Licenziati con una e-mail, i lavoratori GKN non si arrendono: “Pronti a ripartire con la produzione”

I 422 operai dello stabilimento di Campi Bisenzio continuano la mobilitazione. Li abbiamo incontrati all’esterno della fabbrica.

Valerio Nicolosi

“Quando abbiamo saputo via e-mail che la fabbrica era stata chiusa siamo arrivati davanti ai cancelli, li abbiamo forzati e ci siamo ripresi lo stabilimento proclamando l’assemblea permanente” racconta Marco Tavano, uno dei 422 operai della GKN Driveline di Firenze che dal 9 luglio sono in mobilitazione.

La GKN è parte dell’indotto FIAT e produce semiassi per molti modelli e, come tutte le fabbriche del settore automobilistico, il lavoro è sempre stato a ondate, spesso gestite grazie agli ammortizzatori sociali.Dal 2018 l’azienda di componentistica è stata acquistata dal fondo finanziario Melrose Industries, che ha avviato una ristrutturazione. “Non c’era sentore di questo licenziamento. Il problema è che queste multinazionali non sono interessate alla produzione ma al profitto. Non gli basta un 5 percento, vogliono il 20” aggiunge Marco Tavano.

La GKN si trova a Campi Bisenzio, un importante snodo industriale dove le larghe strade percorse da centinaia di TIR corrono lungo fabbriche e a ridosso di grande centro commerciale, il tutto a pochi chilometri dall’uscita autostradale.
“Da 25 anni lavoro qui e nonostante gli alti e bassi siamo sempre riusciti a mantenere il livello occupazionale. Oggi siamo concentrati nel salvare lo stabilimento. Se dovesse andare male sarebbe un problema cercare un altro lavoro. Ho un mutuo e una famiglia” racconta Michele Di Paola, un altro operaio presente al presidio che insieme agli altri alterna giorno e notte tra casa e fabbrica per proseguire la mobilitazione.Il livello di sindacalizzazione in questa fabbrica è molto alto, soprattutto nel settore dell’officina. Il Collettivo di fabbrica GKN Firenze è legato alla FIOM CGIL e da subito ha portato avanti la mobilitazione chiedendo al MISE un tavolo di trattativa sul posto e non a Roma. Il viceministro Alessandra Todde ha visitato lo stabilimento prima di andare in prefettura e svolgere il primo incontro e ha successivamente definito “irrispettosa” l’azienda, che ha snobbato il tavolo. A lei si sono accodati Eugenio Giani, Presidente della Toscana, ed Emiliano Fossi, sindaco di Campi Bisenzio.

“Da quando è cambiata la società siamo abituati a questi toni irrispettosi nei confronti dei lavoratori, siamo sempre stati trattati in questo modo dall’azienda, ora lo fanno anche con il Ministero, il sindaco e il presidente della Regione”, commenta Matteo Moretti, delegato FIOM della fabbrica che insieme al segretario nazionale Michele De Palma erano presenti al tavolo di trattativa.“Da quando siamo entrati abbiamo abolito le gerarchie, qui ci sono solo professionalità che potrebbero prendere in mano la fabbrica e portarla avanti, come abbiamo sempre fatto. Anzi, avremmo i costi del lavoro più bassi facendo a meno dell’Amministratore Delegato e del responsabile del personale” chiosa Moretti.



Per sostenere MicroMega e abbonarsi alla rivista e a "MicroMega+": www.micromegaedizioni.net

Altri articoli di Valerio Nicolosi

ActionAid lancia la campagna “Diritti in giacenza” per garantire a tutti, senza discriminazioni, l’accesso ai diritti fondamentali.

“La Libia non è un porto sicuro e le violazioni dei diritti umani sono sistematiche”. Centinaia di persone a Montecitorio contro il rifinanziamento della Guardia Costiera libica.

La straziante testimonianza di Sophia dall’inferno libico, dove l’Italia investe soldi per bloccare i migranti.

Altri articoli di Video

Prosegue la lotta degli operatori di Anpal Servizi per la stabilizzazione dei 400 dipendenti. Perché in Italia ad aiutare i disoccupati a trovare lavoro sono i precari.

Un libro illustrato per bambini racconta il fenomeno delle migrazioni e quel viaggio della speranza percorso da migliaia di profughi con un solo obiettivo: arrivare in Europa.

Dal G8 di Genova ai pestaggi e agli omicidi. L'avvocato delle famiglie Cucchi e Aldrovandi racconta cosa succede nelle aule di tribunale quando a salire sul banco degli imputati sono uomini in divisa. "Serve una vera legge contro la tortura".