“Boom”. La storia del movimento operaio sbarca su Instagram

Il progetto dello Spi-Cgil: un viaggio multimediale per trasmettere alle giovani generazioni il valore di un pezzo fondamentale della storia italiana.

M. F.

Come raccontare ai giovani il dramma della bomba neofascista a piazza della Loggia, esplosa il 28 maggio 1974? O l’eccidio di Stato dei braccianti di Avola, il 2 dicembre 1968, sulla statale 115, l’arteria che collega il piccolo comune siciliano alla provincia di Siracusa? E, ancora, la battaglia per il divorzio e la schiacciante vittoria del fronte del “No” al referendum abrogativo del 12 maggio 1974? Soprattutto “dove”: su quale piattaforma o mezzo riportare il traino esperienziale, i resoconti e le vicende che si sono date lungo la Prima Repubblica, senza peccare di pedanteria?

A porsi queste domande è lo Spi-Cgil, la categoria dei pensionati del sindacato italiano con più iscritti in assoluto. La risposta non si è fatta attendere.

Boom. Lotte, bombe e Rock&Roll è un viaggio multimediale nei gorghi del movimento operaio. Su Instagram. Inevitabilmente. Così da trasmettere il senso delle vittorie, delle sconfitte, dei patemi e le contraddizioni di un pezzo fondamentale della nostra storia. Il tutto distillato nei feed del social network, incasellato nelle stories o nei video lunghi di Igtv. Gli strumenti e le targhe digitali con cui parlare alle giovani generazioni. “Vogliamo provare a scendere sul loro terreno, utilizzando un linguaggio che gli sia il più possibile familiare. L’obiettivo è quello di portarli a conoscere un pezzo importante della storia del nostro paese, che noi abbiamo vissuto in prima persona e che loro conoscono poco o nulla, anche perché difficilmente viene studiato a scuola. Stiamo parlando di una stagione di profonde trasformazioni sociali, economiche, politiche e anche culturali che hanno cambiato il mondo”, afferma il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti.

 

 

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La vetrina di Zuckerberg e il malloppo del conflitto sociale e politico del secolo breve. Like e condivisioni: i pensionati della Cgil avevano già dato prova di sé sul web. Nel 2019, Pedretti era approdato su Reddit per dialogare con gli adolescenti, entrando a gamba tesa nel dibattito scaturito dal meme tormentone “Ok, boomer”. Il risultato? Un dibattito di 5 ore con 216 commenti. Durante i mesi del primo lockdown, invece, lo Spi ha letteralmente formato un esercito di “attivisti digitali” over 60 così da potersi destreggiare su internet e fare militanza online. A colpi di click e di post. Oggi, torna alla carica sulla piattaforma più popolare al mondo.

 

 

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Parola, allora, ai protagonisti dell’epopea operaia, che ripercorrono gli anni della loro giovinezza. E del riscatto in un mondo che detonava al miracolo economico, ribolliva al fermento culturale, ringhiava per un mondo più equo e dignitoso e si contrapponeva ai tentavi della conservazione di reprimere tali spinte. Semplicità e profondità, quindi, al servizio della divulgazione storica. Sfruttamento e liberazione. Il racconto di Boom è di parte perché tratto dalle file di un vero e proprio romanzo sindacale. L’epica Working class, parafrasando le teorizzazioni dello scrittore Alberto Prunetti: raccontare il mondo operaio dall’interno. Riallacciare i fili del passato e sintonizzarli sulle storture sistemiche del presente.

 

 

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Così i testimoni delle lotte del millennio precedente, acciuffati da Boom, a cinquanta o quarant’anni di distanza dai fatti, non si impressionano davanti ad una telecamera. Si accaniscono, parlano e discutono. Sono degli aedi. Luigi Caldarella, bracciante siciliano in pensione e militante del Pci, ricorda il Paese infervorarsi dopo il massacro di Avola. “Ci fu una grande solidarietà. Avemmo la solidarietà di tutta Italia. Gli operai del nord incrociarono le braccia. Gli studenti, durante la prima della Scala di Milano, buttarono le uova marce sulle signore vestite bene […]”, dice accennando un sorriso, sporgendosi dallo schienale della sedia, e agitando le braccia. I capelli brizzolati e il volto marcato dalle rughe, incorniciato sullo sfondo nero che caratterizza la cifra stilistica dei video lunghi di Boom. Antonio Quaquarella, invece, operaio in pensione, dice con orgoglio che il suo quartiere, San Basilio, una delle periferie di Roma, “nasce con una lotta e vive in una lotta”. Il presente e il passato: nel 1973, la rivolta per le case popolari e le pallottole della polizia che uccisero Fabrizio Ceruso. O lo stesso Ivan Pedretti, che nel 1974 era a Brescia nel folto del corteo che fu travolto dalla furia omicida della bomba neofascista. Il ricordo dell’odore di “carne bruciata” lo accompagnerà per tutta la vita.

 

 

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Boom vanta diverse collaborazioni in ambito editoriale e svariati contenuti già pubblicati sul profilo, in continuo aggiornamento. Oltre alle innumerevoli stories, che rievocano aneddoti e personaggi cardine dell’epoca. Come Enrico Berlinguer, segretario dal 1972 al 1984 del Partito Comunista italiano (Pci), e Luciano Lama, ai vertici del sindacato Cgil per oltre sedici anni. Oppure pongono delle questioni, interrogando gli utenti: cos’era la P2? O quale presidente della Repubblica si è dovuto dimettere per uno scandalo? (scorrendo le infografiche da quindici secondi, le risposte, anche qui, non si fanno attendere). Il materiale fotografico e le coperture video provengono dall’Archivio storico della Cgil nazionale e dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento operaio e democratico (Aamod). Il mix, come rivela il nome del progetto, è esplosivo.



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