Un Paese in armi. Qualche dato sull’arsenale nucleare russo

Mentre tutto il mondo trema all’idea delle possibili conseguenze dell’invasione dell’Ucraina, riepiloghiamo alcuni dati sull’arsenale nucleare russo e sul ruolo giocato dal Paese nel commercio delle armi.

Ingrid Colanicchia

Mentre tutto il mondo trema all’idea delle possibili conseguenze dell’invasione dell’Ucraina, cogliamo l’occasione per riepilogare alcuni dati sull’arsenale nucleare russo e sul ruolo giocato dal Paese nel commercio delle armi, sulla base dei dati diffusi dal Sipri (l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma) nel suo ultimo rapporto.

Spesa militare nel 2020. Con 61,7 miliardi di dollari, nel 2020 la Russia si è piazzata quarta a livello mondiale per spesa militare complessiva (con un aumento del 2,5% rispetto al 2019, ma una riduzione del 6,6% rispetto al budget iniziale per il 2020, dato che riflette le conseguenze economiche della pandemia). Al primo posto gli Usa, che hanno aumentato la spesa militare per il terzo anno consecutivo, raggiungendo i 778 miliardi di dollari (una crescita del 4,4% rispetto al 2019, ma una riduzione del 10% rispetto al 2011): tra le voci di bilancio che hanno contribuito a quest’ultimo aumento anche l’aggiornamento dell’arsenale nucleare. Al secondo posto la Cina, la cui spesa militare si stima sia stata di 252 miliardi di dollari (con un aumento dell’1,9% rispetto al 2019 e del 76% rispetto al 2011). Al terzo posto, l’India con una spesa di 72,9 miliardi di dollari.

Paesi esportatori di sistemi d’arma. I cinque maggiori fornitori di armi nel periodo 2016-2020 (vale a dire Usa, Russia, Francia, Germania e Cina) hanno rappresentano il 76% del volume totale delle esportazioni globali. A partire dal 1950, Usa e Russia (Unione Sovietica, prima del 1992) sono sempre stati di gran lunga i principali fornitori di sistemi d’arma. Nel periodo 2016-2020, le esportazioni statunitensi hanno coperto il 37% del totale globale (ed erano superiori del 15% rispetto al periodo 2011-2015). Quasi metà delle esportazioni di armi degli Usa nel periodo preso in considerazione sono andate in Medio Oriente. Al contrario, le esportazioni della Russia sono diminuite del 22% e le sue quote sul totale globale sono crollate dal 26% del 2011-2015 al 20% del 2016-2020.

Arsenali nucleari. All’inizio del 2020, nove stati – Usa, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord – disponevano di circa 13.080 armi nucleari, di cui 3.825 dispiegate e operative. Di queste, circa 2.000 erano tenute in stato di elevata prontezza. Complessivamente, il numero di testate nucleari ha continuato a diminuire, soprattutto grazie al fatto che Usa e Russia stanno smantellando le testate dismesse. Allo stesso tempo, sia Usa che Russia hanno in corso programmi estesi e costosi per sostituire e modernizzare le loro testate nucleari, i loro sistemi di lancio missilistici e aerei, e i loro impianti di produzione di armi nucleari. Nella fattispecie, nel 2020, gli Usa avevano 1.800 testate dispiegate e 3.750 altre testate, per un inventario totale di 5.550; la Russia aveva 1.625 testate dispiegate e 4.630 altre testate, per un inventario totale di 6.375. Gli arsenali nucleari degli altri Stati sono nettamente più ridotti (la Francia ha per esempio 280 testate dispiegate e 10 altre testate, per un inventario totale di 290; e questo è più o meno l’ordine di grandezza per tutti i rimanenti Stati dotati di nucleare), tutti stanno però sviluppando o installando nuovi sistemi d’arma oppure hanno annunciato l’intenzione di farlo. Il Sipri sottolinea che la disponibilità di informazioni affidabili in materia varia notevolmente. «Negli scorsi anni gli Usa avevano rivelato informazioni importanti sulle loro scorte e capacità nucleari, ma nel 2020 – così come nel 2019 – l’amministrazione del presidente Trump si è rifiutata di rivelare le dimensioni delle scorte statunitensi». «La Russia si rifiuta di rivelare pubblicamente la composizione delle sue forze, come sarebbe invece previsto dal New START [il Trattato del 2010 sulle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive scaduto il 5 febbraio 2021 e rinnovato per altri cinque anni], condividendo però queste informazioni con gli Usa».

Credit foto: Colonia, 28 febbraio 2022. ANSA Henning Kaiser/dpa



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