Blocco Swift: cos’è, cosa comporta e perché ormai è tardivo per fermare la Russia

L'arma, ormai spuntata, dell'Occidente avrebbe potuto fermare Putin ed evitare l'attacco all'Ucraina e, quindi, la guerra.

Alessandro Barba

Escludere la finanza russa dal circuito globale dei pagamenti bancari, in tre parole escluderla dallo Swift. È questo l’acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, ovvero l’insieme del sistema circolatorio delle transazioni commerciali internazionali.

Come funziona il sistema Swift

Ma come funziona questo sistema di “pagamenti sicuri” che una volta sospeso sarebbe capace di mettere in ginocchio le aziende russe? Innanzitutto, Swift è una società cooperativa fondata nel lontano 1973 con sede a Bruxelles su cui supervisionano sia la banca centrale belga ma anche la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea, per citare gli istituti più noti. Ed è un sistema di messaggistica sicuro che garantisce transazioni rapidissime (poche ore) con standard di sicurezza elevatissimi. Ad utilizzare questo Swift sono oltre 10mila aziende e istituti finanziari con oltre 40 milioni di messaggi al giorno scambiati. Al centro delle transazioni beni, servizi, materie prime e prodotti energetici. Insomma, vendite, acquisti e ordini di partite da capogiro che vengono veicolati e finalizzati grazie a questo sistema.

È il caso, ad esempio, delle transazioni legate all’acquisto di gas e petrolio da parte dei paesi occidentali al ritmo di circa 700 milioni di dollari al giorno che finiscono nelle casse russe. Come a dire che con l’acquisto di energia è l’occidente stesso che sta alimentando la campagna di occupazione in Ucraina, ma è davvero possibile chiudere i rubinetti relegando la Russia a una specie di reietta dei principali mercati?

I possibili effetti del blocco dello Swift alla Russia

La situazione è decisamente complessa, l’esclusione tout court dei Russi dal circuito internazionale rischia di generare due effetti. Il primo, a breve termine, riguarda le ripercussioni sui mercati finanziari di altri paesi, tra cui la stessa Italia, proprio per quanto riguarda i rifornimenti energetici che, gioco forza, verrebbero a ridursi. Il secondo effetto, questo a lungo termine e neppure troppo, sarebbe legato alle esposizioni di banche europee (Francia e Italia in primis) nei confronti di aziende russe.

Certo è che alternative possibili iniziavano a saltar fuori: alla paura estesa e condivisibile di uno stop alle forniture da parte del colosso Gazprom aveva teso la mano all’UE un altro colosso, stavolta Algerino. Sonatrach si era infatti reso disponibile a fornire più gas all’Europa attraverso il gasdotto transmed.

Sta di fatto che alla fine è passata una scelta intermedia, che al momento vedrà solo una parte delle realtà finanziarie russe escluse dal sistema Swift. Un segnale quello di USA, Regno Unito, UE e Canada più che una vera e propria azione su larga scala: l’efficacia di un’azione portata avanti a metà rischia infatti di limitare troppo i danni per le realtà russe con la probabilità elevata che quelle escluse dal sistema potrebbero utilizzare le restanti attive come veri e propri “intermediari”.

Se applicata su larga scala, al contrario, recherebbe danni sul breve periodo enormi all’economia russa costretta a quel punto a tornare a sistemi di transazione “lenti”. L’unico precedente è quello dell’Iran che nel 2019 fu escluso da Swift su pressione degli USA e perse circa il 30% degli affari con l’estero, un calo enorme ed improvviso per il PIL del paese.

Ma la scelta di evitare una sanzione decisa e totale vede sullo sfondo il timore che proprio paesi come Russia e Cina provino a sviluppare sistemi indipendenti. La prima nel 2014 aveva provato a creare un sistema analogo, poi naufragato per insufficienza di adesioni. Il paese della grande muraglia, invece, dalla sua già da tempo lavora alacremente a piattaforme digitali (yuan) e crypto asset. Ma attendere ed esitare non è forse la strada migliore nel mercato per poter avvantaggiare i concorrenti?
La sensazione è che l’invasione dell’Ucraina poteva essere evitata con una guerra lampo in chiave economico-finanziaria.

Credit Image: © Andre M. Chang/ZUMA Press Wire

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