Ambiente: quali gli impegni dei partiti?

Nucleare sì, nucleare no; crescita, decrescita; trivellazioni e inceneritori… Una rapida occhiata ai programmi dei vari partiti in materia di ambiente e crisi climatica.

Ingrid Colanicchia

Non poteva mancare dai programmi elettorali pubblicati in questi giorni il capitolo “Ambiente”. A maggior ragione dopo un’estate come quella che si avvia a conclusione, che ha mostrato in maniera lampante gli effetti sul clima del riscaldamento globale e come il nostro Paese sia sempre più soggetto a eventi climatici estremi (a tal proposito si vedano i nuovi dati aggiornati della mappa del rischio climatico realizzata da Legambiente).

Il programma più dettagliato è quello dell’Alleanza Verdi e Sinistra che sottolinea come l’Italia debba “triplicare i propri sforzi di riduzione delle emissioni come sua quota equa globale in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi, riducendo le emissioni del 70% al 2030 rispetto al 1990 e procedendo verso la neutralità climatica da raggiungere nel 2045, come ad esempio previsto dalla Germania nella propria strategia energetica/climatica”. A questo scopo propone un ricco programma di azioni coordinate (all’interno del quale non c’è alcuno spazio per nucleare e trivelle).

Piuttosto dettagliati sono anche i programmi di Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di Azione-Italia Viva. Entrambi fanno propri gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e di raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, ma con percorsi differenti. Se per esempio il Partito democratico esclude il ricorso al nucleare (“perché i tempi di realizzazione e le tecnologie esistenti non sono compatibili con una riduzione significativa delle emissioni entro il 2030 e non risolvono i problemi ambientali a esse associati”), la formazione guidata da Calenda sostiene che l’obiettivo emissioni zero al 2050 presuppone il giusto mix di generazione di energia elettrica, che includa rinnovabili e nucleare, impiegando le migliori tecnologie disponibili: “Generare tutta l’energia elettrica necessaria al 2050 con sole tecnologie rinnovabili variabili – si legge nel documento – richiederebbe impianti eolici e fotovoltaici, sistemi di accumulo di breve e lungo termine, reti elettriche e conseguente occupazione di suolo in misura almeno tripla rispetto a un mix ottimale con rinnovabili e nucleare”.

I due programmi convergono invece sulla necessità di favorire il passaggio del trasporto delle merci dalla gomma al ferro (“la percentuale di trasporto su ferro del 12% è la ventesima in Europa, dove la media è del 20%”, scrive Azione-Italia Viva), di introdurre un’etichettatura dei prodotti che fornisca al consumatore informazioni utili e trasparenti circa l’impatto ambientale della produzione e del trasporto, nonché sulla necessità di affrontare il dissesto idrogeologico (al riguardo il Pd promette tra le altre cose una legge sul consumo di suolo).

Alla crisi idrica, questione citata anche dal Pd, il gruppo di Calenda dedica ampio spazio. Di fronte ai dati drammatici di quest’anno (con “una diminuzione di circa il 45% della pioggia e di circa il 70% della neve rispetto alle medie degli ultimi anni”) il gruppo propone di: recuperare e realizzare nuovi invasi e bacini per trattenere le acque piovane; ristrutturare la rete idrica italiana per ridurre le perdite (attualmente del 40%); promuovere un piano per il riuso delle acque di depurazione; incentivare gli investimenti in sistemi di irrigazione che riducono gli sprechi d’acqua.

Diverse le convergenze con il programma del Movimento 5 Stelle, presentato però per punti estremamente brevi: riduzione emissioni gas serra, lotta al dissesto idrogeologico, creazione impianti rinnovabili. In più, il Movimento dice esplicitamente stop a nuove trivellazioni e a nuovi inceneritori.

Altrettanto snello il programma dell’Unione popolare di Luigi de Magistris, che tocca però molti nodi della questione: Accordo di Parigi, consumo di suolo, biodiversità, nucleare (rispetto al quale la posizione è contraria)… E si distingue (assieme a Verdi e Sinistra) per la proposta di istituire il Garante nazionale dei diritti degli animali. L’Unione popolare è quella che prende posizione più netta contro i combustibili fossili (assieme al Pd, che li stigmatizza esplicitamente, condannando “la miopia di chi, alla prova dei fatti, continua a scegliere sempre il nero dei combustibili fossili e ci condanna così al disastro”): la formazione guidata da Luigi De Magistris promette infatti “abolizione dei SAD, i sussidi ambientalmente dannosi elargiti alle fonti fossili; stop a ogni progetto di estrazione petrolifera in Italia, nessun sostegno pubblico ai combustibili fossili e blocco dei finanziamenti a progetti fossili entro il 2024”.

Breve anche il programma della coalizione di destra, improntato però, a differenza degli altri, a una visione dell’ambiente ancora totalmente funzionale all’economia e inserita all’interno del paradigma della crescita. E così via libera, in un’ottica di “autosufficienza energetica”, al “pieno utilizzo delle risorse nazionali, anche attraverso la riattivazione e nuova realizzazione di pozzi di gas naturale in un’ottica di utilizzo sostenibile delle fonti” (leggasi nuove trivellazioni) e al “ricorso alla produzione energetica attraverso la creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro” (sottolineatura mia). Per il resto una manciata di slogan su “aumento della produzione dell’energia rinnovabile”, “interventi mirati per il rischio dissesto idrogeologico” e così via.

D’altronde per farsi un’idea dell’approccio al tema da parte del partito al momento dominante nella coalizione di destra, Fratelli d’Italia, basta leggere due recenti interventi, uno della presidente Giorgia Meloni, l’altro dell’europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente ed Energia del partito, Nicola Procaccini.

Dice Meloni in un intervento del giugno scorso: “Non c’è nulla di più ‘di destra’ dell’ecologia. La destra ama l’ambiente perché ama il territorio, l’identità, la Patria. Conservare l’ambiente vuol dire conservare e tramandare ai nostri figli i luoghi dove sono nati, farli conoscere e difenderli. Roger Scruton diceva che ‘l’ambientalismo è la quintessenza della causa conservatrice, l’esempio più vivo nel mondo di quel partenariato fra i morti, i vivi e i non ancora nati’”.

Come si declini il pensiero del filosofo conservatore britannico in casa FdI è presto detto, nelle parole di Procaccini: “Ecologia significa occuparsi della propria casa e la grande differenza tra l’ambientalismo di sinistra e l’ecologia della destra sta anche nella nostra spiritualità contro il loro materialismo. Per noi la vita è sacra in tutte le sue forme: è quello che porta a batterci per la vita di un cucciolo di foca ma a maggior ragione per il cucciolo custodito nel grembo di una donna”. Adesso sì che siamo tranquilli.



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