Antifascismo: è ormai il momento di scegliere senza ambiguità

La Costituzione sarebbe stata scritta dai fascisti? Vale la pena fare un ripasso di Orwell e del suo 1984.

Teresa Simeone

Tra i libri consegnati per sempre alla grande letteratura, vale la pena rileggere il sempre illuminante 1984 e soffermarsi, in particolare, sul compito che svolge il protagonista Winston Smith, funzionario del Miniver, il Ministero della verità: riscrivere la storia per adattarla a quella decisa dal Grande Fratello, controllando ogni documento e informazione della giornata, riesaminando e censurando quelle sgradite al regime, semplificando e riducendo le parole all’osso ed eliminando i concetti che esprimono. Il fine è anche costruire la neolingua. Socing, neolingua, mutabilità del passato: tutto, nella società distopica di Orwell, deve contribuire a creare il nuovo mondo in cui la storia, e con essa la memoria dell’individuo, sia continuamente resettata e ricostruita tramite l’apparato. Con menzogne e bugie. E inventarne è esattamente il compito di Winston che, nel rettificare i dati del passato per farli corrispondere a quelli previsti dal Big Brother, ne deve attestare l’infallibilità profetica: il GF, infatti, ha sempre ragione. Da qui anche il Bipensiero, “la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe”, per salvare l’attendibilità del Partito e cancellare ogni traccia degli eventi storici: il passato è ciò che il Partito decide essere tale. L’intellettuale sa che sta manipolando la realtà e tuttavia la pratica del bipensiero fa sì che egli lo accetti: mente intenzionalmente, ma, nello stesso tempo, crede realmente a ciò che dice. “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato“. La menzogna diventa la verità; la verità menzogna. Winston ricorda ciò che è successo anni prima, differentemente dagli altri. Reagirà e sappiamo tutti come finirà la sua ansia di libertà.

Il processo di alterazione non è estraneo neppure ai mass-media di oggi, la cui lettura del presente offre spesso interpretazioni a dir poco bizzarre. Accade, per alcuni di loro, che il passato discordante con la nuova linea da diffondere venga stranamente rimosso; le dichiarazioni aggressive di ieri fatte cadere nell’oblio; i progetti modificati di volta in volta: affermazioni trasmutabili, adattabili al momento contingente, rettificabili all’occorrenza, senza la preoccupazione di una pur flebile coerenza con quanto sostenuto ieri. E questo grazie alla volubilità di una memoria collettiva che viene ri-orientata da frasi apparentemente innocue, lasciate cadere così, tra un talk show e un altro. In tale realtà fluida diventa facile insinuare un dubbio, affermare verità inesistenti, lasciare che l’opacità avvolga il tutto in un indistinto in cui sia possibile dire qualsiasi cosa. E si finisce per leggere notizie che vanno in direzioni per noi incomprensibili.

Ci sorprendiamo ad ascoltare e a interrogarci su affermazioni a dir poco paradossali, come quella di Pietro Senaldi a La7 secondo il quale la Costituzione è stata scritta dagli antifascisti, o storicamente imprecise, come nel messaggio di Giorgia Meloni, per la quale le 335 persone dell’eccidio delle Fosse ardeatine furono uccise perché italiane.

È vero, non tutti sono obbligati a conoscere precisamente la composizione dell’assemblea costituente eletta nelle elezioni del 2 giugno 1946 o le modalità con cui i nazisti predisposero e organizzarono l’eccidio del 24 marzo 1944; non tutti, ma chi guida il Paese o ne commenta le vicende, influenzando l’opinione pubblica, sì, lo è. Ha il dovere civico e istituzionale di ricordare che quei nazisti lo fecero con la complicità dei fascisti: la lista di una parte di coloro che vennero trucidati dalle truppe di occupazione tedesche fu compilata con la collaborazione del questore Pietro Caruso, del ministro degli Interni della repubblica di Salò Guido Buffarini Guidi e del criminale di guerra Pietro Koch, capo del Reparto Speciale di Polizia Repubblicana di Roma. Tutti italiani e tutti fascisti. La verità è che la parola antifascisti risulta ostica da pronunciare per molti esponenti di FdI, com’è risultato evidente in occasione della commemorazione dell’eccidio. E non è questione di sottigliezza linguistica. Quelle persone, 335 esseri umani uccisi non perché italiani ma perché antifascisti, oppositori politici, ebrei, erano resistenti, sgraditi agli occupanti e al regime: neutralizzarne la forza ideale, includendoli in un’onnicomprensività che diluisce le ragioni di un’opposizione, significa negare loro il valore di una scelta, quella di resistere al nazifascismo. Come ha chiarito sulla Stampa Michele Sarfatti, esperto studioso di storia ebraica, “Dire che alle Fosse Ardeatine vennero trucidati 335 innocenti ‘solo perché italiani’ è una stupidata”. “La presidente Meloni – ha continuato – la storia non la conosce o forse non la vuole conoscere, farebbe bene a studiare”. E conclude: “La verità è che si deve scegliere: O rinuncia al governo o alle origini del suo partito”.

Questo è il groviglio in cui coloro che sono al vertice del Paese si trovano avviluppati: devono scegliere da che parte stare. Semplicemente, ma fermamente. Finché rimarranno vaghi su questo tema, si continuerà ad incalzarli. Hanno giurato sulla Costituzione antifascista: ne siano orgogliosi.

 

Foto Flickr | Remo Cassella



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