Berlusconi e la Verità in maschera

Nel 2008 Silvio Berlusconi volle “La Verità svelata dal Tempo” del Tiepolo come sfondo della sala stampa del suo governo. Ma il seno della Verità venne pudicamente vestito. Un atto di becero moralismo a indicare che la Verità di Berlusconi è, da sempre, mascherata.

Claudia Santeroni

Al bar se ne discute, il Paese ne parla, il mondo ci punta i riflettori addosso: l’ipotesi di Silvio Berlusconi al Quirinale è un trend topic, destinato a rimanere tale nelle prossime settimane. Anche se questo suo sogno pornografico non dovesse coronarsi, il solo fatto di aver reso teoricamente possibile questa fantascientifica eventualità, etichetta indelebilmente la grottesca fase storica che attraversa l’Italia, dove tra i pochissimi consessi di intellettuali o sedicenti tali da cui in proposito non si leva un lamento, figura, ça va sans dire, l’arte contemporanea.

Nonostante il sistema sia impegnato compulsivamente a commentare qualunque cosa, spesso di dubbia rilevanza culturale ma molto cool, non risulta aperta sui principali canali di comunicazione una discussione sul Presidente della Repubblica, come se il destino politico del Paese poco tangesse questo settore. E questo già sarebbe un fatto da rilevare, nuovamente, lo scollamento quasi completo che ha portato l’arte contemporanea a vivere disinteressata alle dinamiche dell’arte di governare.

Ma Silvio Berlusconi non è un candidato qualunque, è l’emblema e la causa di come si sia arrivati a un certo tipo di (dis)informazione e sovvertimento di ogni decoro istituzionale, e la sua ambizione e conseguente ufficiale candidatura al Colle più alto pare compiere irreversibilmente questa deriva.
Silvio Berlusconi è l’incarnazione della mescidanza di poteri, politico, economico e mediatico; un media tycoon in grado di influenzare l’opinione pubblica attraverso la pluralità di mezzi di cui dispone.
A nostro avviso, ogni ambito culturale dovrebbe impegnarsi, per quello che è nelle sue concrete possibilità, ad argomentare convintamente “perché no”, anche solo per l’istinto di preservare la dignità personale di sapere di non essere stati a guardare passivamente.

Per quanto riguarda l’arte contemporanea, forse da buon opportunista, adeguandosi senza farci caso,
l’impressione è che il timore di urtare la sensibilità di qualcuno, che significa paura di abbracciare tesi diverse da chi potrebbe prima o poi farci comodo, sia un ottimo deterrente per impedire l’aprirsi di una seria discussione rispetto a quanto sta accadendo attorno al Quirinale, oltre al fatto che interessarsi seriamente del bene pubblico e delle istituzioni pare démodé.

Per questa ragione, abbiamo pensato utile ricordare chi è Silvio Berlusconi rispetto all’arte, attraverso il racconto di un momento esemplare del suo rapporto con l’iconografia, concentrandosi sulla sua relazione perversa con l’informazione, la divulgazione di notizie, l’imposizione di un immaginario stereotipato.

Correva l’anno 2008, e Berlusconi aveva selezionato l’immagine de La Verità svelata dal Tempo del Tiepolo come sfondo alle conferenze stampa del suo governo.
Olio su tela del 1744 circa, l’opera rappresenta uno dei soggetti allegorici più cari all’artista, e allude alle qualità morali di equità e giustizia.

Già questi due fatti, menzionati uno di seguito all’altro, causano un cortocircuito di senso logico: il Presidente del Consiglio che ha strumentalizzato l’informazione asservendola alle sue convenienze, opta come scenografia dei suoi discorsi per un manifesto iconografico-simbolico di virtù. L’uomo che ha approfittato della carica che ricopriva per cucire le leggi attorno ai suoi interessi, individua nella raffigurazione della Verità l’allusione all’operato del suo governo.
Ma, soprattutto, il protagonista delle famose cene eleganti, perpetratore di un’idea svilente della donna, è colui che ritiene l’opera di Giambattista Tiepolo vada censurata: il seno della Verità, adagiata sulle nubi, viene pudicamente vestito.

Intendiamoci, non è stupefacente: Silvio Berlusconi è un grande ipocrita e un grande mistificatore, la sua stessa persona è simulazione ma, sebbene questo aneddoto rispetto alla sua articolata storia giudiziaria sia risibile, resta indicativo.
Nella storia dell’arte, la Verità viene infatti raffigurata nuda perché non ha niente da nascondere, è bella e senza veli. La menzogna, invece, è coperta.
Aver drappeggiato la figura della Verità non è quindi solo un atto di becero moralismo, ma piuttosto un’imprevista e incontrollata espressione dell’inconscio: la Verità di Berlusconi è, da sempre, mascherata.

 

(credit foto ANSA / ETTORE FERRARI / FRR)



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