Agricoltura biodinamica. Una replica a Piero Bevilacqua

"Quello che conta sono i fatti e le argomentazioni del prof. Piero Bevilacqua appaiono molto lontane da qualsiasi evidenza fattuale". Silvano Fuso risponde alle critiche rivolte a lui e alla senatrice Cattaneo.

Silvano Fuso

L’intervento del prof. Piero Bevilacqua è zeppo di inesattezze. In attesa della replica della senatrice Cattaneo e per non annoiare troppo i lettori, mi limito a esaminarne alcune.

Preciso di non essere agronomo, bensì chimico, e di essermi avvalso però della consulenza di agronomi esperti del gruppo Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura (SETA), di cui mi onoro di far parte e che ringrazio.

La sequenza di operazioni che, secondo Bevilacqua, caratterizzerebbe l’agricoltura industriale, è del tutto fantasiosa e fa sorridere chiunque possegga conoscenze agronomiche di base.

Quelle che Bevilacqua chiama “erbe spontanee”, ovvero quelle infestanti, possono seriamente compromettere il raccolto e da millenni l’uomo è costretto a combatterle (la parabola evangelica della zizzania lo conferma): i metodi di diserbo selettivo che la chimica ha prodotto hanno finalmente fornito agli agricoltori un metodo di difesa efficace e sicuro.

Bevilacqua sostiene che l’uso del cornoletame arricchisce comunque il suolo di sostanza organica. Come si può leggere nel dettaglio nel mio articolo “Agricoltura biodinamica, se lo Stato finanzia una stregoneria”, se si fanno due calcoli, si deduce che su ogni metro quadrato di terreno, viene sparsa una quantità di letame che varia da 8 a 25 milligrammi. Del tutto irrisoria per apportare qualche beneficio al terreno.

Nello stesso mio articolo, cito studi che mostrano come la superiorità della qualità dei prodotti biodinamici non sia mai stata dimostrata. Inoltre, anche per quanto riguarda l’impatto ambientale non vi è alcuna dimostrazione che l’agricoltura biodinamica sia preferibile. L’articolo di Science citato da Bevilacqua (P. Maeder et al., “Soil fertility and biodiversity in organic farming”, Science, vol. 296, n. 5573, 31 maggio 2002) è stato oggetto di molte critiche. È stato infatti rilevato che tale studio non era affatto rigoroso poiché nelle comparazioni fatte tra colture biodinamiche e non, oltre all’uso dei preparati biodinamici, vi erano anche altre importanti differenze nelle tecniche di coltivazione.

Bevilacqua cita Justus von Liebig, grande chimico dell’Ottocento. Al di là del suo controverso testamento (quasi sicuramente falso), Liebig ha proprio fornito contributi fondamentali che sottolineano l’importanza dell’uso della chimica in agricoltura, che invece i biodinamici rifiutano.

A proposito di scelte politiche irrazionali, lo stesso Liebig affermava: “Senza una conoscenza della chimica, lo statista deve rimanere estraneo ai veri interessi vitali dello Stato, tramite il suo sviluppo organico e il suo miglioramento. […] I più alti interessi economici o materiali di un Paese, la maggiore e più efficace produzione di alimenti per l’uomo e per gli animali, […] sono strettamente collegati al progresso e alla diffusione delle scienze naturali, in particolare della chimica” (J. von Liebig, Familiar Letters on Chemistry, Taylor, Walton and Maberly, 1851). Parole quanto mai attuali sulle quali i nostri senatori, che hanno votato il ddl 988 dovrebbero riflettere.

Bevilacqua inoltre cita Ehrenfried Pfeiffer. Personaggio decisamente curioso, inizialmente assunto da Steiner come autista personale. Pfeiffer, tra l’altro, fu sostenitore di bizzarre teorie, come quella della cosiddetta cristallizzazione sensibile. Tecnica diagnostica usata dai biodinamici “per verificare il livello energetico di un qualsiasi campione biologico: pianta, frutto, terreno, ortaggio, organo, eccetera”. Si tratta di una metodica priva di ogni fondamento scientifico che mostra solo l’ignoranza chimica del suo autore (per approfondimenti si veda il mio articolo “La cristallizzazione sensibile. Test diagnostico o clamorosa bufala?”, I tempi della terra. Rivista di economia, storia e scienze per l’agricoltura, n. 4, dicembre 2019).

L’agricoltura razionale, basata su solide conoscenze scientifiche, non danneggia affatto il suolo, contrariamente a quello che Bevilacqua afferma. I pesticidi sono farmaci, necessari perché anche le colture si ammalano, e come tutti i farmaci non se ne deve fare abuso o un utilizzo improprio. Lo stesso dicasi per i fertilizzanti.

Non è affatto vero che nell’agricoltura convenzionale il terreno si riempia di metalli pesanti. Cosa che invece accade irrimediabilmente proprio nell’agricoltura biodinamica e biologica, dato che entrambe prevedono il massiccio uso di sali di rame bivalente, sostanza notoriamente tossica che si accumula con gli anni nel terreno.

Bevilacqua sostiene che “la qualità dei prodotti agricoli (ortaggi, frutta, eccetera) degrada perché le radici non si nutrono più di sostanza organica con tutta la sua ricchezza e biodiversità di microflora e microfauna, ma dei sali minerali dei fertilizzanti”. Faccio gentilmente notare a Bevilacqua che le piante si nutrono sempre di sali minerali (oltre che di acqua e CO2) e in nessun caso assorbono sostanza organica. I peli radicali assorbono infatti i singoli elementi sotto forma di ioni. La sostanza organica presente nel terreno, oltre a influire sulle proprietà fisiche del terreno, è invece importante come nutrimento per i microrganismi presenti nel suolo. Questi ultimi, con il loro metabolismo, riescono a liberare in forma ionica gli elementi chimici, in modo da consentirne l’assorbimento da parte dell’apparato radicale delle piante. Tuttavia questo è in genere largamente insufficiente per sostenere la produzione agricola e da qui deriva la necessità dell’apporto di fertilizzanti minerali.

Come già sottolineato, inoltre, non vi è alcuna evidenza che la qualità dei prodotti agricoli dell’agricoltura biodinamica (o anche biologica) sia superiore a quella dell’agricoltura convenzionale-integrata.

Bevilacqua scrive che quella della prof.ssa Cattaneo sarebbe scienza vecchia. In realtà invece vecchia è proprio quella cui si ispira l’agricoltura biodinamica. Steiner e i suoi seguaci si rifacevano infatti a concezioni arcaiche, che erano già state del tutto superate dalla stessa scienza a loro contemporanea (ma che evidentemente ignoravano) e, a maggior ragione, da quella sviluppatasi successivamente.

Bevilacqua infine sostiene che la prof.ssa Cattaneo interverebbe su temi che non conosce. Innanzitutto la professoressa dimostra un’ottima conoscenza di temi agronomici. Inoltre, pur non essendo un’agronoma, è comunque una scienziata che conosce bene il metodo scientifico, che applica costantemente prima di fare qualsivoglia affermazione (cosa che, al contrario, i biodinamici non fanno).

È piuttosto curioso che una simile accusa provenga da un signore che ha una laurea in Lettere e che si è sempre occupato di Storia contemporanea, sia pure occasionalmente di Storia dell’agricoltura.

In ogni caso, gli attacchi ad personam sono sempre fuori luogo. Quello che conta sono i fatti e le argomentazioni del prof. Piero Bevilacqua appaiono molto lontane da qualsiasi evidenza fattuale, diversamente da quelle della senatrice Cattaneo e dai molti altri scienziati (compresi autorevoli agronomi!) che si sono schierati dalla sua parte (si veda, a tale proposito la petizione “On the Legal Status of Biodynamic Agriculture in Italy”).



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