Al ministro Tajani: interrompere le relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica dell’Iran

L’Italia deve prendere l’importante decisione di interrompere le relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica ed espellere l’ambasciatore iraniano a Roma. La nostra ambasciata a Teheran deve essere chiusa. A livello europeo, dobbiamo inoltre chiedere l’inserimento del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica nell'elenco dei soggetti terroristici.

Anna Mahjar-Barducci

Quella che segue è una lettera che è stata direttamente indirizzata ad Antonio Tajani, attuale ministro degli Affari esteri nel governo Meloni.

Il 12 dicembre mattina, il regime iraniano ha giustiziato” il secondo manifestante, sotto gli occhi inermi dell’Occidente. Si chiamava Majid Reza Rahnavard e aveva soltanto 23 anni. È stato impiccato nella città di Mashhad, pochi giorni dopo l’uccisione del primo condannato a morte per le proteste in Iran. L’8 dicembre, infatti, il mondo ha appreso la notizia dell’impiccagione di Mohsen Shekari, anche lui di soli 23 anni, ucciso dopo una detenzione di appena due mesi nel carcere di Evin. Shekari, come Rahnavard, era stato condannato a morte per il reato di “Moharebeh“, ovvero di “guerra contro Dio“, in un processo farsa (in alcuni casi, è stato riportato dalle organizzazioni per i diritti umani, gli imputati hanno persino avuto un coltello puntato alla gola, durante lo svolgimento del processo).
Non possiamo stare ancora fermi a guardare. Al momento, ci sono almeno 40 manifestanti che potrebbero essere uccisi dal regime. Dall’inizio delle proteste, sono stati uccisi più di 500 persone, fra cui 60 minorenni, e sono state arrestate più di 18 mila cittadini indifesi (di cui, in molti casi, le famiglie non sanno dove siano detenuti e se siano ancora vivi). Inoltre, sono migliaia i feriti gravi.
Il quotidiano inglese The Guardian ha ulteriormente riportato che le forze di sicurezza iraniane mirano al viso, agli occhi, al petto e ai genitali delle donne che protestano contro il regime, con l’intento di sfigurarle. Queste donne, come anche tutti i manifestanti scesi in piazza, non possono nemmeno trovare soccorso negli ospedali per paura di essere arrestati.
La Repubblica islamica sta anche colpendo duramente le minoranze etniche dell’Iran. Lo scorso 30 settembre, il regime ha represso violentemente le proteste nella città di Zahedan, in Balochistan, uccidendo più di 90 persone. Nel mese di novembre, invece, le forze di sicurezza hanno ucciso più di 100 manifestanti nella città di Mahabad, a maggioranza curda.
Ministro Tajani, le chiediamo oggi di compiere un atto coraggioso, per mostrare sostegno al popolo iraniano e ribadire i valori liberali. L’Italia deve pertanto prendere l’importante decisione di interrompere le relazioni diplomatiche con la Repubblica islamica ed espellere l’ambasciatore iraniano a Roma. La nostra ambasciata a Teheran deve quindi essere chiusa. A livello europeo, dobbiamo inoltre chiedere l’inserimento del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (i pasdaran) nell’elenco dei soggetti terroristici.
Ricordiamo che qualche mese fa il piccolo Stato della Lituania non ha avuto paura di difendere il diritto di esistere di Taiwan, mettendosi contro la Cina, un gigante economico e militare. Il Paese baltico aveva infatti annunciato la volontà di aprire uffici di rappresentanza taiwanesi a Vilnius. La mossa è stata considerata inaccettabile da parte della Cina. Nonostante le pressioni cinesi, la Lituania non ha però ceduto, e ha chiuso la sua ambasciata a Pechino.
Questo è l’insegnamento che dobbiamo seguire, se non vogliamo essere ostaggi delle dittature. Se l’Occidente non farà niente, sarà complice della Repubblica islamica, responsabile di ignobili e gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità. L’Italia può fare la differenza. È ora di agire.

I nomi di più di 40 iraniani, che potrebbero essere “giustiziati” per aver soltanto manifestato contro il regime dittatoriale della Repubblica islamica. Fra i nomi, ci sono due fratelli minorenni del Balochistan, Ali Rakhshani e Mohammad Rakhshani. Le persone in attesa di essere uccise potrebbero essere molte di più e la lista potrebbe aumentare. Alcuni di loro sono stati già condannati a morte, altri sono in attesa della condanna.
1. Mohammad Ghobadlou, 22 anni. Durante il processo, non gli è stata data la possibilità di avere un avvocato.

2. Sahand Nourmohammadzadeh, 26 anni, atleta. Arrestato il 4 ottobre e condannato a morte il 3 dicembre.

3. Mohammad Broghani

4. Parham Parvari, giovane ingegnere di origine curda (di Saqqez), incarcerato nella prigione di Evin.

5. Akbar Ghaffari

6. Mahan Sadrat Madani, 22 anni, la sua pena di morte è stata “ temporaneamente” sospesa

7.  Saman (Yasin) Sayidi, 27 anni, musicista e rapper di origine curda, incarcerato nella prigione di Evin. È stato tenuto tre giorni in una cella frigorifera e forzato a confessare. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, Sayidi è tenuto in una cella di isolamento con mani e piedi legati.

8. Mohsen Rezazadeh

9. Manochehr Mahmannavaz

10. Milad Armoun

11. Behrad Hesari

12. Mehdi Jahani

13. Nastouh Nikkhah

14. Mohammad Pasandian

15. Abolfazl Mehri Hossein Haji

16. Farzaneh Ghareh Hasanlou, tecnica di laboratorio, moglie di Hamid Ghareh Hasanlou.

17. Hamid Ghareh Hasanlou, medico radiologo, marito di Farzaneh Ghareh Hasanlou. Ha continuato a dichiararsi innocente, nonostante sia stato torturato e i servizi di sicurezza gli abbiamo rotto sei costole.

18. Saeed Shirazi

19. Reza Arya, 43 anni, padre di due bambini.

20. Mohammed Mehdi Karami, 22 anni.

21. Ali Moazzami Goudarzi, 20 anni.

22. Behrad Alikenar

23. Reza Shaker Zavardehi

24. Javad Zargarian

25. Mohammed Amin Akhlaghi

26. Seyed Mohammed Hosseini

27. Shayan Charani

28. Mehdi Mohammadi

29. Aryan Farzamnia

30. Amir Mohammad Jafari

31. Amin Mehdi Shokrolahi

32. Toumaj Salehi

33. Saleh Mirhashemi

34. Amir Nasr Azadani, 26 anni, ex giornatore di calcio.

35. Ali Rakhshani, 17 anni, originario del Balochistan.

36. Mohammad Rakhshani, 16 anni, originario del Balochistan.

37. Tohid Darvishi

38. Hossein Mohammadi, attore, 26 anni.

39. Mullah Sayfullah Hussein, origine curda.

40. Mohsen Hashemzehi, 24 anni, originario del Balochistan.

41. Toomaj Salehi, rapper iraniano.

42. Saeed Yaghoubi

43. Saleh Mirhashemi

Majid Reza Rahnavard, 23 anni, è stato impiccato il 12 dicembre. La sua impiccagione è stata ripresa in un video e alcuni attivisti lo stanno facendo circolare come denuncia delle violenze del regime e dei silenzi occidentali. Mohsen Shekari, 23 anni, è stato impiccato pochi giorni prima, l’8 dicembre.

Anna Mahjar-Barducci è la presidente dell’associazione Arabi Democratici Liberali.



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