Un decalogo ecofemminista per un buon governo

Appello in dieci punti per pensare a un nuovo modo di abitare il mondo e utilizzare le risorse, a nuove regole di convivenza.

Monica Lanfranco

Ci rivolgiamo alle donne e agli uomini che disertano il patriarcato e che, in tutte le formazioni che si presenteranno, vorranno il voto di tante donne (e anche uomini) che da tempo si astengono perché non rappresentate”.

Comincia così, chiamando a raccolta non più solo le donne ma, appunto, anche gli uomini che ‘disertano’ il patriarcato l’appello/programma in dieci punti, espressi attraverso altrettante parole chiave redatto da un gruppo di femministe (tra le quali Laura Cima, decana dell’ecofemminismo italiano) che nella prospettiva ecofemminista sono impegnate da decenni.

La proposta parte considerando i due anni di pandemia: “Pensiamo, scrivono le attiviste, che qualsiasi emergenza possa essere gestita attraverso responsabilità condivise tra istituzioni e cittadinanza, con le pratiche dell’informazione e della partecipazione senza ricorrere a forme autoritarie che non hanno alcuna utilità nella gestione dei bisogni concreti e inducono invece paura e diffidenza. Questa è l’ora di un cambio di paradigma, continuano, richiesto anche dagli obiettivi trasversali dell’agenda ONU 2030, ratificati dall’Italia e ispirati dalla Piattaforma di Pechino del ’95, ancora vigente, le cui finalità sono riprese nel Piano NGEU e nei PNRR nazionali e soprattutto nella nostra Costituzione.

Vogliamo affermare quello di cui le donne sono esperte: relazioni eque tra le persone nel rispetto delle differenze, una società della cura, l’abbraccio alla Madre Terra e alle specie che la abitano”.

Ed ecco quindi le dieci parole chiave, con le quali delineare che diventa prioritario pensare a un nuovo modo di abitare il mondo e utilizzare le risorse, a nuove regole di convivenza: cura, lavoro, transizione ecologica, salute, nascita, violenza, fisco, immigrazione, scuola, spese militari.

Si tratta di dieci concetti tra i quali ci sono sì ambiti che la politica tradizione maschile nomina, ma ce ne sono altri decisamente mai considerati, e proprio per questo, scrivono le attiviste “c’è bisogno di un Parlamento in cui l’esperienza delle donne trovi ascolto e spazio per poter contribuire ad una politica capace di rispondere alle esigenze reali, con un governo democratico ed ecologista, attento alle donne e alle giovani generazioni, piuttosto che impegnato a riprodurre caste e perseguire interessi di lobby. Diventa prioritario ora pensare a un nuovo modo di abitare il mondo e utilizzare le risorse, a nuove regole di convivenza”.

Capovolgendo le priorità così come il punto di vista i propositi di buon governo del decalogo iniziano dalla cura, considerata come stile politico complessivo per ritrovare nelle politiche di spesa pubblica la necessaria e dovuta attenzione alle priorità delle donne e delle famiglie, ovvero dell’intera società nella quotidianità e concretezza dell’esistenza.

Poi il lavoro, che la Costituzione mette a fondamento della Repubblica e che “deve essere garantito a tutte e tutti con adeguata remunerazione e in condizioni che consentano ogni giorno, insieme al tempo per il riposo e per la libertà personale, un tempo per la manutenzione e la cura degli ambienti e delle relazioni, superando il modello sessista della divisione dei compiti”.

La transizione ecologica e il contrasto alla catastrofe climatica, a cui da tempo le ecofemministe lavorano per garantire la continuità della vita sulla Terra, si attuano con la bonifica dei siti inquinati e delle acque, l’economia circolare, le fonti rinnovabili, il riciclo e il riuso, il trasporto e la mobilità non inquinante, la riduzione drastica di emissioni CO2 e polveri sottili, la messa in sicurezza dei nostri territori sempre più minacciati dagli eventi climatici e dalla mano pesante dell’economia, la promozione dell’agroalimentare sano e dell’etichettatura corretta insieme alla tutela degli animali e all’eliminazione degli allevamenti intensivi.

“Siamo impegnate da anni- continua il documento- a chiedere la fine dei sussidi al settore petrolifero e ai combustibili fossili, l’eliminazione delle plastiche, lo stop alla cementificazione e all’industria delle armi.

Oltre e accanto al tema della salvaguardia e alla rimessa al centro la salute pubblica come priorità assoluta le attiviste fanno del nascere bene il primo diritto che società e Stato devono garantire. In Italia, infatti, la violenza ostetrica non è reato, mentre la medicina e le cure per le donne non sono ancora regolarmente praticate. Nascere bene è una questione di libera scelta della madre che incide anche sulla vita futura di chi nasce.

Siamo interessate a ricevere le vostre considerazioni e continueremo il confronto durante la campagna elettorale, affermano le attiviste.

Il documento integrale è disponibile qui

 



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