Assistenti educativi, la legge della destra e le responsabilità della sinistra. Lettera di un lettore.

Pubblichiamo il testo che un lettore ci ha gentilmente inviato a commento dell’articolo “Assistenti educativi, la legge della destra che avremmo voluto dalla sinistra” di Germano Monti, pubblicato su Micromega.net il 22 giugno scorso; insieme a una lunga risposta dell’autore. Entrambi i testi contengono interessanti motivi di riflessione che ci sembra utile portare all’attenzione generale.

Redazione e Germano Monti

Ho letto l’articolo di Germano Monti sul Ddl 236/22 che propone il passaggio degli assistenti educativi alla autonomia e comunicazione alle dipendenze del Miur. Volevo fare alcune osservazioni, essendo un dipendente di cooperativa che lavora nel servizio di assistenza scolastica di cui si parla. È ovvio che sindacati e partiti di sinistra sono poco propensi a danneggiare le cooperative perché sono strettamente legati e collegati a quelle di “sinistra” (Legacoop) ed è quindi giusto stigmatizzare le loro “esitazioni” di fronte a proposte che si propongono di sottrarre alle coop il business dell’assistenza scolastica ai disabili. Però mi sembra eccessivo il credito che l’autore attribuisce al disegno di legge sostenuto da Fratelli d’Italia. Per bocca degli stessi “patriottici” promotori il progetto non ha fondi sufficienti a garantire l’assunzione di decine di migliaia di lavoratori da parte del Miur: si parla di un fondo di appena 200 milioni, il resto andrebbe trovato in seguito. Attualmente il servizio è finanziato in gran parte dai singoli Comuni, anche grazie alle imposte locali come l’Imu: è ipotizzabile che tutti i Comuni italiani cedano questi fondi (decine di miliardi di euro) al Miur? Oppure che lo Stato riesca a trovarli in altri modi?
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Inoltre non è chiaro, nel testo del progetto, quanti saranno gli operatori statalizzati e quante ore lavoreranno: attualmente si va dalle 6/8 ore settimanali per i neoassunti alle 32/34 per chi ha avuto la fortuna di essere assunto molti anni fa. Insomma, a mio modestissimo parere, questo ddl 236, anziché “un provvedimento a favore dei lavoratori” rischia di essere una scatola vuota, l’ennesima modifica normativa che prevede di creare qualcosa che poi non si creerà mai. Un po’ come avvenuto per l’internalizzazione degli assistenti al Comune di Roma, al tempo di Virginia Raggi, saltata non certo per l’opposizione della Cgil ma per una precisa scelta politica del M5S. Quando il M5S sosteneva l’assunzione degli assistenti al Comune e aveva la maggioranza assoluta per approvare quello che voleva. A gennaio del 2021 votarono una Delibera di Giunta che chiedeva al Dipartimento del Personale di inserire gli assistenti nella pianta organica del Comune; a marzo promisero 300 assunzioni. Poi fecero passare sette mesi senza bandire alcun concorso né fare altri passi avanti, in modo da arrivare alle elezioni e, implicitamente, l’assunzione al Comune diventò una promessa elettorale, non mantenuta a causa del misero risultato delle urne. Ecco, penso che con il DDL 236 andrà a finire nello stesso modo. Promesse allettanti per ottenere consenso e poi, nel migliore dei casi, dopo qualche anno, si riuscirà a fare un concorso per far assumere una piccola pattuglia di operatrici e operatori, tutti gli altri continueranno a combattere contro i soprusi e le illegalità contrattuali delle coop, di sinistra, di centro e di destra.
Piuttosto che fare riforme fantasmagoriche, basterebbe approvare una legge che fissi alcuni semplici paletti: obbligo per Comuni e Cooperative di applicare il CCNL, senza ricorrere a partite iva e con un tetto massimo percentuale di contratti a termine; creazione di un sistema sanzionatorio efficace contro le coop che non rispettano le leggi e sfruttano i lavoratori (con esclusione dagli appalti, un po’ come si fa per le aziende sospettate di avere legami con la mafia); definizione dei requisiti per il profilo professionale a livello nazionale e aumento di qualifica rispetto a quella attualmente riconosciuta dal Contratto Nazionale, grazie al quale io, con contratto regolare e dopo 13 anni di anzianità, prendo 9,15 euro lordi all’ora (giusto per precisare rispetto a chi pensa che i contratti nazionali siano meglio del salario minimo); previsione di un monte ore minimo di almeno 25/30 ore per ogni lavoratore in modo da garantire a tutti uno stipendio dignitoso. (Poi se un Comune volesse gestire in proprio il servizio sarà sempre libero di farlo). Una legge semplice che avrebbe certamente un costo ma di certo inferiore a quello del ddl 236 se applicato a tutti i 60.000 assistenti italiani attuali. Ma si sa che in questo paese le cose semplici non si fanno mai.

Risposta dell’autore:

Nella sua lettera in merito al mio articolo “Assistenti educativi, la legge della destra che avremmo voluto dalla sinistra”, Carlo Guerrero solleva dubbi sul Ddl 236/2022 per l’internalizzazione nel Ministero dell’Istruzione del servizio di inclusione scolastica degli alunni disabili, presentato dalla Senatrice di Fratelli d’Italia Carmela Bucalo e sostenuto dalla maggioranza di destra che attualmente governa il nostro Paese. Guerriero, inoltre, propone una sua lettura degli eventi e degli esiti della lunga battaglia condotta fra il 2019 e il 2022 dagli assistenti educativi romani per l’internalizzazione del servizio da parte del Comune, lettura che trovo inesatta e fuorviante, come spiegherò più avanti. Infine, Guerriero avanza alcune proposte “alternative” al DDL Bucalo.

Prima di rispondere alle questioni sollevate nella lettera di Guerriero, mi corre l’obbligo di notare come gli sia sfuggito l’aspetto centrale del mio intervento, vale a dire il sostanziale fallimento del sistema delle esternalizzazioni della gestione dei servizi pubblici verso aziende private, quali sono – a tutti gli effetti – le cosiddette cooperative sociali. Un sistema che, nel corso di decenni, ha prodotto sfruttamento e precarietà per lavoratori e lavoratrici, disservizi per l’utenza e un enorme sperpero di denaro pubblico. Un sistema adottato, parallelamente alla privatizzazione delle aziende un tempo pubbliche, da governi e amministrazioni locali di centrosinistra, anche con il sostegno di partiti che si definiscono “comunisti”. Personalmente, ritengo quel sistema non solo deleterio, ma irriformabile, per cui ben venga qualunque iniziativa che si ponga l’obiettivo di levarlo di mezzo. Il problema è che il DDL 236/2022 è stato partorito da una forza di destra? Io penso, al contrario, che il vero problema sia che quel DDL non sia farina del sacco di una “sinistra” che ha del tutto perso ogni rapporto con la sua naturale base sociale di riferimento e con i suoi stessi valori fondanti, immettendosi nell’onda liberista che ha caratterizzato gli anni che abbiamo alle spalle. Insomma, non è colpa di lavoratori e lavoratrici se la “sinistra” non fa il suo mestiere ed è la destra a farsi carico (in questo caso, almeno) della tutela dei lavoratori e del servizio pubblico.

Quanto ai dubbi sollevati da Guerriero su alcuni aspetti particolari, le risposte sono semplici. ln primo luogo, affermare che occorra trovare la copertura finanziaria è un’ovvietà, dato che nessun provvedimento – che sia nazionale o locale – può essere approvato senza tale copertura. La questione, semmai, è che sia compito delle forze politiche collaborare per trovare e mettere in campo le risorse necessarie e, personalmente, auspico che sia la maggioranza più ampia possibile ad impegnarsi in questo senso. Altrettanto ovviamente, l’obiettivo del DDL è la stabilizzazione di tutti gli operatori attualmente in servizio, come avvenuto qualche anno fa per gli ATA degli “appalti storici”. Quanto al tema dell’orario di lavoro, si tratta di una materia prettamente sindacale, dove – si spera – tutte le organizzazioni dei lavoratori facciano il loro mestiere, inserendo la nuova figura nel CCNL della scuola (è sufficiente un “addendum” integrativo a quello già in vigore) e individuando il corrispondente orario di lavoro, che – come già indicano i sindacati CUB e USB – non potrà differire sostanzialmente da quello dei docenti.

Devo fare alcune precisazioni sulla ricostruzione operata da Guerriero della battaglia condotta dal Comitato Romano AEC, unitamente a CUB e USB, per l’internalizzazione del servizio e delle lavoratrici e dei lavoratori presso il Comune di Roma. Premesso che quell’iniziativa è nata in un momento in cui era inimmaginabile mettere mano alla Legge 104/92 (che assegna la gestione dei servizi sociali agli enti locali) e proporre l’internalizzazione al Ministero dell’Istruzione, l’obiettivo del Comitato e dei sindacati di base era quello di internalizzare nell’ente locale titolare del servizio, appunto il Comune di Roma, togliendo di mezzo l’intermediazione delle cosiddette cooperative sociali. Come Guerriero certamente ricorda, il Comitato elaborò una Delibera di Iniziativa Popolare che venne poi depositata in Comune nel marzo 2019 con il sostegno di oltre 12.000 firme valide, più del doppio di quelle necessarie. Anche a seguito dello sciopero del 12 dicembre 2019, che aveva visto una partecipazione straordinaria (nonostante il boicottaggio della CGIL) e una grandiosa manifestazione in Campidoglio, l’amministrazione dei 5 Stelle decise di perseguire la strada indicata dal Comitato e diede vita ad un tavolo tecnico con lo stesso Comitato e i sindacati di base per definire i passaggi, nella comune consapevolezza che l’internalizzazione dovesse essere necessariamente graduale, visto che si trattava di più di 3.000 unità. Purtroppo, il sopraggiungere della pandemia, nel marzo successivo, portò all’interruzione degli incontri con l’Assessore Antonio De Santis e, soprattutto, ad una serie di conflitti con l’Assessora alle Politiche Sociali e Educative, Veronica Mammì, la cui gestione verrà ricordata come una delle peggiori nella storia del Comune di Roma. Di fatto, i contatti fra il Comitato e l’amministrazione 5 Stelle non ripresero più, tanto che il Comitato decise di portare al voto dell’Assemblea Capitolina la Delibera Popolare, cosa che avvenne il 16 ottobre 2020. La Delibera venne respinta dall’inedita convergenza fra la maggioranza dei consiglieri 5 Stelle e quelli del Partito Democratico, che votarono compattamente contro, mentre a favore si schierarono le opposizioni di destra, alcuni dissidenti dei 5 Stelle e l’unico consigliere di Sinistra per Roma, Stefano Fassina, che aveva sostenuto la battaglia per l’internalizzazione sin dall’inizio.

Dopo un iniziale smarrimento, il Comitato decise di tornare alla carica, stavolta con una Delibera di iniziativa consiliare depositata alla fine di dicembre da Fassina e da Agnese Catini, consigliera dissidente dei 5 Stelle e Presidente della Commissione Politiche Sociali. Nel febbraio 2021, dopo uno scambio di interventi sul quotidiano on line “Roma Today” fra l’Assessore De Santis e il Comitato Romano AEC, sono ripresi gli incontri del tavolo tecnico e, da quel momento in poi – contrariamente a quanto affermato da Guerriero – le cose sono andate avanti speditamente, anche con la scesa in campo personale della Sindaca Virginia Raggi con la famosa frase “Ci riprendiamo il servizio”. A marzo venne approvato dalla giunta Raggi il Piano Assunzionale 2021 – 2023, nel quale vennero inseriti i primi 300 posti da assegnare agli operatori scolastici e, a quel punto, per avviare le procedure concorsuali, era necessario modificare il Regolamento comunale del servizio di inclusione scolastica, interamente concepito sulla gestione esternalizzata alle cosiddette cooperative sociali. Nonostante la violenta opposizione della CGIL (che arrivò ad emettere ben quattro dichiarazioni in un mese contro il Comitato), la modifica del Regolamento approdò i primi di agosto al voto dell’Assemblea Capitolina, dove venne approvata all’unanimità, salvo una sceneggiata dei consiglieri del PD che uscirono dall’aula e non parteciparono al voto.

Come è andata a finire, lo sanno tutti. L’Assemblea Capitolina era ormai a fine corsa e le successive elezioni sono state vinte dal centrosinistra a guida PD, che – naturalmente – ha messo da parte il percorso per l’internalizzazione avviato dalla giunta Raggi e, anzi, ha approvato un nuovo Regolamento che conferma la gestione esternalizzata alle cosiddette cooperative sociali e precarizza ulteriormente lavoratrici e lavoratori. Questa è la storia, che ho vissuto personalmente in prima linea.

Per concludere: il sistema delle esternalizzazioni è deleterio e la natura parassitaria delle cosiddette cooperative sociali è ad esso strutturalmente insita, prova ne sia che i correttivi proposti da Guerriero in alternativa a quelle che definisce “riforme faraoniche e fantasmagoriche” sono già in essere da decenni: a Roma, per esempio, è in vigore dal lontano 2000 una Delibera di Iniziativa Popolare – anche quella volta promossa da lavoratori e sindacati di base – approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale di allora e tuttora richiamata in tutti i capitolati di appalto, che impone alle cosiddette cooperative sociali il rispetto del CCNL per tutti i lavoratori, sia soci che dipendenti, pena la revoca dell’appalto stesso. Prima dell’approvazione di quella Delibera – la 135/2000 – nelle cosiddette cooperative sociali il lavoro “atipico” era la regola, mentre ora rappresenta un’eccezione non sufficientemente sanzionata, perché i controlli dovuti da parte del Comune non vengono mai effettuati. E il problema non sono solo queste “eccezioni”, ma proprio un CCNL – concertato fra CGIL-CISL-UIL e centrali cooperative Lega, Conf e AGCI – concepito per favorire la parte datoriale, come ho spiegato nel mio articolo. Dunque, non posso che confermare e ribadire quanto già scritto: una sinistra degna di questo nome avrebbe dovuto essere promotrice di quanto, invece, sta facendo la destra e il solo modo di riguadagnare un rapporto con la sua base sociale in un settore che impiega 70.000 lavoratrici e lavoratori e coinvolge molte decine di migliaia di famiglie di alunni disabili è farsi parte attiva e propositiva nell’approvazione e implementazione di quel Disegno di Legge.

Foto Flickr | Jorge Franganillo



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