Berlusconi, fenomenologia di un mentitore seriale

“Il più grande piazzista d’Italia”, come lo definì Montanelli, alle prese con il primo governo di destra in Italia non guidato da lui.

Pierfranco Pellizzetti

Montanelli, che lo conosceva bene, lo aveva definito “il più grande piazzista d’Italia”.

Il guaio è che in questo quarto di secolo Silvio Berlusconi non ci ha venduto polizze farlocche o auto di terza mano, raccontandocele come se fossero affaroni. Bensì ha rifilato all’intera comunità nazionale sogni avariati e ingannevoli; diversivi a fronte dell’effettivo prosciugamento con destrezza del nostro capitale sociale, allo scopo di rimpolpare a livelli faraonici le proprie casse personali. Ed è costante motivo di stupore constatare che ancora l’8% dei nostri concittadini votanti continui a prestare fede a un tale spudorato mentitore seriale.

Comunque sbaglia chi dice che con Giorgia Meloni si è insediato in Italia il primo governo di destra. Perché il Berlusconi, per quattro volte Presidente del Consiglio (1994-1995, 2001-2005, 2005-2006, 2008-2011), è sempre stato intimamente un uomo di destra; e come tale ha governato, seppure maldestramente tendente al disastroso. Visto che un Paese complicato come l’Italia non lo si guida con le barzellette e analoghi diversivi. Magari una destra da bar sport, la sua: machista inveterato, protervo omofobo, recalcitrante alle regole e sistematico prevaricatore dei sottoposti, nella gag caricaturale del padrone delle ferriere. A meno non si intenda affermare che anche in questo caso si è trattato solo di pura e semplice finzione; perché l’unico principio in cui davvero crede questo assatanato ometto iomaniaco è ciò che gli conviene; senza remore o ripensamenti indotti da un soprassalto di decenza (parola di cui ignora il significato). Appunto, il tutto condito da un sistematico ricorso alla bugia, visto che l’insincerità è il suo tratto caratteriale prevalente. A partire dal proprio corpo, di cui mistifica persino la statura bassina facendo ricorso a scarpe con il rialzo. Senza dimenticarsi della capigliatura, di cui pretende di occultarne la caducità celandola sotto una singolare cuffietta di neoprene tipo tuta subacquea. Mentre si stende un velo pietoso sulle sue pretese performances da stallone, con relative erezioni decennali; improbabili già negli anni Novanta a seguito di interventi alla prostata (con presumibili innesti di protesi).

Dunque, una casistica disastrosa, che lascia intuire la presenza di un comprensibile complesso di inferiorità virato a superiorità; coltivato circondandosi di yes-man che ridono a comando e ragazze a tassametro pronte a magnificarne la straordinaria virilità. Un audience/harem che la condizione di riccone gli consente di acquistare un tanto al chilo, con l’effetto di credere lui stesso alle panzane che racconta. Sicché il servilismo di cui si circonda lo induce a ritenere che l’umanità intera sia composta solo da beoti; per cui insiste a propinare le sue bubbole anche a chi non è sul suo libro paga, inducendo crescenti fenomeni di rigetto. Da qui lo smarrimento quando scopre che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy non riescono a trattenere il riso solo al sentir pronunciare il suo nome. Un buffo naturale che non si rende conto di esserlo. Anche perché tale eventuale scoperta viene rimossa dalla parte in penombra della sua natura bipolare: la ferocia vendicativa, che si scatena contro chi abbia soltanto osato mettere in discussione le sue certezze, proprio perché fondate su una psiche friabile. Il nababbo compratore sistematico di corpi e anime, come ostentazione sprezzante della propria superiorità e munificenza, nasconde dietro al sorriso da paresi un’intrinseca cattiveria, interpretabile come reazione alla inconfessabile paura – lui, piccoletto e bruttarello – dei giudizi nei suoi confronti niente meno che del genere umano. Da comprare e asservire per esorcizzarne la minaccia presunta.

Me lo diceva esplicitamente un parlamentare di Forza Italia della prima ora, indignato per il modo in cui l’ex Cavaliere aveva liquidato, a mo’ di kleenex usato, il suo fedele cappellano e ghost writer Gianni Baget Bozzo; in quanto convinto che non gli servisse più: «bisogna prestare attenzione ai suoi cambiamenti di espressione. Magari quando racconta la sua solita storiella e ride insieme al capannello di ascoltatori entusiasti, con l’aria dell’amicone scanzonato. Ebbene, appena ha l’impressione che nessuno lo veda più, i suoi occhi – fino ad allora spensierati – cambiano di colpo. Assumendo lo sguardo assassino da predatore carnivoro del Cretaceo».

Il guaio è che, con il tempo, anche a un velociraptor cadono i denti. E quindi può finire a sua volta preda di una piccola lince dagli occhi azzurri. Specie se l’ha provocata tirando rozzamente in ballo “il suo uomo”.



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