L’anomalia di un presidente del Consiglio al Quirinale

L’autocandidatura di Draghi al Quirinale ha determinato una impasse da cui si esce solo in due modi: Mattarella bis o crisi di governo.

Cinzia Sciuto

Articolo modificato il 27 gennaio 2022

Anche oggi dalle urne di Montecitorio non è venuto fuori il nome del nuovo presidente della Repubblica. I primi tre scrutini, quelli che prevedevano la maggioranza dei due terzi, non sono mai stati considerati seriamente dai grandi elettori, che hanno utilizzato quelle giornate per preparare il terreno alle votazioni che sono iniziate oggi, quando sarà sufficiente la maggioranza assoluta. Una maggioranza che comunque nessuno dei due schieramenti ha, per cui i giochi rimangono molto aperti come la fumata nero di oggi conferma. Fra i diversi scenari, anche l’ipotesi Draghi è ancora in pista.

Ma il passaggio dell’attuale presidente del Consiglio da Palazzo Chigi al Quirinale rappresenterebbe un vulnus notevole, e questo per ragioni sia politiche sia strettamente istituzionali. Sul piano politico, la nostra Costituzione prevede che il presidente del Consiglio sia il titolare dell’indirizzo politico del governo mentre il presidente della Repubblica “è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Con l’indirizzo politico del governo non deve/dovrebbe avere nulla a che fare. Ora, sappiamo tutti che nei fatti molti presidenti della Repubblica hanno influenzato, e non poco, l’indirizzo politico dei diversi governi, ma suggellare questa anomalia con un passaggio diretto da Palazzo Chigi al Quirinale andrebbe davvero oltre.

Questo passaggio provocherebbe poi un nodo istituzionale non di poco conto: l’articolo 84 della nostra Costituzione stabilisce che “l’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica”, il che significa che se Draghi dovesse essere eletto al Colle, dovrebbe dimettersi da presidente del Consiglio prima di assumere la nuova carica, lasciando vuota la poltrona a Palazzo Chigi. Fino a quando? Qui le ipotesi sono due:

– ipotesi 1: l’elezione del presidente della Repubblica e quella del nuovo presidente del Consiglio (e a cascata il rimpasto di governo) vengono decisi a tavolino da Draghi e dai partiti prima dell’elezione del presidente della Repubblica. Questa ipotesi sarebbe una grave forzatura nel processo di scelta del presidente della Repubblica e pare che i colloqui fra Salvini e Draghi si siano arenati proprio su questo punto, perché il primo si sarebbe detto indisponibile a mettere sul piatto della sua elezione al Colle discussioni e garanzie sul nuovo governo;

– ipotesi 2: Draghi va al Colle e inizia le consultazioni per individuare un nuovo presidente del Consiglio. Una strada che potrebbe durare diverse settimane e che alla fine condurrebbe molto probabilmente alla crisi di governo e alle elezioni anticipate, giacché l’attuale maggioranza è tenuta insieme proprio da Draghi e difficilmente se ne riuscirebbe a trovare un’altra.

Quindi l’ipotesi 1 è costituzionalmente a dir poco problematica, l’ipotesi 2 creerebbe un vuoto di governo che francamente il Paese non si può permettere. Si tratta di un dilemma nel quale ci ha costretto Draghi stesso: se in quella famigerata conferenza stampa in cui di fatto si è candidato (il nonno a disposizione delle istituzioni) avesse invece chiaramente dichiarato di non essere disponibile per il Colle, ci avrebbe evitato questa impasse, da cui oggi come oggi difficilmente si può uscire senza fare danni: se Draghi va al Colle, la crisi di governo è dietro l’angolo, ma se al Colle ci va qualcun altro, difficilmente Draghi rimarrà al suo posto (a meno che forse che qualcun altro non sia uno come Giuliano Amato), e la crisi di governo è dietro l’angolo.

Ed è per questo che torna prepotente l’ipotesi Mattarella bis, almeno per un paio di anni, l’unica che congelerebbe lo status quo fino alle elezioni del 2023. Una ipotesi che prende sempre più piede e che suggellerebbe in maniera definitiva l’incapacità della nostra classe politica di far fare alla democrazia il suo fisiologico corso.

 

(credit foto ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI)



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Cinzia Sciuto

Per il ministro dell’Istruzione chi ha “illegalmente” interrotto gli studi va obbligato a concluderli, pena la perdita del Reddito di cittadinanza.

In Iran le proteste dilagano, coinvolgendo anche i lavoratori in sciopero in tutto il Paese. È la fine del regime?

Non c’è nessuna invasione né emergenza sbarchi, a dimostrarlo sono i numeri dello stesso Viminale.

Altri articoli di Politica

Dal lavoro della Commissione Femminicidio emerge una consegna chiara: mostrare la realtà della violenza sulle donne.

Nella bozza Calderoli i diritti rischiano di perdere i caratteri di universalità che sono a garanzia dell’unità e indivisibilità della Repubblica.

Il manifesto degli intellettuali tedeschi per una mobilitazione solidale al fianco del popolo ucraino.