Berlusconi e le donne, un’eredità pesante

È vero che è morta una persona e che, secondo costume, non si dovrebbe parlar male di un morto. Ma va ricordata la devastazione culturale misogina e sessista dell’“era berlusconiana” in mezzo alla quale, saldamente, ci troviamo.

Monica Lanfranco

Nella nostra cultura la morte sembra cancellare ogni lato sgradevole degli esseri umani: chi resta si sente quasi sempre, nello spazio pubblico così come in quello privato, in dovere di non “parlare male del caro estinto”.
Vorrei, al contrario, assumere una parte impopolare e sgradevole, e ricordare la devastazione culturale misogina e sessista dell’“era berlusconiana”, in mezzo alla quale, saldamente, ci troviamo: difficilmente riusciremo in tempi brevi a uscirne.
Il punto non è la relazione di Silvio Berlusconi con le donne: il punto è come sia stato possibile che, tranne qualche raro caso di opposizione e allarme, un paese europeo dell’occidente industrializzato abbia espresso un consenso così incontrastato verso la subcultura veicolata dall’elettrodomestico più diffuso nelle case italiane.

Con la televisione, che negli anni ’80 del secolo scorso il Partito comunista italiano non aveva compreso sarebbe stata la chiave di volta per ottenere l’assoluto potere, l’imprenditore entrò in ogni stanza, nell’intimità e nel subconscio del nostro paese e, quasi incontrastato, dettò le regole mercantili delle relazioni tra donne e uomini per almeno due generazioni, come plasticamente descritto in mezz’ora dal video di Lorella Zanardo Il corpo delle donne.

Il paradigma della tv commerciale delle tette e dei culi, delle veline e delle velone, di programmi come Uomini e donne e il Grande Fratello: l’impudicizia, la volgarità, l’etica e l’estetica del vendersi fatta sistema e valore, tranne poi, al G8 di Genova, pretendere che i panni stesi non fossero esposti, (in particolare le mutande del bucato), perché potenzialmente sgraditi agli ospiti internazionali.
A metà del 2009 Veronica Lario, allora moglie di Silvio Berlusconi scrisse una missiva nella quale stigmatizzava il comportamento del marito (aduso tra le altre cose a frequentare minorenni), iniziando così il rapido percorso che avrebbe portato al loro divorzio.

I giornali e le tv di proprietà del celebre marito si distinsero per un attacco neanche tanto subliminale contro Lario, descrivendola come invecchiata e addirittura sovrappeso.
L’ex presidente del Consiglio si era già reso famoso a livello planetario per avere, (di certo dimenticherò qualche perla), dato dal nazista ad un parlamentare verde tedesco; per il gesto delle corna dietro la nuca di un collega ministro in una foto ufficiale; per avere consigliato ad una giovane precaria di sposarsi con un uomo ricco, (magari suo figlio), per “sistemarsi”.
Erano già emerse le “cene eleganti”, la nipote di Mubarak era diventata un topos planetario e la cancelliera Merkel era stata definita “culona inchiavabile” da quello che oggi viene celebrato come uno statista degno di funerali di stato, in virtù purtroppo dell’inossidabile protocollo istituzionale.

A inizio dello scorso anno si era persino rischiato di ritrovarcelo come Presidente della Repubblica, e un gruppo di donne aveva lanciato un appello contro questa possibilità che comunque dimostrò come la normalizzazione della proposta fosse il fulcro del grande problema italiano: il dare per scontato (anche tra le forze politiche a sinistra di allora) che una figura come quella dell’ex presidente del consiglio e presidente di Forza Italia potesse comunque incarnare i requisiti per ricoprire la prima carica dello Stato, a prescindere da chi fosse e da cosa abbia significato nella vicenda politica italiana.
A dicembre del 2022 Berlusconi, mentre la giovane quasi moglie era seduta a mezzo metro da lui ad ascoltarlo, spronò la sua squadra di calcio a vincere con una allettante promessa: regalare un pullman di prostitute come premio per la vittoria. La parola esatta è stata “troie”. Una eredità davvero pesante con la quale fare i conti.

 

Foto Wikipedia | Andykappa



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