Bergoglio nemico di donne e gay

Nelle recenti dichiarazioni il pontefice ribadisce la linea della Chiesa: l’aborto è omicidio e il matrimonio è solo fra uomo e donna.

Cinzia Sciuto

Quando papa Bergoglio è in alta quota perde i freni inibitori che a terra lo fanno essere prudente e circospetto, e si lascia andare a dichiarazioni sperando forse che rimangano fra le nuvole. E invece le sue parole atterrano con lui. E sono parole pesanti che smentiscono ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la vulgata del papa “progressista”. Certo, per scoprire cosa ha detto bisogna leggere i giornali giusti: l’Avvenire, Libero, il Foglio. Già, perché la Repubblica e il Corriere della Sera, comprensibilmente in imbarazzo giacché da anni strombazzano la narrazione del papa progressista, titolano sulla parte più innocua del discorso del papa, quella sul cardinale Burke, novax finito in terapia intensiva.

E allora, rivolgiamoci alla fonte più autorevole per vedere invece le cose più significative che ha detto il papa. Il titolo dell’Avvenire non può essere più chiaro: “Il Papa: l’aborto è omicidio. Il matrimonio solo tra uomo e donna”. E riporta le testuali parola di Bergoglio: “L’aborto è più che un problema, è un omicidio. Chi fa un aborto uccide. Nei libri di embriologia alla terza settimana del concepimento tutti gli organi sono già formati. È una vita umana e va rispettata. Principio chiaro. E a chi non lo capisce farei due domande: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Scientificamente è una vita umana. E per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché se accettasse questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano”.

La storia del sicario (che sarebbe il medico che fa abortire una donna) è già stata usata da questo papa, niente di nuovo dunque. E il richiamo alla scienza è francamente del tutto strumentale: la scienza descrive un percorso biologico che inizia con l’incontro di due gameti e si conclude con la nascita di un bambino. Introdurre discontinuità in questo percorso è una scelta etica che va compiuta alla luce di diverse considerazioni (a partire dalla tutela della salute e della autonomia di chi una vita umana piena e compiuta lo è già, ossia la donna che la vita umana in formazione porta in grembo). Le parole del papa, pronunciate a pochi giorni dall’approvazione di una agghiacciante legge sull’aborto in Texas, che di fatto rende illegale l’aborto in qualunque circostanza (incluso stupro e incesto) oltre la sesta settimana (quando una donna spesso non sa neanche di essere incinta), chiariscono ancora una volta come la libertà, l’autodeterminazione e la libertà delle donne non abbiano posto nella dottrina della Chiesa.

Quanto al matrimonio, ecco le parole del papa: “Il matrimonio è un sacramento e la Chiesa non ha il potere di cambiare i sacramenti così come il Signore li ha istituiti. Ma ci sono leggi che cercano di aiutare la situazione di tanta gente di orientamento sessuale diverso. È importante che vengano aiutati, ma senza imporre cose che per la loro natura nella Chiesa non vanno. Se una coppia omosessuale vuole condurre la vita insieme, gli Stati hanno possibilità civilmente di sostenerli, di dargli sicurezza di eredità, di salute. I francesi hanno una legge su questo non solo per gli omosessuali, ma per tutti coloro che vogliono associarsi, ad esempio tre vedove che vogliono vivere insieme. Ma il matrimonio è matrimonio, è l’unione tra un uomo e una donna”. Il ragionamento di Bergoglio è ineccepibile sul piano dottrinale: per la Chiesa il matrimonio è un sacramento ed è possibile solo fra uomo e donna. Bene. Peccato che al papa sfugga che il matrimonio prima di essere un sacramento è un istituto civile ed è lo Stato, non la Chiesa, a stabilirne le caratteristiche. Non si vede dunque per quale motivo lo Stato non dovrebbe aprire il suo istituto agli omosessuali, come già in altri Paesi, lasciando naturalmente la Chiesa libera di celebrare il matrimonio religioso fra chi vuole lei. La confusione sul punto, specie in Italia, è alimentata anche dal fatto che nel nostro Paese i due istituti – il matrimonio civile e quello religioso – sono distinti sul piano del diritto, ma spesso coincidono sul piano temporale. Grazie al matrimonio concordatario, infatti, i preti sono investiti del ruolo di ufficiali civili e di norma in Italia contestualmente al matrimonio religioso (cattolico) viene celebrato quello civile. Val la pena ribadire che questa è un’anomalia che riguarda solo alcuni Paesi, fra cui l’Italia appunto. In altri Stati i due istituti rimangono separati e il matrimonio civile viene celebrato nelle sedi civili, di fronte a funzionari civili, di norma prima dell’eventuale rito religioso. Che agli occhi dello Stato, dunque, non ha nessun valore.

Chi sostiene la vulgata del papa progressista di fronte a queste posizioni palesemente reazionarie di solito risponde che ok è vero, Bergoglio è un tantinello conservatore sul fronte dei diritti civili, ma vuoi mettere sui diritti sociali? Chi è che ormai difende i diritti dei lavoratori? Chi è che si schiera in difesa della madre terra? Su questo punto due brevi osservazioni: la prima è che la distinzione fra cosiddetti diritti “civili” e “sociali” fa acqua da tutte le parti. Una donna lavoratrice che di fronte a una gravidanza indesiderata non sa cosa fare dovrebbe essere tutelata nella sua interezza: come lavoratrice senza l’incubo di sentirsi sotto ricatto e come donna pienamente in grado di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. La seconda osservazione è che il presunto progressismo sociale di Bergoglio è esso stesso una grande illusione. Come ha argomentato Marco Marzano, “su questo terreno la Chiesa si limita infatti ad auspicare che nella società non si producano conflitti insanabili, che i ricchi siano capaci di misericordia per i poveri, che le classi e i gruppi sociali convivano in armonia e senza troppe lacerazioni, che le persone non si impegnino così tanto a fare affari al punto di dimenticarsi di Cristo e soprattutto della sua sposa”. Soprattutto continua Marzano, “questo non è mai il terreno delle scomuniche o delle condanne esplicite”, come invece accade quando a essere in gioco sono i cosiddetti temi etici. Qui la Chiesa è pronta a scendere in campo con tutta la sua forza. E ne ha ben diritto, sia chiaro. Che sia però anche chiaro che, per chi ha a cuore i diritti (senza aggettivi), si tratta di un’avversaria.

 

(credit foto ANSA / Tiziana FABI / POOL / AFP)



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