L’ultimo attacco al sindacato: lottare per i diritti dei lavoratori “è estorsione contro le aziende”

Questo quanto emerge dai fatti di Piacenza, dove sei sindacalisti di SiCobas e Usb sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta che ricostruisce tutte le lotte della logistica dal 2013 a oggi.

Daniele Nalbone

“Non è un’offesa dell’attività sindacale lecitamente svolta”. Con queste parole – ripetute per ben due volte – il procuratore Grazia Pradella nella conferenza stampa che si è tenuta nella mattinata del 19 luglio a Piacenza ha voluto ribadire che le indagini che hanno portato agli arresti domiciliari sei sindacalisti (quattro dei Si Cobas, due di Usb) e a misure restrittive per altri due (obbligo di firma e foglio di via da Piacenza per due sindacalisti Usb) non sono un attacco all’attività sindacale. Eppure “dalle 347 pagine di ordinanza emerge ben altro” denuncia a MicroMega Pierpaolo Leonardi dell’Unione sindacale di base. Perché “in quelle pagine c’è tutta la storia della lotta della logistica di Piacenza dal 2013 a oggi. Ogni picchetto, ogni blocco, ogni manifestazione, ogni sciopero, ogni assemblea”. E tutto “è un reato commesso a fini estorsivi”.

Perché su questo è incentrata l’accusa: “Le lotte della logistica sono finalizzate a ‘estorcere’ alle società condizioni di miglior favore per i lavoratori, che ovviamente prevedono un aumento dei costi per le aziende” spiega Leonardi. Ma l’azione della procura non si ferma alle misure restrittive per gli otto sindacalisti. “Nelle 347 pagine di ordinanza sono presenti i nomi, alcuni dei quali sono stati denunciati, di oltre 150 compagni” sottolinea Leonardi.

Un fatto “che dimostra, invece, come questa inchiesta sia un vero e proprio attacco al sindacato, alle lotte dei lavoratori, alle vertenze”. La teoria, secondo Leonardi, “è chiara: lotte, scioperi, picchetti sono strumenti estorsivi”.

“Questa operazione ha l’obbiettivo di infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, del tutto fisiologici, di dialettica interna tra i lavoratori di diversa appartenenza di sigla all’interno di singoli magazzini, travisando volutamente i fatti, i termini e i contenuti di alcune dure vertenze sul territorio piacentino allo scopo di presentare le lotte contro lo sfruttamento e i salari da fame come una sorta di “faida” tra sindacati per accaparrarsi qualche iscritto in più” spiegano dal SiCobas in un comunicato.

Che la logistica fosse da tempo all’attenzione delle forze del governo e delle forze economiche e politiche del Paese “era cosa chiara da tempo”. Ma “ora si è andati oltre: con l’obiettivo di proteggere l’intera filiera che va dalla produzione alla commercializzazione delle merci hanno sferrato un durissimo attacco al sindacalismo, in un settore che non ha nemmeno una normativa antisciopero. Quello della logistica è l’anello più importante dell’intera filiera, e la sensazione è che questo attacco sia strumentale per preparare il terreno a una modifica, ovviamente peggiorativa, della normativa sullo sciopero”.

La logistica è infatti “uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un ganglio determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata, diritti sindacali inesistenti e sistematicamente violati e quindi è lì che le lotte sono più dure e determinate e lì colpisce la repressione”.

Immediata, però, la reazione del sindacalismo di base, con presidi sotto le prefetture di decine di città italiane e la chiamata a una manifestazione nazionale che si terrà a Piacenza sabato 23 luglio. Perché – è il messaggio inviato da Leonardi rivolto anche ai sindacati confederali – “questa è una cosa che non riguarda solo Usb e SiCobas ma l’intero mondo sindacale. Qui è in gioco la libertà di tutti”.



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