Assange, l’estradizione sarebbe devastante per il giornalismo d’inchiesta

Amnesty International: “Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”.

Valerio Nicolosi

A 12 anni dalla pubblicazione di circa 700.000 documenti riservati o segreti, sembra si stia chiudendo la vicenda legata a Julian Assange e Wikileaks. La corte di Londra ha concesso l’estradizione negli Stati Uniti, dove l’attivista e giornalista australiano rischia fino a 175 anni di carcere, motivo per il quale una prima richiesta degli USA era stata respinta. “L’estradizione di Assange avrebbe conseguenze devastanti per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa fanno i governi in suo nome” ha dichiarato Agnès Callamard, della segreteria generale di Amnesty International che ha aggiunto: “Diffondere notizie di pubblico interesse è una pietra angolare della libertà di stampa. Estradare Assange ed esporlo ad accuse di spionaggio per aver pubblicato informazioni riservate rappresenterebbe un pericoloso precedente e costringerebbe i giornalisti di ogni parte del mondo a guardarsi le spalle”.

Dopo un contestato processo per stupro in Svezia, Assange è stato condannato e l’Alta Corte di Londra diede il via libera all’estradizione verso il paese scandinavo. Da quel momento, giugno 2012, Assange ha vissuto per 7 anni nell’ambasciata dell’Ecuador, paese che gli aveva concesso la cittadinanza, salvo revocarla e farlo arrestare dalla polizia londinese nel 2019. Da tre anni si trova nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, detta anche “la Guantanamo britannica” e si attende solo il benestare della ministra degli interni britannica, Priti Patel, per avviare il trasferimento negli Stati Uniti.

“Il Regno Unito è obbligato a non trasferire alcuna persona in un luogo in cui la sua vita o la sua salute sarebbero in pericolo. Il governo di Londra non deve venir meno a questa responsabilità. Gli Usa hanno palesemente dichiarato che cambieranno le condizioni di detenzione di Assange quando lo riterranno opportuno. Questa ammissione rischia fortemente di procurare ad Assange danni irreversibili al suo benessere fisico e psicologico” ha aggiunto Agnès Callamard.

In un carcere statunitense l’attivista australiano rischierebbe l’isolamento prolungato in un carcere di massima sicurezza, cosa che costituisce tortura o altri maltrattamenti vietati dal diritto internazionale. Le rassicurazioni fornite dagli Usa sul trattamento di Assange potrebbero essere revocate in ogni momento.

Le ripercussioni di questa scelta potrebbero toccare tanti paesi, tra cui anche l’Italia, dove pochi mesi fa sono emerse migliaia di intercettazioni a giornalisti che si occupavano del soccorso in mare delle ONG e della Libia. “Le ripercussioni dell’estradizione sarebbero enormi perché essa sancirebbe che è reato diffondere notizie di interesse pubblico, come nel caso di Wikileaks, e ne farebbe le spese tutto il giornalismo d’inchiesta, anche quello italiano” dichiara a MicroMega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. In Italia recentemente abbiamo assistito anche alle interrogazioni da parte di parlamentari di Italia Viva contro Report, che volevano bloccare la messa in onda di filmati compromettenti del segretario Matteo Renzi. Un modo di far pressioni sulla stampa ed evitare inchieste scomode, soprattutto nelle testate indipendenti che avrebbero difficoltà a sostenere spese legali per le querele.

 

(credit foto Xinhua/Li Ying)



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