Ambiente, Mercalli: “Inutile modificare la Carta se non cambia la nostra politica”

Luca Mercalli: “Gli stessi parlamentari che hanno portato l’ecologia in Costituzione sono quelli che ogni giorno votano norme che ci stanno portando nel baratro”.

Daniele Nalbone

Con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti la Camera dei deputati ha modificato la Costituzione introducendo all’articolo 9 “la tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. La modifica, in seconda lettura e già approvata al Senato con maggioranza dei due terzi lo scorso novembre, entrerà in vigore con effetto immediato. Non solo. Oltre all’articolo 9 cambia anche l’articolo 41, che tutela l’iniziativa economica privata. In grassetto le parti aggiunte: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

Un atto salutato con favore da praticamente tutte le organizzazioni ambientaliste e che ha il valore di aggiornare la nostra Costituzione alla voce “ambiente”, una tema che, come sottolinea Luca Mercalli in questa intervista MicroMega, “all’epoca della Costituente non era visto come così presente”.

Come giudica la notizia della modifica della Costituzione italiana?
Da un lato va salutata con grande piacere perché rappresenta un riconoscimento importante del valore dei beni ambientali. Questo aggiornamento non è solo giusto ma era anche necessario.

Però…
Però come sempre accade con i grandi principi, un conto è metterli nero su bianco, un altro è renderli operativi nella vita quotidiana. Penso soprattutto alla modifica dell’articolo 41 che tutela l’iniziativa economica privata. Teoricamente, e sottolineo teoricamente, da oggi l’iniziativa privata non potrà nuocere all’ambiente. Aspettarsi che ora questo principio venga applicato immediatamente è pura utopia. Sappiamo già che, come accade con “la pace”, con “i diritti dell’uomo”, con “l’uguaglianza”, da oggi andremo incontro solo a ulteriori violazioni della Costituzione. Sarà l’ennesimo bel principio scritto sulla carta e l’ennesima asimmetria tra quando si dichiariamo, o in questo caso scriviamo, e quanto facciamo.

Il percorso che ha portato alla modifica della Costituzione racconta molto della situazione italiana riguardo la questione ambientale: l’aggiornamento è arrivato nel silenzio più totale, con i media assolutamente disattenti. Di fatto, se ne sta parlando a modifica già avvenuta.
Questo è un grave problema: in Italia non c’è alcuna attenzione ai problemi ambientali e la politica italiana parla di “difesa dell’ambiente” solo perché trascinata dal gorgo dell’Europa per cui “bisogna essere verdi”. I media dedicano le prima pagine all’ambiente solo davanti a dei disastri naturali, quando dobbiamo piangere la perdita di vite umane. Fine.

E politicamente?
Stiamo andando, quotidianamente, in tutt’altra direzione. Eppure, non Luca Mercalli ma il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lo scorso agosto ha definito i dati contenuti nel Sesto rapporto sui cambiamenti climatici “da codice rosso per l’umanità”. Non è successo niente. Prima della Cop26 di Glasgow ha dichiarato, letteralmente: “Stiamo usando la natura come un cesso”. Dopo la fallimentare Cop26, ha rincarato la dose: “Stiamo bussando ripetutamente alla porta della catastrofe”. Ebbene, questo signore rappresenta 195 governi. Sulla carta – proprio come le modifiche della nostra Costituzione, principi “sulla carta” – sarebbe la persona più importante del mondo.

Nessuna speranza che, quindi, questa modifica porterà a qualche cambiamento.
La tendenza che segue la politica italiana è volta solo e soltanto a garantire l’economia. L’ambiente non è proprio contemplato nell’agenda politica.

Quali sarebbero invece i passi da compiere per difendere l’ambiente e – da oggi possiamo dirlo – mettere in atto quanto previsto dalla Costituzione italiana?
C’è una cosa che andrebbe fatta prima di ogni altra: approvare la legge sul consumo di suolo, una legge che nessun governo ha finora voluto firmare e che dovrebbe impedire la cementificazione del poco suolo residuo che ci resta. Perché è dal consumo di suolo che dipende non solo buona parte del cambiamento climatico, ma il rischio idrogeologico, il paesaggio – il che significa turismo –, il futuro alimentare e via dicendo. Ma siccome consumare suolo fa girare una parte importante dell’economia, nessuno mette mano a una legge che di volta in volta appare sul tavolo di un governo e lì rimane. E, soprattutto, nonostante sia il “braccio ambientale” del governo, l’Ispra, a denunciare ogni anno quanto il consumo di suolo sia uno dei primi problemi che andrebbero affrontati.

La questione ambientale non può però essere soltanto un tema politico. E, soprattutto, non si può pensare di risolverla mettendo nero su bianco dei principi ma poi legiferando quotidianamente nella direzione opposta.
Il problema a monte non è “politico” ma “culturale”. Vi faccio degli esempi. Tutti si lamentano del caro energia. Risposta: trovare il modo di ridurre il costo delle bollette. Una risposta che potrebbe mitigare la situazione per qualche mese. E dopo? La risposta dovrebbe scaturire da una domanda: come risparmiare energia elettrica? Come ridurre il fabbisogno energetico? Di questi giorni è la notizia che le casse pubbliche hanno dovuto sborsare mezzo miliardo di euro in più per l’illuminazione pubblica, spese che ovviamente gravano sui comuni – già in difficoltà se non già in bancarotta – e di riflesso sui cittadini. Avete sentito qualcuno parlare di diminuire l’illuminazione pubblica?
Per provare a cambiare rotta dobbiamo pensare di aver fatto una festa lunga cinquant’anni che però è finita. Siamo obbligati a riflettere su un uso più parsimonioso di quello che facciamo. Togliere il superfluo e garantire il necessario. Soprattutto, smettere di attendere di essere travolti. Anziché mobilitarci per ridurre il costo dell’energia – torno sul tema perché è cruciale – dovremmo impegnarci per riqualificare i nostri edifici e aumentare la produzione di energia dalle fonti rinnovabili. A una crisi energetica che ormai sarà la norma c’è un’unica risposta possibile: agire in favore del clima e verso l’autosufficienza passando attraverso una riduzione dei consumi. Questa frase, all’apparenza semplice, racchiude un vasto programma che non si fa in una notte.



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