“Archivio Desaparecido”, le storie dei sopravvissuti alle dittature in Sudamerica

Un progetto del Centro di giornalismo permanente raccoglie le storie dei desaparecidos delle dittature sudamericane degli anni '70 di origini italiane e degli esuli rifugiati nel nostro paese.

Maurizio Franco

Un serbatoio digitale dove raccogliere testimonianze e storie. Un team di giornalisti freelance che indaga un passato oscuro, che ancora oggi tormenta milioni di persone. Una campagna di crowdfunding, lanciata nel 2019, sulla piattaforma Produzioni dal Basso. E il sostegno di Etica sgr, il braccio finanziario di Banca Etica, con il supporto della Fondazione Basso.

L’Archivio Desaparecido non è soltanto questo. È il frutto di un lungo lavoro, durato due anni, di ricostruzione storica sull’abominio perpetrato dalle dittature militari in Sudamerica, a partire dagli anni ‘70. Argentina, Cile e Uruguay: migliaia di oppositori politici (circa 30mila persone accertate soltanto in Argentina), invisi alle giunte militari al potere, sono scomparsi in un baratro di sevizie e umiliazioni. Detenuti illegalmente nei centri clandestini di sterminio. I loro corpi sono stati polverizzati dalla violenza di Stato.

Molti di loro erano italiani. Chi erano? Che cosa ne è stato di loro? Sono le due domande che hanno spinto il Centro di giornalismo permanente – un collettivo di giornalisti, videomaker e fotografi con base a Roma – a cogliere la sfida: ricomporre, per la prima volta, le biografie dei desaparecidos, grazie al vaglio dei documenti giudiziari e alle testimonianze dei familiari. L’imperativo è riannodare tali esistenze in un unico filone narrativo e raggiungere il pubblico più ampio possibile. Il progetto, nello specifico, è curato da Elena Basso, Marco Mastrandrea e Alfredo Sprovieri. Professionisti che, nel corso del tempo, hanno aperto una breccia, sempre più profonda, nel muro di ipocrisie e omertà che cinge ancora il periodo delle dittature.

“Sono stati due anni e mezzo di inchiesta documentale e di raccolta voci per cercare di raccontare gli effetti che uno dei crimini più efferati dello scorso secolo continua a produrre nel nostro tempo. Abbiamo incontrato ostacoli e resistenze ma dare voce a chi è sopravvissuto è stato il privilegio più significativo del nostro impegno”, dichiara Alfredo Sprovieri.

L’archivio multimediale è libero e gratuito. Raccoglie oltre 30 interviste realizzate in Italia, Argentina e Cile. Due anni di lavoro Tra le testimonianze, emergono le storie di coraggio e ribellione di Enrico Calamai, Vera Vigevani Jarach, Aurora Meloni, Maria Paz Venturelli, Mariana Maino, Jaime Donato, Alejandro Montiglio e David Munoz Gutierrez. Le video-interviste dall’Argentina e dal Cile sono state realizzate da Erica Canepa e Luis Clarismino Alve Junior. Il progetto grafico è di Stefano Sbrulli. “Il nostro è un lavoro di memoria attiva. Nel 2019 siamo partiti da zero ma, pian piano, abbiamo riscontrato interesse nella nostra comunità. Ottantanove persone, poi, hanno deciso di finanziare il progetto e siamo partiti. C’è chi ha creduto in noi fin dall’inizio, come Etica Sgr e la Fondazione Basso, realtà da sempre impegnata nel fare luce sugli anni delle dittature in Sudamerica”, dice Elena Basso.

Oltre alla mole di voci e video che compone il database, l’Archivio ha anche una vita offline, fuori dalle maglie della rete. Un libro pubblicato dalla casa editrice Nova Delphi e un podcast di cinque puntate prodotto da Radio Tre e trasmesso sulla striscia serale del programma Tre Soldi.

Il pacchetto completo è uscito l’11 settembre. Una data simbolica: nel 1973, in Cile, il generale Augusto Pinochet rovesciò il governo democratico di Salvador Allende. Con il sostegno degli Stati Uniti. Uno spartiacque nelle vicende politiche ed economiche del Continente. L’Archivio è stato presentato presso la Casa Argentina a Roma, durante una serata di dibattito con gli autori, Giulia de Luca, giornalista di Radio Tre, e Franco Ippolito, il presidente della Fondazione Basso. “Ci sono decine e decine di famiglie, che vivono in Italia con un posto vuoto a tavola e senza una tomba al cimitero per il proprio caro, con una richiesta di verità e giustizia che resiste da quasi cinquant’anni”, afferma Marco Mastrandrea. “Secondo noi, questo grido merita di essere ascoltato”.

“I giorni del golpe di Pinochet e la mia salvezza in Italia”



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