Rivitalizzare i borghi storici. Un’iniziativa che parte dalla Sardegna

Il progetto “Luoghi letterari” lancia la possibilità per intellettuali di livello nazionale e internazionale di risiedere nei borghi sardi.

Pierfranco Pellizzetti

L’Italia, paese delle cento città e dei mille campanili, continua a trascurare l’enorme potenziale per rifare società e inventare nuovi sistemi di sviluppo/progresso rappresentato dai luoghi millenari, cresciuti attorno alle rispettive torri campanarie o a quelle dell’orologio: i borghi.

Grave dimenticanza, proprio mentre il modo di lavorare in remoto, imposto dalla Pandemia, e la crisi multipla che stiamo affrontando (energetica, economica, sociale, ambientale) suggerirebbero un’attenta riflessione sulle opportunità abitative, oltre che promozionali a scopo turistico, nonché di recupero di identità storiche, offerte dalla preziosa dimensione micro. Questo è quanto ci viene rammentato in contro-tendenza dall’iniziativa promossa da una regione appartata e unica quale la Sardegna (che non è Italia meridionale o insulare, ma solo se stessa, la Sardegna): il progetto “Luoghi letterari”, che ha lo scopo di far risiedere nei suoi borghi diversi intellettuali di livello nazionale e internazionale, per una serie di permanenze a scopo letterario.

Infatti, scrittori e scrittrici – tra cui Carlo A. Martigli, Valeria Gargiullo, Giulia Ciarapica, Michela Tanfoglio, Diego Galdino, Paolo Roversi, Eleonora Boggio – hanno vissuto per dieci giorni (dal 2 all’11 settembre 2022) nei comuni che hanno aderito con molto entusiasmo al progetto (Desulo, Ovodda, San Giovanni Suergiu, Sant’Anna Arresi, Dolianova, Villacidro). Alla fine dell’esperienza i visitatori “forestieri” produrranno racconti ambientati nei rispettivi punti della loro residenza, che verranno pubblicati in un libro che avrà distribuzione nazionale con l’editore Arkadia.

Dunque, oltre che letterario, anche un lavoro tra la ricerca etnologica e il folklore, tra il sapore antico di cibi genuini e l’incontro della cultura metropolitana con pratiche relazionali e di accoglienza immutate da tempi immemorabili.

Un contesto in larga misura ancora inesplorato; nella terra probabile punto di partenza quattromila anni fa di un contingente dei misteriosi “popoli del mare” (i Shardana citati dalle iscrizioni geroglifiche nelle pitture egizie, raffigurati con un corredo bellico analogo a quello dei guerrieri riprodotti nei bronzi nuragici); forse stazione di transito del misterioso popolo etrusco, come indurrebbero a ritenerla le ricerche del filologo Giovanni Semerano sulle affinità linguistiche – la koiné mediterranea – tra l’antico sardo e le etimologie etrusche dedotte dall’analisi delle iscrizioni presenti nella Tavola di Cortona o nel Cippo di Perugia.

Dunque, luoghi che hanno importanti e ricche storie da narrare, come gli altri mille borghi fioriti lungo l’intera penisole. Dove sarebbe auspicabile che l’iniziativa sarda venisse replicata. Anche per ovviare a quella perdita di memoria tipica di questa epoca, immersa nel tempo immobile dell’eterno presente.

In particolare, la letteratura sembra prestarsi più e meglio di qualunque altra forma artistica a quest’opera preziosa di recupero

Si pensi alla scoperta della Sardegna dopo Grazia Deledda, della Sicilia con i romanzi di Andrea Camilleri, della Basilicata con l’opera di Mariolina Venezia o la riscoperta del Portogallo attraverso il riconoscimento postumo del genio di Fernando Pessoa.

CREDIT FOTO: Sardegnaturismo



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