Al lupo, al lupo?

Tutti ai seggi, ingoiando rospi e anche peggio, pur di limitare l’ondata nera che dovremo comunque constatare domenica sera.

Paolo Flores d'Arcais

Tra una manciata di ore si vota, nella tragica noncuranza di quanti considerano allarmismo la descrizione esatta di quanto ci aspetta: una maggioranza parlamentare di ex-neo-post-filo-para-ecc.-fascisti, cioè l’inizio degli anni più bui della Repubblica italiana, che potrebbero essere addirittura tragici ed eversivi se detta maggioranza dovesse avere i due terzi più uno dei seggi, con i quali potrebbe fare strame della Costituzione (che visceralmente odia), senza che un referendum consenta poi ai cittadini di dire l’ultima parola.

Chi si limita al dovere della obiettività, lucidità, serietà, e dunque a non operare per rimozioni sulla storia dei gruppi dirigenti attorno a Giorgia Meloni (e in primo luogo la storia di Giorgia Meloni stessa, per tabulas e non per santini promozionali e devozionali), viene accusato di gridare un insensato “al lupo, al lupo”. Naturalmente saremo i primi ad essere felici se il governo Meloni prossimo sventuro si comporterà da governo di una destra “normale” (senza dimenticare di quale violenza antisciopero si sia macchiata la destra “normale” della signora Thatcher, però, e per dirne solo una), ma gli elementi per temere il peggio (sperando che non sia peggissimo), ci sono tutti, e alla fine se ne è dovuto accorgere anche Letta jr., che pure non ha fatto nulla per evitarlo, né una legge elettorale decente cioè proporzionale (ha anzi continuato a difendere il maggioritario fino all’altro ieri o ancora oltre) né un accordo col M5S nei collegi uninominali, unica via per non farne strenna agli ex-neo-ecc., (cosa potevano ricevere di più gradito e prezioso per il centesimo compleanno della efferata “Marcia su Roma”?).

Perciò, tutti ai seggi, ingoiando rospi e anche peggio, pur di limitare l’ondata nera che dovremo comunque constatare domenica sera. E l’impegno a non cedere, non rinunciare, non ritirarsi a coltivare il proprio giardino, a riprendere invece l’appello che un grande italiano lanciò venti anni fa: resistere, Resistere, RESISTERE!



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