Calenda, Renzi e il “Mitico Centro”

Alla fine, la montagna ha partorito non uno ma due topolini. “Italia sul serio” alias “Polo del buonsenso” e “Noi moderati”.

Mauro Barberis

Alla fine, tutta la montagna di discorsi fatta sul Centro – questo animale mitologico che doveva scompaginare la politica italiana – ha partorito non uno, ma due topolini. Uno è “Noi moderati”, la lista di Brugnaro, Cesa, Lupi e Toti che, sorpresa dalla crisi e dalle elezioni anticipate, ha dovuto tornare all’ovile del Centrodestra, in sua assenza divenuto Destra-Destra. L’altro topolino, più ambizioso, è “Italia sul serio”, nome dato da Calenda a quello che Renzi chiamava “Polo del buonsenso”: unico esempio al mondo, a mia conoscenza, di partito bi-personale, unione di due partiti personali, ma soprattutto lista che, a differenza dell’altra, correrà da sola, cercando di rosicchiare voti, proprio come un topolino, a sinistra e a destra.

Qui di seguito mi limiterò al bi-partito Calenda-Renzi, più interessante per almeno tre ragioni. Intanto, il fatto che si presenti come un partito unico, e non come la coalizione fra Azione e Italia Viva: ma lì la spiegazione è semplice. Se avessero corso come coalizione, infatti, avrebbero dovuto raggiungere il 10% per entrare in parlamento; come partito, invece, gli basta il 3%, e oscillando nei sondaggi fra il 2 e il 4%, è persino possibile che ce la facciano. Poi, “Italia sul serio” sfida una legge psicologica: di solito, quando si uniscono due personaggi non così simpatici – Renzi ha ammesso di stare antipatico all’80% delle persone, ma Calenda può batterlo, se continua così – dovrebbero togliersi voti a vicenda, non aumentarli complessivamente.

Infine, il programma: perché per creare un nuovo soggetto politico, lo ammetterete, uno straccio di programma ci vuole, benché poi la gente non lo legga e voti – se vota – chi gli sta più simpatico. Bene, qui bisogna ammettere che il programma di “Italia sul serio” c’è:  solo che si chiama Agenda Draghi – questo il mantra ripetuto da Calenda – e lo stesso Draghi, che il bi-partito rivorrebbe a Palazzo Chigi dopo le elezioni, senza averglielo chiesto prima, a precisa domanda ha risposto che non lo sa neppure lui, cosa sia l’Agenda Draghi. Prima di chiuderla qui e passare a sport e gossip, infinitamente più interessanti, proviamo però a fare delle ipotesi.

A giudicare dal suo ultimo discorso in Parlamento, seguito dalla crisi di governo, Draghi era stato incaricato da Mattarella di realizzare il seguente programma. In politica estera, pieno sostegno a Ucraina, Nato ed Europa; sull’energia, rigassificatori, energie rinnovabili e piano acqua; sul fisco, riduzioni alle aliquote Irpef; sul lavoro, salario minimo piuttosto che reddito di cittadinanza; in politica sociale, correzione dei bonus dell’edilizia e riforma delle pensioni. Soprattutto, completare le riforme del PNRR per ottenere i finanziamenti europei e conservare la credibilità internazionale dell’Italia: che è poi la vera ragione per cui Renzi&Calenda rivorrebbero Draghi a Palazzo Chigi.

Bene, secondo voi in campagna elettorale si discuterà di questi problemi, concreti e urgenti, oppure, faccio per dire, di un nuovo miracolo italiano, delle pensioni minime a mille euro, del blocco navale davanti alla Libia, di una flat tax che farebbe pagare al mio fruttivendolo la stessa aliquota di Berlusconi? Tutta roba da cui il Terzo Polo, diamogliene atto, si sta disperatamente smarcando. Ma con una corsa elettorale tornata di fatto bipolare, e una comunicazione ormai tutta giocata sui social, quante probabilità restano, secondo voi, che la vocina del buon senso riesca a raggiungere le orecchie degli italiani?

 



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