“Capelli, lacrime e zanzare”: realismo (un po’ magico) in Zambia

Con bella scrittura e personaggi memorabili il romanzo della scrittrice zambian-statunitense Namwali Serpell sorprende dalla prima all’ultima pagina.

Daniele Barbieri

«Zt. Zzt. ZZZzzzZZZzzzzZZZzzzzzZZZZzzzzzzzZZzzzzzZZZzzzzo’ona». Zeta più, zeta meno comincia così la catturante saga di Namwali Serpell pubblicata nel 2021 da Fazi (830 pagine per 18,50 euri; traduzione di Enrica Budetta). E a dividere i paragrafi non c’è il classico asterisco o qualche pallino ma proprio una zanzara minuscola. D’altronde il titolo del romanzo non mente: le odiose succhiasangue Culicidae, Anopheles e Aedes – cioè zanzare varie: parliamo di oltre 3500 specie (soltanto 60 in Italia) – sono sempre al centro della trama quanto e forse più di capelli e lacrime. Però… niente spoiler.

Sorprende dalla prima all’ultima pagina la scrittrice zambian-statunitense Serpell. Chi cerca definizioni potrebbe parlare di «realismo magico» ma per la verità questa saga familiare – dal 1874 fino al 2024 – non costruisce un mondo fantastico parallelo a quello detto reale. Semplicemente ogni tanto (con Sibilla, in parte con il virus e nel finale) si apre una porta e alcuni personaggi passano in un mondo dove stranezze e impossibilità convivono con il nostro “banale” quotidiano: un’arte in cui il giapponese Murakami è maestro ma che anche Serpell mostra di saper coltivare. Ed è per questo che «Capelli, lacrime e zanzare» ha vinto premi come l’Arthur Clarke Award e Wyndham Campbell Literature Prize che di solito finiscono a opere di fantascienza e dintorni.

Bella scrittura e personaggi memorabili. Non ci sono controindicazioni a parte che oltre 800 pagine sono un bel peso da tenere in mano (soprattutto per chi è abituato a leggere su letti o divani anziché al tavolo) ma… con un buon leggio ogni libro diventa maneggevole.

Avete presente quella raccomandazione – attribuita ai più vari artisti – «lasciali sempre con la voglia di averne di più»? Chiuso questo romanzo di Serpell io sarei corso in libreria se mi avessero detto che era uscito un “seguito”.

Citabili?

«La cosa peggiore di tutte era la puzza di inutilità»: vale anche fuori contesto «Ogni famiglia è una guerra ma alcune sono più civili di altre» (l’ambiguità è voluta). Tutta la “battaglia” casalinga con i cartellini dei prezzi attaccati agli oggetti di uso quotidiano: sembra divertente ma dietro c’è un dramma. «Una voce che era come fare zapping». E tante altre frasi dove gli aggettivi e i sostantivi non hanno festeggiato le “nozze d’argento”; quando non si usa il pigro, comodo luogo comune anche chi traduce ha la sua fatica e il suo merito.

A proposito di certi egocentrismi: «Sembra che l’idea dell’intelligenza altrui – la consapevolezza che le altre persone abbiano una loro vita mentale attiva e che non siano mere proiezioni della propria – emerga fra i 4 e gli 8 anni». E c’è una bella provocazione su come certi «meccanismi della biologia animale» rispecchino (in tre modi: parassitismo, mutualismo e commensalismo) quelli della società umana.

La gelosia purtroppo esiste ma qui c’è una diversa sindrome, altrettanto pericolosa: «era un’idea di gelosia, un tic copiato dai film e dalle amiche».

Ah, Livingstone stava cercando il Nilo nel posto sbagliato, però non ditelo in giro. E se avete dubbi vi posso dare alcune conferme: Althea Gibson è davvero esistita come il musicista sudafricano Hugh Masekela e i comunisti Marx e Mao. Invece qualcuno mi illumini per favore su «il papa dei 12 giorni»: chi è? Ricordo quello dei 33 giorni, cioè Giovanni Paolo 1, ma questo campione di brevità non so chi sia.

Anche Ba Nkoloso – «mescolava scienza e favole, tecnologia arcana e filosofia occidentale» – o per essere più precisi Edward Festus Mukuka Nkoloso è un personaggio in gran parte reale. Ne avevo letto in un bel libro di Giorgio Rimondi (www.micromega.net/scusi-ha-detto-afrofuturismo) e coincidenza vuole che subito me lo ritrovi qui protagonista di molte pagine.
Se l’alfabeto termina con la zeta una ragione ci sarà. E comunque alla fine del libro capirete perché «umanità e zanzare, siamo un’accoppiata perfetta».



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