Il racconto di una staffetta umanitaria in viaggio verso il confine ucraino

Da Perugia a Przemyśl, prima stazione "europea" per chi arriva dall'Ucraina. Racconto di una staffetta umanitaria partita da una tabaccheria.

L. Tallarita e G. Culmone

L’assicuratore della tabaccheria ha portato le macchinine con cui giocava da piccolo. Giulia, che non avrà più di sei anni, ha lasciato due Barbie. E poi ci sono gli scatoloni pieni di pannolini, assorbenti, latte in polvere e medicinali di ogni tipo. Coprono tutto il pavimento, rendendo quasi impossibile camminare all’interno del negozio. Fuori, all’ombra del Palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, un australiano di 72 anni di nome Jim tiene in mano un cartello che recita: “Ucraina Libera”.

Sono le 18.30 e la tabaccheria all’angolo tra corso Garibaldi e Piazza Grimana, nel centro storico del capoluogo umbro, è un continuo viavai di persone. Il titolare – Massi – ha parcheggiato la sua auto sul marciapiede. Sta per intraprendere un viaggio di oltre 1.600 chilometri per raggiungere il confine tra Polonia e Ucraina. Una regione che secondo le ultime stime è stata già raggiunta da oltre mezzo milione di rifugiati – cifra destinata a crescere col prolungarsi del conflitto tra Russia e Ucraina.
“La domanda intelligente da fare, in questo caso, mi sembra: perché non avrei dovuto farlo?”. A parlare è Massi, che ha accettato di prendere a bordo della sua auto un reporter e un fotografo per accompagnarlo lungo il tragitto.
Tragitto che si concluderà a Przemyśl. Ovvero la prima stazione ferroviaria in territorio polacco per chi proviene da Leopoli, il più grande centro abitato dell’Ucraina dell’est. Dove le truppe di Vladimir Putin non sembrano ancora aver sfondato, anche perché l’area confina prevalentemente con Paesi membri della NATO.

La prima tappa del viaggio è a Bologna, dove il centro sociale Castel Bronx si è offerto di dare un tetto e un letto ai volontari. Quindi, le auto si incontreranno a Trento nella giornata di domani. Contano di raggiungere il prima possibile dei collettivi di persone che si sono organizzati spontaneamente lungo il confine per cucinare pasti caldi a chi scappa dal conflitto.
Nel giro di pochi giorni, si è innescata una vera e propria staffetta umanitaria che collega il centro e il nord Italia alle retrovie del conflitto ucraino. Non era scontato che tutto ciò succedesse, e rimane comunque la necessità di fare arrivare il materiale nelle aree che effettivamente ne hanno più bisogno, evitando pericolosi ingorghi logistici.
Le ultime informazioni disponibili sembrano suggerire la possibilità che vengano stabiliti dei corridoi umanitari in Ucraina, mentre il Consiglio europeo dei ministri degli Interni ha votato all’unanimità a favore di una protezione temporanea che prevede la concessione dello status di rifugiati ai profughi.

Quel che è certo è che a Perugia e in Italia sono stati considerevoli i casi di solidarietà espressa da parte della popolazione, non solo attraverso amici e conoscenti, ma anche attraverso sconosciuti. Come nel caso di un ragazzo russo che si è presentato più volte nella tabaccheria di Piazza Grimana e ha avuto premura di tradurre e annotare in cirillico le informazioni riguardanti i principi attivi dei medicinali contenuti negli scatoloni. Dimostrando ancora una volta che il consenso su cui può contare Putin a livello domestico è tutto fuorché granitico.

Testo di Ludovico Tallarita, immagini Giovanni Culmone

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