Condannato per blasfemia, dopo dieci anni Badawi libero

A dare l’annuncio la moglie del blogger saudita che però per altri dieci anni non potrà lasciare il Paese.

Cinzia Sciuto

Dieci anni anni di prigione, mille frustate e un milione di rial di multa (circa 244.000 euro): questa è la condanna che, il blogger saudita Raif Badawi ha finito di scontare ieri. A comunicare la liberazione la moglie di Badawi, Ensaf Haidar, che vive in Canada insieme ai figli e che da quando il marito è stato arrestato nel 2012 non ha smesso di tenere alta l’attenzione sul suo caso.

Badawi era stato condannato per blasfemia e apostasia. Badawi aveva infatti fondato “Free Saudi Liberals”, un forum online di dibattito su temi politici e religiosi che nel giro di poco tempo divenne molto noto. In questo spazio digitale Badawi portava avanti campagne per la libertà di espressione e i diritti delle donne e si era spesso espresso anche contro la polizia religiosa che si fa garante del rispetto della sharia in Arabia Saudita.

La condanna di Badawi aveva sollevato grandi proteste internazionali soprattutto dopo che il 9 gennaio 2015 fu frustato pubblicamente davanti alla moschea di al-Jafali a Gedda: 50 frustate, la prima “quota” delle mille che gli erano state comminate e che gli sarebbero dovute essere inflitte settimanalmente. L’indignazione internazionale è stata tale da indurre il tribunale a sospendere almeno questa parte della pena. Nel 2015, il Parlamento europeo ha assegnato a Badawi il premio Sakharov per la libertà di espressione e i diritti umani.

Ancora oggi 75 Paesi al mondo puniscono la blasfemia, con misure che vanno dalla multa (come accade ad esempio in Italia o in Spagna) fino alla pena di morte (come accade in Afghanistan, Arabia Saudita, Brunei, Iran, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Somalia). E se le diverse pene sono fra loro naturalmente incomparabili, il fatto stesso di considerare un reato espressioni che qualcuno considera offensive della sensibilità religiosa è un modo indiretto per sostenere la giustificabilità in linea teorica di questa che è a tutti gli effetti una limitazione della libertà di espressione. Il problema principale delle leggi contro la blasfemia è, come ha sottolineato Giovanni Gaetani su MicroMega+, che sono labili e inconsistenti: chi è che stabilisce se qualcosa è o non è blasfemo? In paesi teocratici come l’Arabia Saudita, qualunque critica non solo alla religione ma anche ai suoi rappresentati in terra è considerata blasfema e punita con pene, come abbiamo visto, severissime.

La libertà di Badawi comunque non è totale. Per altri dieci anni infatti non potrà lasciare il Paese, e dunque rivedere la sua famiglia che si è nel frattempo trasferita in Canada. Per questo il figlio ha chiesto al primo ministro canadese Justin Trudeau che gli venga data la cittadinanza canadese, in modo da poter presto rivedere il padre.

CREDIT FOTO: AMNESTY INTERNATIONAL

 



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