Antonio Padellaro e lo psicoanalista. Confessioni di un ex elettore.

Il libro di Padellaro è davvero godibile. Il protagonista del racconto, che ormai non vota più perché deluso dalla sinistra, non è ancora diventato completamente fascista e, forse, con l’aiuto dell’analista uscirà dalla fase astensionista. Purché la sinistra prenda atto dei suoi errori, ovvero che “ha stravinto la destra per abbandono dell’avversario”.

Angelo Cannatà

Dovevo leggerlo qualche giorno fa, ma per motivi che non sto qui a raccontare mi è possibile farlo solo oggi. È sul mio tavolo di lavoro Confessioni di un ex elettore (Paper First) di Antonio Padellaro, e già il titolo dice che l’argomento dominante è la politica. Ma non è un saggio politologico. Questo è certo. Per l’impostazione e il montaggio. E non solo: sono le 7.30, lo apro, e subito incontro Kafka: “Una mattina, al risveglio da sogni inquieti si ritrovò trasformato in un fascista. Non ancora del tutto ma un poco fascista, forse sì”, in disaccordo coi suoi pensieri di un tempo. Padellaro ci introduce, fin dalle prime righe, nella crisi d’identità di un ex elettore di sinistra, e lo fa con stile. Col tono narrativo e letterario che lo distingue. Più avanti incontreremo Umberto Eco, Pietro Citati, Eugenio Montale, Oscar Wilde, per fare qualche nome. La letteratura, appunto.

Ed ecco che l’elettore in crisi d’identità si rivolge a uno psicoanalista (lacaniano) il quale gli spiega “che dalle forme asintomatiche di fascismo” si può “riemerge, sia pure non in via definitiva” (p. 19). Eccetera. L’esito è ironico, pungente, teso a denunciare errori e ipocrisie della sinistra, e non solo. Attraverso il gioco dell’ironia Padellaro dice verità. Anzitutto, sul tradimento. E cita i casi di Moro, Craxi, Cossiga, per arrivare a oggi: al tradimento del PD che ha rotto “il campo largo”: “Un suicidio che nelle ultime elezioni politiche ha impedito di conquistare una ventina di collegi sicuri” (p. 24). Logico che l’elettore di sinistra avverta il colpo, e vada dallo psicoanalista perché “ristrutturi la sua testa smarrita”. Dovrebbero andarci anche i responsabili dello sfacelo.

L’escamotage narrativo dello psicoanalista piace (in un altro contesto lo usò Philip Roth in “Lamento di Portnoy”), il libro cattura, è lucido, e mi riconosco nella rabbia di Padellaro, ma devo interrompere lettura e appunti. Riprendo alle 10.15. Dicevo: dovrebbero andarci i leader del PD dallo psicoanalista, perché dopo aver visto Meloni vincere (anche) per la forza della sua chiarezza espositiva, insistono con il linguaggio astruso: belle le pagine su “La lingua perduta della sinistra” (pp. 27-32), dove il prota-gonista del racconto, “acquisito il viatico lacaniano” (non abbia paura)… si sfoga: “Quando parlate voi non si capisce un cazzo” (p. 29), il linguaggio di Meloni è com-prensibile. È Padellaro che parla, dietro la finzione letteraria? Certo che sì. Insieme a qualche milione di cittadini tra i quali mi colloco anch’io. “Il testo è una confessione allargata”. Non se ne può più degli errori e dell’ipocrisia di certa sinistra. Anche un principio sacro, come l’antifascismo, rischia di diventare altro se viene usato – sempre più spesso – in modo strumentale: “In assenza di altri argomenti questo scagliare l’anti-fascismo contro l’avversario come fosse la disperata stampella di Enrico Toti” non funziona più, “è un antifascismo posticcio, di maniera” (p. 52) occulta il vuoto di idee della sinistra. Un gioco letterario il testo di Padellaro? È anche questo. Ma picchia duro.

Dopo una nuova interruzione riapro il libro, sono le 14.10, e leggo “Il Gesto” (dove l’autore riprende “Il gesto di Almirante e Berlinguer”) e “Siamo tutti Giorgia?”, dove, tra molto altro, analizza il linguaggio di Meloni, eccetera. L’ex elettore di sinistra è ormai schierato a destra e non ne vede i limiti? Per niente. Li vede. Eccome! Quelli di Crosetto ex “gigante buono” (p. 87); di Lollobrigida, detto il cognato d’Italia, che parla di sostituzione etnica (“In fondo a destra”, pp. 81-89); di Piantedosi, Salvini, Meloni: siamo alla “questione migranti” coi fatti e i misfatti del governo durante e dopo la trage-dia di Cutro (pp. 91-106). Insomma, il protagonista del racconto non è ancora diventato completamente fascista e, forse, con l’aiuto dell’analista uscirà dalla fase astensionista. Purché la sinistra prenda atto dei suoi errori, ovvero: che “ha stravinto la destra per abbandono dell’avversario” (p. 120); che non bisogna temere i compromessi: quando si fanno per un buon fine sono la quintessenza della politica (p. 149); che non si può gridare “arrivano i fascisti” dopo avergli aperto le porte. Insomma, ripartire dalla con-sapevolezza dei propri errori è l’unica strada possibile.

Ormai è quasi sera (le 18.30), dopo l’ultima interruzione riprendo Confessione di un ex elettore e mi accorgo che molte cose (inevitabilmente) sono rimaste fuori dal mio racconto: splendida, per dire, la definizione di “sinistra della crusca”, vedrete perché; e giusta l’idea di coltivare pensieri non allineati (pp. 145-152): in Tv e nei giornali la presa di posizione ideologica non funziona più, ma molti indossano ancora la maglia della propria squadra: non ragionano, non analizzano le cause ma si schierano “il più in fretta possibile” (p. 59). Non va bene. L’autore sogna un mondo in cui prevalga l’oggettività: “Se la destra o la sinistra dicono una cosa che consideriamo giusta perché non dichiararlo?” (p. 151). Se affermano cose sbagliate perché non dirlo? Non sopporta un mondo in bianco e nero. E noi con lui. L’invito fondamentale del testo (argomentato in 156 pagine) è già nel sottotitolo: “Pensare con la propria testa all’epoca del governo Meloni.” Un invito da prendere sul serio per non finire davvero – sbandati dalle scelte dei cari leader – da uno psicoanalista. Da ciò che aveva capito l’ex elettore, “i discepoli di Lacan non devono mai commentare i pensieri del paziente. (…) In un’altra vita avrebbe volentieri esercitato una professione così rilassante” (p. 26). È davvero un libro godibile Confessioni di un ex elettore, il giornalista cede il posto allo scrittore: riflessione, stile, ironia. Leggetelo.



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