Biden, l’Europa e la sinistra europea

Contro ogni previsione, Joe Biden ha detto e fatto più cose di sinistra, in pochi mesi, che i leader progressisti europei in decenni.

Mauro Barberis

Contro ogni previsione, Joe Biden, il politico più navigato e moderato della scena statunitense, ha detto e fatto più cose di sinistra, in pochi mesi, che i leader progressisti europei in decenni. È successo anche al G7 appena concluso, dove peraltro molte scelte erano obbligate e condivise sin da prima. Dopo la pandemia, l’agenda è questa: cooperazione sanitaria con tutti, lotta al riscaldamento globale, transizione digitale. Una sorta di nuovo Pensiero Unico che ha sostituito il liberismo precedente: almeno su questo la Dichiarazione di Carbis Bay, che ha chiuso il vertice, era prevedibile

C’erano dubbi, semmai, sulle relazioni con la Cina, unico punto di continuità con Trump. Biden ha fatto approvare un piano occidentale uguale e contrario alla Via della Seta cinese: aiuti tutt’altro che disinteressati ai paesi in via di sviluppo, non solo in vaccini ma anche in infrastrutture. Più articolato, e più vicino alle posizioni europee il compromesso raggiunto sui rapporti complessivi con la potenza asiatica: «rivalità» sui diritti umani, specie su Hong Kong e lo Xinjiang; concorrenza sui rapporti commerciali; cooperazione sul riscaldamento globale.

A questo punto, per la malmessa sinistra europea, la tentazione è salire sul carro di Biden, almeno sinché dura la luna di miele con l’opinione pubblica americana e internazionale. L’ha fatto Letta con l’imposta sulle successioni, altri hanno subito ripetuto persino gli altolà di Kamala Harris ai migranti latino-americani. Il rischio, qui, è ripetere a pappagallo slogan ormai accettati da tutti. Quando Draghi ha raccomandato, nel suo intervento al vertice, «L’attenzione ai più deboli e alla coesione sociale […] a partire dai giovani e dalle donne», cos’altro resta da aggiungere?

L’unica, per il Pd, sarebbe non solo intestarsi le ricette di Biden, ma mostrare di essere gli unici, nel desolante panorama politico nostrano, a essere in grado di applicarle e persino di arricchirle, con proposte concrete e originali. Invece, si preferisce festeggiare i risultati dell’ultimo sondaggio della Ipsos, che indica sì, inopinatamente, il Pd come primo partito davanti a Fratelli d’Italia e alla Lega, ma che conferma il centrosinistra, compresi M5S e quel che resta del renzismo, al 45%, mentre il centrodestra unito è ormai al 49%, a un passo dalla maggioranza assoluta.

Sondaggio per sondaggio, bisognerebbe leggere quello commissionato alla vigilia del G7 all’agenzia Global Progress, e condotto nei sette paesi del vertice più l’Australia. Pure lì si ripresenta il Pensiero Unico enunciato da Biden, e anche il favore per la nuova leadership statunitense, ma c’è molto più scetticismo sugli effetti pratici di entrambi. L’ottanta per cento degli intervistati concorda che dovrebbero essere i super-ricchi e chi s’è arricchito con la pandemia a pagarne i costi: bene, dunque, la minimum tax sulle multinazionali.

La maggiore differenza che trapela dal sondaggio Global Progress è fra ottimismo nordamericano e australiano, da un lato, e pessimismo europeo dall’altro. Delle tecnologie verdi, in Europa, si vedono soprattutto i rischi per redditi e occupazione; un primato futuro della Cina è dato per probabile; in Italia, poi, il solito terzo dell’elettorato si dichiara per l’uomo forte al comando. Paradossalmente, è come se sotto lo scudo rassicurante di Biden, ormai, potessimo anche permetterci un uomo o meglio una donna sola al comando: Giorgia Meloni, sempre più in sorpasso su Salvini.

 

(foto ANSA / Filippo Attili)



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