Berlusconi, il Quirinale e la “zona grigia”

Nella confusione generale in cui tutti si sentono furbi, il più furbo di tutti, che ha denaro da spendere, rischia di vincere la partita con l’avallo della “libera” stampa.

Angelo Cannatà

Il 24 gennaio il Parlamento è convocato in seduta comune per eleggere il capo dello Stato. Votazione problematica, certo, ma rimasta per decenni sui binari d’una sopportabile conflittualità politica. Oggi non è più così: è malato un sistema dove il più furbo, il più ipocrita, il più cinico (non penso solo a Renzi) condiziona l’elezione della più alta carica dello Stato. Non va bene. L’elezione del Presidente dovrebbe avvenire nella massima trasparenza, ma s’è trasformata in bordello e compravendite e inganni che allontanano (insieme ad altre ragioni) i cittadini dalla politica. Riassumendo. Berlusconi racconta di candidarsi “per l’unità del Paese” mentre sa che la maggioranza dei cittadini non lo sopporta più. È una farsa, avallata da Salvini e Meloni che obbediscono a B. perché temono il suo potere mediatico. Finché il suo nome è in campo il centrodestra non ha la forza di muoversi in altre direzioni. A questo siamo: il ricatto è protagonista nell’odierna elezione del Presidente.

C’è poi il rottamatore. Quanta influenza avrebbe, oggi, in un’elezione diretta del Capo dello Stato? Zero. Eppure, lo intervistano e lo lusingano perché la sua capacità di manovra serve a chi controlla i giornaloni, la finanza, e l’economia del Paese, e mira, si capisce, anche al controllo della politica. È il sistema, di un Parlamento di nominati in mano a leader inaffidabili, a essere andato in tilt. Non funziona più. Anche a sinistra l’elezione per il Colle mostra l’inconsistenza della leadership di Letta inchiodato al nome di Mario Draghi. Si dice: posizionamenti, tattica, obiettivo di spaccare il fronte avversario. Abbiamo sentito di tutto. Ma è questo il punto: “di tutto” è troppo per l’elezione (che dovrebbe essere limpida) del garante della Costituzione. La verità è che nessun partito controlla all’interno i propri gruppi. È il caos. E B. rischia di avere partita vinta: “Nessuno può dettare legge in casa del centrodestra”.

È che dovrebbero dirlo i cittadini chi deve servire il Paese dal Colle più alto: fra sette anni sia il popolo a scegliere il Presidente, e finisca questa farsa indecorosa. Se ne renda conto (anche) il M5S che, nonostante la buona volontà di Conte, non sta toccando palla in questo gioco d’inganni che è l’elezione del Capo dello Stato, anche perché non ha compattezza interna: “non possiamo dare l’immagine di un Movimento spaccato” dice Conte. In verità c’è baraonda in ogni partito. E nella confusione generale in cui tutti si sentono furbi, il più furbo di tutti, che ha denaro da spendere, rischia di vincere la partita con l’avallo della “libera” stampa.

Sì, anche la “libera” stampa ha le sue responsabilità: Ezio Mauro s’è stupito per “le telefonate dei giornalisti stranieri increduli che Berlusconi possa salire al Colle” (Repubblica, 26-12-21). Chiedo: e se fosse anche il suo giornale a favorire la scalata di B.? Ad aiutarla nonostante qualche ottimo pezzo di Serra (cfr. Repubblica, 4-1-22). Cito al volo alcuni dati: se Eugenio Scalfari afferma che Berlusconi è meglio di Di Maio; se Stefano Folli tutti i giorni dà consigli alla destra; se Rep pompa oltremisura Renzi; se l’orientamento del quotidiano di Molinari è conservatore e B. è diventato (in decine di articoli e interviste) uno statista europeo, eccetera, di che si lamentano a Largo Fochetti? Un passo verso la chiarezza sarebbe difendere (veramente) i magistrati. C’è una buona occasione: il 21 gennaio, mentre il Parlamento s’appresta a eleggere il Presidente, B. dovrebbe sedersi sul banco degli imputati a Bari: processato per induzione a mentire nel caso delle cene eleganti. Andrà o invierà un certificato medico? Repubblica scriva che B. deve presentarsi in tribunale “perché tutti vedano qual è il luogo che più gli si addice”. Così facendo avrà diritto di indignarsi – come il Fatto – dell’eventuale elezione del Caimano al Colle. Ogni altra posizione è ambigua e di oggettiva complicità: la stessa che, nella società civile, attribuiamo alla “zona grigia”, utile alla mafia per i silenzi e le collusioni. Ecco: Repubblica, la coalizione d’interessi che rappresenta, e le cassi dirigenti extra-parlamentari che influenzano i partiti, sono la zona grigia in quest’ore decisive in cui 1008 grandi elettori s’apprestano a scegliere il capo dello Stato. Questo presepe non mi piace.

 

(credit image Edoardo Baraldi)



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