Anni di piombo: in memoria di Carlo Saronio e una riedizione del libro di Aldo Grandi

In questi giorni due eventi diversi ci ricordano gli Anni di piombo: una targa a Milano in memoria di Carlo Saronio e la riedizione aggiornata del volume "La generazione degli anni perduti. Storia di Potere Operaio" di Aldo Grandi.

Rossella Guadagnini

Uno dei capitoli più tragici degli Anni di piombo riguarda Carlo Saronio. Ingegnere chimico e ricercatore viene rapito il 14 aprile del 1975 e ucciso dal Fronte Armato Rivoluzionario Operaio, un gruppo fuoriuscito da Potere Operaio. La mattina del prossimo 14 aprile, a Milano, verrà scoperta la targa alla sua memoria, in Corso Venezia 30, durante una cerimonia alla presenza delle istituzioni e dei familiari. Nel pomeriggio, invece, si terrà un convegno a Palazzo Marino, moderato da Mario Calabresi e intitolato “Ricreare radici. Carlo Saronio, una storia di famiglia”. L’ex direttore di Repubblica ha dedicato nel 2020 un volume a Saronio “Quello che non ti dicono” (Mondadori).
Il giovane milanese (classe 1949) discendeva da una ricca famiglia di industriali farmaceutici. Era stato simpatizzante di gruppi dell’estrema sinistra, dai quali poi si distaccò. Coadiuvati da delinquenti comuni, alcuni appartenenti al Fronte Armato Rivoluzionario Operaio (tra cui un amico, Carlo Fioroni) rapirono Saronio per estorcere alla famiglia denaro da destinare al finanziamento dell’organizzazione terroristica.
Saronio rimase ucciso da una dose letale di cloroformio nel trasferimento verso il luogo dove era previsto che rimanesse nascosto. La famiglia pagò il riscatto, nonostante mancassero prove della esistenza in vita del loro congiunto. Il suo cadavere fu recuperato 4 anni dopo nel greto di un canale a Segrate, a seguito delle dichiarazioni rese da uno dei sequestratori. Gli autori del rapimento e dell’omicidio sono stati successivamente individuati e condannati.

Sono passati 50 anni (tondi, in questo caso) anche da un altro convengo, che sancì la fine di Potere Operaio. Chiarelettere manda in stampa per l’occasione una nuova edizione aggiornata del libro più completo sul movimento operaista e insurrezionalista. Si intitola “La generazione degli anni perduti. Storia di Potere Operaio” ed è scritto da Aldo Grandi, livornese del 1961, che vive e lavora a Lucca dove dirige quattro quotidiani online: lagazzettadilucca.it, lagazzettadiviareggio.it, lagazzettadimassaecarrara.it e lagazzettadelserchio.it. È autore inoltre di numerosi libri su Feltrinelli, Mussolini, il fascismo e l’insurrezione armata.
«Il problema vero è che, in quella lotta senza quartiere tra classe operaia e capitale, ha vinto il capitale. E ha perso tutta la sinistra», spiega Cecco Bellosi, militante storico di Potop, nella nuova postfazione del saggio. I nomi dei protagonisti? Sono quelli dei “cattivi maestri“, come vennero definiti allora Toni Negri, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Valerio Morucci e molti altri citati nel volume attraverso decine di testimonianze e documenti, anche inediti.
«L’unico modo rivoluzionario di fare politica è la lotta armata contro lo Stato» sosteneva Potere Operaio nel dicembre 1971. Pagina dopo pagina Grandi ricostruisce la vicenda della formazione di estrema sinistra definita la «più elitaria, più controversa e più rivoluzionaria». Pagina dopo pagina, si delineano intrecci e trame di quel gruppo di giovani e di intellettuali che, spinti dal desiderio di sovvertire l’ordine sociale esistente e smascherarne l’ipocrisia, discutevano di “organizzare la violenza proletaria”, teorizzando la rivoluzione.

È la storia degli Anni di piombo: la Fiat e le occupazioni delle fabbriche, l’eredità del Sessantotto, l’operaismo e la lotta di classe, la violenza che prefigura la lotta armata, la storia di una generazione in parte bruciata, quella “degli anni perduti” come la chiama Grandi. Tutto questo e altro ancora è stata l’Italia di cui l’autore rivela ambizioni, cinismi, rivalità dei suoi protagonismi, senza indulgere in assoluzioni o giustificazioni postume. Cercando piuttosto di rappresentare la ricchezza e la complessità di una stagione politica spesso dimenticata.
Ad arricchire la nuova edizione, che torna in libreria dopo venti anni, una introduzione e una conclusione dedicata al convegno di Rosolina, in cui venne deciso lo scioglimento di PotOp (31 maggio -3 giugno 1973) e un ampio contributo di Cecco Bellosi. È lui il Cocco Bill che compare nell’agendina di Giangiacomo Feltrinelli, il militante con cui l’editore aveva un appuntamento fissato il giorno dopo la sua tragica morte.



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