i manifestanti e sgonfiarne l’azione”. La voce ferma delle attiviste chiarifica ulteriormente e sposta il piano: “La rivoluzione andrà avanti finché non avremo vinto. Noi non vogliamo la dittatura. La polizia morale ne rappresenta solo un dettaglio. Finché non avremo ottenuto la libertà e la democrazia, non ci fermeremo”.

A Roma al Forum Antonianum il gruppo ha raccontato con forza e calore la sua lotta. “Fin dal primo momento che ha risuonato in Iran, lo slogan delle nostre sorelle combattenti curde, Donna Vita Libertà è riuscito a raccogliere tutte le rivendicazioni portate avanti in tanti anni precedenti, contro tutte le discriminazioni di genere, classe ed etniche”, ha detto Maryam Moghadasian. “L’assassinio di Jina/Mahsa Ahmini dopo averla rapita durante il suo viaggio verso Teheran non è stato il primo commesso dalla polizia morale, ma è stata la scintilla dell’esplosione di una grande rabbia popolare, che è diventata un immenso moto di solidarietà fra tanti diversi segmenti di società iraniana, tutti discriminati ed emarginati. Oggi hanno tutti in comune un unico nemico: il regime islamico fascista della Repubblica Islamica dell’Iran”. “Le nostre proteste – ha proseguito – puntano a un cambiamento radicale all’interno delle strutture sociali, politiche ed economiche. Il regime ha attuato una feroce repressione contro un popolo che protesta, semplicemente, contro la discriminazione; e che vuole avere un futuro libero. Oltre 400 manifestanti sono stati uccisi finora, di cui oltre 50 bambini, e 20mila persone sono state arrestate. Alcune ragazze sono state uccise e stuprate. Sono stati uccisi a colpi di pistola bambini di 9 anni. Il Balucistan, in particolare, sta vivendo un vero e proprio massacro etnico: negli ultimi 15 giorni sono stati giustiziati 15 baluchi, uno al giorno. Dall’inizio dell’anno sono stati giustiziati 136 baluchi; della loro persecuzione non ne parla nessuno sui media mainstream, perché i baluchi sono discriminati da tutti. Ma la nostra rivoluzione, Donna Vita Libertà, difende tutti gli emarginati, soprattutto chi non ha volto né voce. I crimini del regime sono in corso da 43 anni, e i manifestanti sono determinati a vincere la loro rivoluzione: con il coraggio, la lotta e la resistenza.”

Maryam Moghadasian e Aysan Ahmadi sono parte di un comitato di donne per la rivoluzione nato a Firenze, dove da decenni ha trovato asilo una folta comunità iraniana. Il 22 novembre scorso grazie all’interessamento della deputata PD Lia Quartapelle e dell’ARCI, le attiviste hanno tenuto una Conferenza Stampa a Montecitorio e presentato un documento che pone numerose richieste ai deputati italiani e al Governo italiano. Al Congresso ARCI, Ahmadi ha presentato l’esito delle richieste del comitato. Quelle su cui c’è stato un impegno ad agire sono state “prendere l’iniziativa per fermare la pena di morte comminata contro i manifestanti”; “prendere apertamente posizione, a tutti i livelli istituzionali e politici, per sostenere la voce e la lotta di centinaia di migliaia di donne e uomini iraniani che stanno combattendo a mani nude per la libertà contro la violenza di un regime spietato, armato e sanguinario”; “provvedere immediatamente, tramite le organizzazioni dei diritti umani, all’invio di un comitato di accertamento dei fatti presso le carceri iraniane ai fini di prevenire le violazioni dei diritti fondamentali degli incarcerati e di intervenire ai fini della liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici”.

“Su questi elementi abbiamo ottenuto un impegno ad agire”, ha ricordato “ma il Governo e il Parlamento italiano sono in ritardo. Mentre i parlamentari di questo Paese stanno provvedendo a portare il dibattito finalmente in Parlamento e ad uscire con qualche risoluzione per difendere i diritti umani, due giorni dopo la nostra conferenza stampa la Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che autorizza un’inchiesta internazionale sulle repressioni in Iran. La comunità iraniana” ha denunciato Ahmadi “ai livelli più alti della politica internazionale è riuscita ad arrivare a questa risoluzione. E questo mette in luce ancora di più i ritardi della politica italiana non nell’implementazione di un qualche progetto complesso, ma nella semplice difesa dei diritti umani”.

Quanto alle richieste più nette sul piano dei rapporti diplomatici internazionali, per ora non soltanto hanno ottenuto un diniego, ma la direzione presa dal Governo Meloni sembra andare nella direzione tutta opposta. “Abbiamo chiesto di interrompere tutte le relazioni diplomatiche, commerciali e tutti i negoziati con il regime iraniano e provvedere all’espulsione dell’ambasciatore iraniano dall’Italia; di chiudere l’ambasciata italiana a Teheran e ritirare le vostre rappresentanze diplomatiche dall’Iran; di impedire l’ingresso in Italia e nell’Unione Europa delle persone che fanno parte degli apparati governativi, di sicurezza e repressivi del regime iraniano e bloccare le loro riserve bancarie e i patrimoni all’estero e dei loro familiari”, ha spiegato. “Abbiamo esposto il banner ‘Italy deals, Iran kills’ anche in conferenza stampa alla Camera. Il regime iraniano ha ormai perso qualsiasi legittimità agli occhi del popolo iraniano, ma si rafforza economicamente con i rapporti diplomatici, attraverso i quali guadagna credibilità internazionale. La rivoluzione iraniana per vincere ha bisogno che Paesi come l’Italia smettano di aiutare il regime in tal senso. Chiediamo l’interruzione delle relazioni diplomatiche perché con la legittimità internazionale il regime si sente più potente, e non sente il bisogno di cedere alla popolazione. Quindi reprime con più brutalità, perché ha come partner gli Stati più importanti del mondo con i quali condivide interessi”. “Noi non vogliamo il vostro aiuto per far vincere la rivoluzione iraniana”, è stata la netta considerazione di Aysan Ahmadi. “Ci sono già le donne, i ragazzi, i giovani i bambini e i vecchi che senza paura stanno facendo di tutto per far vincere questa rivoluzione. L’unica cosa che vogliamo da voi è che non aiutiate il nostro nemico”.

Ma appena pochi giorni fa, il giornale France24/The Observers ha pubblicato un’inchiesta sulla società italo-francese Cheddite con sede in Italia a Livorno, rivelando che i proiettili prodotti da questa società – su cui già aveva indagato il quotidiano il manifesto in passato – sono con ogni evidenza gli stessi utilizzati per reprimere i manifestanti iraniani in questi mesi. “È una vergogna per l’Italia essere complice di questi crimini”, ha tuonato Ahmadi. “Ed è un caso che dimostra le ragioni della nostra richiesta di interruzione dei rapporti economici fra Italia e Iran”. Invece, “l’intera comunità iraniana in Italia è scioccata per aver saputo che il Ministro degli affari esteri del regime iraniano sarà accolto dal Ministro degli affari esteri italiano Antonio Tajani durante la conferenza dei Med Dialogues”. La visita successivamente è stata cancellata, non dall’Italia bensì da Teheran, senza spiegazioni ufficiali. “Noi non vediamo questa come una semplice diplomazia fra Stati: questa decisione per noi è uno schiaffo in faccia a chi sta sacrificando la sua vita per ottenere i diritti più basilari”, ha dichiarato Ahmadi. “La collaborazione con un regime che ha le mani sporche di sangue di migliaia di giovani e bambini sarebbe una macchia di vergogna non facilmente cancellabile per l’Italia. E uno schiaffo da parte del governo italiano anche a tutti i giovani e vecchi iraniani che in questi mesi hanno manifestato nelle città italiane gridando lo slogan ‘Repubblica islamica fuori dall’Italia!’. Per questo invitiamo tutte le persone che credono nella libertà ad agire per cambiare questa politica tossica che posiziona l’Italia dalla parte sbagliata della Storia.” Come ogni sabato da oltre due mesi a questa parte, insieme a chi li sostiene, la comunità iraniana in Italia continua a manifestare in tante città, a portare la voce dei giovani che scendono in piazza in ogni angolo d’Iran, a gridare “Donna, Vita, Libertà”.

CREDITI FOTO: D’Alessio © MicroMega. L0 striscione del comitato di donne iraniane esposto durante il Congresso ARCI, 1° dicembre 2022.



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