Assange, l’ottobre di speranza degli attivisti per i diritti umani

Dopo “24H Assange” e “Surround the Parliament”, la mobilitazione per la liberazione del fondatore di Wikileaks prosegue. E l’Fnsi lancia la propria campagna contro l’estradizione.

Sara Chessa

Anche se il Premio Sakharov per la libertà di pensiero è stato assegnato al popolo ucraino – che era uno dei tre finalisti assieme a Julian Assange e alla Commissione Verità della Colombia – per tutta la giornata di martedì 18 ottobre sono proseguiti gli appelli degli attivisti per i diritti umani agli eurodeputati affinché il riconoscimento fosse assegnato all’editore di WikiLeaks. Il premio, conferito dal Parlamento Europeo a individui od organizzazioni che abbiano dedicato la propria esistenza alla difesa dei diritti umani, avrebbe potuto, secondo sua moglie Stella Assange e altri rappresentanti della campagna contro l’estradizione, salvargli la vita.

La maratona 24H Assange del 15 ottobre
Prima ancora che le caselle email degli europarlamentari venissero tempestate di appelli legati alla possibile assegnazione del premio Sakharov ad Assange, una maratona di eventi ha unito il 15 ottobre gruppi di attivisti da diversi angoli del pianeta in una staffetta di ventiquattro ore a sostegno della sua liberazione. Collegandosi in diretta, cittadini e organizzazioni hanno mostrato il loro appoggio per l’editore di WikiLeaks attraverso iniziative artistiche e interventi di personaggi pubblici che guidano la campagna per il suo rilascio. Il tutto, a una sola settimana di distanza dall’evento londinese che ha visto seimila persone creare una catena umana per richiamare l’attenzione della classe politica sul caso.

“[Sabato 8 ottobre] un’enorme folla, da tanti paesi del mondo – Italia compresa – ha circondato il parlamento britannico per dire ai parlamentari che la prigionia politica di Julian Assange li discredita e discredita anche il loro tanto decantato sistema di giustizia; sabato scorso [15 ottobre] c’è stata una folla ancora più grande, da oltre cinquanta città del mondo, che si è riunita virtualmente per gridare insieme ‘Free Assange’, in una maratona che è durata un’intera giornata”, ha detto Patrick Boylan, tra gli organizzatori dell’evento romano legato alla maratona. E ha aggiunto: “Si tratta di due eventi impossibili da immaginare un anno fa, quando regnava un silenzio di piombo sul caso Assange. Stiamo facendo breccia, continuiamo così”.

Il premio Sakharov. Chi ha candidato Assange

Per l’assegnazione del riconoscimento, intitolato allo scienziato e dissidente russo Andrej Sakharov, i gruppi politici del Parlamento o i singoli deputati possono nominare dei candidati, con il sostegno di almeno 40 firme da parte dei loro colleghi. La Commissione Esteri, quella per lo Sviluppo e la Sottocommissione per i Diritti umani del Parlamento Europeo si riuniscono in una sessione congiunta in cui le candidature vengono proposte. L’individuo o il gruppo a cui andrà il Premio Sakharov viene poi scelto dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi del parlamento europeo.

La candidatura dell’editore di WikiLeaks era stata presentata dall’eurodeputata Sabrina Pignedoli del Movimento Cinque Stelle. “Scegliendo Julian Assange fra i tre finalisti del Premio Sakharov 2022, il Parlamento Europeo si è schierato dalla parte della libertà di stampa e dei diritti fondamentali dei cittadini”, ha detto Pignedoli a MicroMega poche ore prima che il premio venisse assegnato. “Ora questo voto, che ha portato il fondatore di WikiLeaks fra i tre finalisti, è un segnale molto forte dell’interessamento istituzionale e politico su Julian: dimostra che per molti parlamentari europei, Assange è meritevole di questo premio, perché è un giornalista che ha difeso la libertà di espressione e i diritti umani, e per questo sta pagando un prezzo altissimo”, ha spiegato l’europarlamentare. Secondo Pignedoli, questa dimostrazione di vicinanza del Parlamento europeo deve essere tenuta in considerazione da chi può archiviare il caso. “La mobilitazione di grandi istituzioni sovranazionali può ora portare a ridare la libertà ad Assange, in carcere da tre anni e mezzo, in condizioni di salute precarie. L’Europa deve far sentire la propria voce, così come l’Onu e il Consiglio d’Europa”, ha spiegato.

Onu e Consiglio d’Europa sono, in effetti, due istituzioni che si sono già mosse per la liberazione di Assange. Un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, nel 2015, ha definito ufficialmente il confinamento di Assange come “detenzione arbitraria”, affermando che doveva essere liberato e compensato per gli anni di libertà perduti. Il rilascio di Assange è stato poi chiesto anche dall’allora Relatore Onu sulla Tortura Nils Melzer, autore del libro “Il processo a Julian Assange. Storia di una persecuzione”. Con questo testo, Melzer ha voluto proseguire il suo dovere di relatore indipendente quando erano ormai state percorse tutte le altre strade diplomatiche a lui possibili per denunciare l’ingiustizia rappresentata dal caso Assange. Il Consiglio d’Europa – che non fa parte dell’Unione Europea e comprende 47 stati, sia UE sia non UE – ha lanciato anch’esso il proprio appello all’inizio del 2020 attraverso la Commissaria per i Diritti Umani Dunja Mijatović e tramite la propria Assemblea Parlamentare, che ha approvato una risoluzione in cui si chiedeva la liberazione immediata dell’editore di WikiLeaks. Un passo cruciale, dato che il Consiglio d’Europa è la più importante istituzione del continente europeo in materia di diritti umani. Ieri poteva essere invece il turno dell’Unione Europea, che aveva la possibilità, attraverso il suo parlamento e l’assegnazione ad Assange del premio Sakharov, di unirsi all’appello lanciato negli anni scorsi da altre istituzioni.

La campagna dell’Fnsi
Dopo la maratona internazionale 24H Assange, un’ulteriore iniziativa sta per essere lanciata. Il 20 ottobre verrà presentata a Roma presso la sede della Federazione Internazionale della Stampa (Fnsi) la campagna internazionale “La mia voce per Assange”. I promotori raccolgono l’appello lanciato dal Premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel per la liberazione di Julian Assange. Oltre all’Fnsi, sosterranno la campagna l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (Anac), Articolo 21 e l’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico (Aamod), in collaborazione con le testate Avvenire, il Manifesto e il Fatto Quotidiano.

L’appello di Stella Assange e degli attivisti agli eurodeputati
Nella giornata del 18 ottobre, il gruppo Free Assange Italia e gli altri organizzatori di 24H Assange, raccogliendo un appello di Stella Assange, hanno invitato la società civile a scrivere alla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola affinché lei e i presidenti dei gruppi politici chiamati ad assegnare il Premio Sakharov prendessero in considerazione la candidatura di Julian Assange. I messaggi email inviati dagli attivisti sottolineavano in diversi modi che le fondamenta delle democrazie europee risiedono proprio in quel giornalismo investigativo libero a cui Assange ha dedicato la propria vita, accettando il peso dell’essere sotto costante minaccia di ritorsione da parte dei governi che ha “disturbato” quando ha reso il pubblico più consapevole della realtà dei crimini di guerra americani in Iraq e Afghanistan. Stella Assange, su Twitter, si è congratulata con il popolo ucraino, assegnatario finale del premio, affermando che la presenza di Assange tra i tre finalisti rappresenta già di per sé un importante messaggio inviato dal parlamento europeo. La speranza è che sia un passo ulteriore verso la possibilità di salvarlo dall’estradizione in uno stato che, come emerso dal processo spagnolo contro la società di sorveglianza UC Global e dalle inchieste di Yahoo News, ha progettato di avvelenarlo o assassinarlo in altro modo durante il periodo da lui trascorso presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra come rifugiato. Anche perché non vi è dubbio che quella vita, se salvata, andrebbe ancora a dedicarsi alla libertà di pensiero e al diritto alla conoscenza che ha servito finora.

(credit foto Vuk Valcic/ZUMA Press Wire)



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