Caso Giambruno, la rivincita delle donne

Con una mossa sola, Giorgia è riuscita finalmente a liberarsi di un compagno insopportabile e a rappresentare per un giorno – domani tornerà la solita deplorevole leader di destra-destra – tutte le donne umiliate, disturbate o anche solo scocciate dalla nostra maschile invadenza.

Mauro Barberis

La prima chiave di lettura del caso Giambruno sta nello stesso mezzo con cui Giorgia Meloni ha piantato l’ormai impresentabile partner: Instagram. Oddio, sicuramente si saranno anche parlati prima, magari si saranno pure lanciati stoviglie, come usa offline. Ma il punto è che lei ha piantato lui, come avrebbe fatto oggi una qualsiasi follower della Garbatella, sugli stessi social che, da giovedì, diffondevano viralmente i famosi fuori-onda di Striscia la notizia. E qui, volendo, si potrebbe pontificare sul trasferimento in rete della politica, e delle nostre stesse vite; si potrebbe moraleggiare su una macchina della comunicazione che prima ti trasforma da nullità in star – Giambruno! – e poi, da un giorno all’altro, ti ritrasforma in nullità: Giambruno chi?
Una seconda chiave di lettura si trova comparando questa non memorabile vicenda alla storia di un altro leader che, verosimilmente, lascerà una traccia più profonda di Giorgia nella politica italiana: Silvio Berlusconi, lo sdoganatore non solo della destra-destra attuale, e della stessa Meloni, sua ministra a trent’anni, ma anche della politica-spettacolo in quanto tale. Che differenza c’è fra le due epoche? Ieri, e per vent’anni, abbiamo avuto un uomo solo al comando, con tutta una corte di donne – mogli, favorite, concubine, sino alle cene eleganti e al bunga-bunga. Oggi, invece, c’è una donna sola al comando, benché ampiamente rifornita di sorelle e cognati, che si libera in un colpo solo d’un partner divenuto di giorno in giorno più imbarazzante.

Poiché però, a voler essere sinceri, Giambruno non sembra più impresentabile di molti esponenti dell’attuale governo, non si può fare a meno di chiedersi perché sia stato proprio lui l’agnello sacrificale e non una donna, come l’ancor più impresentabile Santanché. Riprendendo la prima chiave di lettura, si potrebbero immaginare complotti di Mediaset e della sua dependance politica, Forza Italia, per colpire la Meloni. Dopotutto, lascia basiti che un’azienda seria – mica come la Rai – possa aver lasciato a uno sciupafemmine con il ciuffo una striscia pomeridiana di approfondimento, salvo crocifiggerlo come poi ha fatto l’inarrestabile Antonio Ricci.
Anche stavolta, però, il complottismo non porta lontano; al massimo, aiuta ad avvicinarci alla terza chiave di lettura, che riassume le precedenti. Mettiamola così: in tutti i posti di lavoro del paese, nelle fabbriche, nelle aziende, negli ospedali, nelle università, quante sono le donne che giornalmente subiscono avances infinitamente peggiori di quelle, mediamente ridicole, tentate dal povero Giambruno? Infinite. E se questa è la risposta, allora perché non immaginare che, in un colpo solo, Giorgia, forse già stufa da tempo e consigliata dal duo sorella-cognato, abbia voluto prendere due piccioni con una fava? (Benché qui “fava”, trattandosi di Giambruno, suoni malissimo).
Ignoro i sondaggi, non vivo sui social, dunque non posso dire di aver sentito levarsi il corale sospiro di sollievo di tutte le donne della penisola sia italiana sia indiana (dove pare che la nostra premier sia inspiegabilmente popolare). Ma la butto lì: con una mossa sola, Giorgia è riuscita finalmente a liberarsi di un compagno insopportabile, pare originariamente di sinistra, e a rappresentare per un giorno – domani tornerà la solita deplorevole leader di destra-destra – tutte le donne umiliate, disturbate o anche solo scocciate dalla nostra maschile invadenza.



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