Caso Pozzallo: il governo non rispetta neppure le proprie leggi

La vicenda di Pozzallo – i migranti rimessi in libertà da una giudice di Catania, perché il Decreto Cutro, che li rinchiudeva nell’ennesimo lager, violava i principi più elementari della costituzione, dei trattati europei e del buonsenso – avrà forse stupito qualcun altro: ma non i giuristi. Pozzallo getta una luce sinistra sull’ignoranza che ancora circonda i rapporti fra Italia e Unione Europea.

Mauro Barberis

Vogliamo dirla tutta? La vicenda di Pozzallo – i migranti rimessi in libertà da una giudice di Catania, perché il Decreto Cutro, che li rinchiudeva nell’ennesimo lager, violava i principi più elementari della costituzione, dei trattati europei e del buonsenso – avrà forse stupito qualcun altro: ma non i giuristi. Qui vorrei semplicemente spiegare perché, come farei con i miei studenti di Trieste, o con i bagnanti di questa meravigliosa prosecuzione dell’estate. Non per il fatto in sé, ma perché Pozzallo getta una luce sinistra sull’ignoranza che ancora circonda i rapporti fra Italia e Unione Europea.
Quando si aderisce a un Trattato internazionale, come ha fatto l’Italia con la Cee, oggi Ue, si mettono in conto costi e benefici. Nel caso, il beneficio di appartenere alla massima potenza commerciale del pianeta, mettendosi al riparo dai pericoli corsi da paesi come Turchia, Israele o Argentina: iperinflazione, progressivo impoverimento, lento scivolamento fuori dall’Europa e dall’Occidente. Benefici di fronte ai quali, stavolta, ci sono costi che al sottoscritto paiono in realtà vantaggi ancor più impagabili dei benefici: rispetto dei diritti individuali, indipendenza della magistratura, libertà dell’informazione.

Ora, tipico dei governi sovranisti è voler godere dei vantaggi senza pagarne i costi. Non Salvini, ormai patetico nel suo antieuropeismo, ma le teste pensanti della Lega e la stessa Meloni lo sanno perfettamente: il Decreto Cutro, taglieggiando i richiedenti asilo con la richiesta di cinquemila euro o, in alternativa, sbattendoli nei CPR, viola una dozzina di principi costituzionali e internazionali, alimentando pregiudizi anti-italiani molto più vecchi dell’Europa unita. Peggio ancora, non serve neppure a combattere l’emigrazione, bensì, come notava ieri Maurizio Maggiani, a rimetterla al centro dell’eterna campagna elettorale dei sovranisti.
Poi, come doveva succedere prima o poi, arriva una giudice e mostra che il re è nudo, dicendo alcune cose ovvie per chiunque abbia fatto qualche esame di diritto. La stessa Direttiva Accoglienza europea (2013), che secondo i sovranisti giustificherebbe il Decreto Cutro, delega sì ai singoli Stati l’accoglienza – non i respingimenti! – ma subordinandola ad alcuni principi neppure di diritto, ma di puro buonsenso. Uno Stato civile non può recludere la gente così, in massa, per mera decisione di un Questore, facendo pagare a tutti lo stesso pizzo, come uno scafista qualunque, senza prendere in considerazione situazione e motivazioni di ognuno.
Motivazioni talora risibili, in effetti, ma che la giudice correttamente riporta non per giustificare la decisione di liberare l’interessato, ma perché doveva farlo, anche solo per consentire il ricorso subito presentato dal governo a un giudice superiore. Il punto, semmai, è che la decisione amministrativa del Questore non violava solo la Costituzione e la Direttiva europea, ma lo stesso Decreto Cutro: il quale prevede un’autorizzazione del giudice che nel caso non c’era stata. È il diritto, bellezza: senza il quale non ci distingueremmo dalle democrazie illiberali, come Polonia, Ungheria e domani Slovacchia, ma neppure dalla Russia di Putin.
Polonia e Ungheria, già, che su temi come questi rischiano non solo sanzioni economiche, ma di essere sbattute fuori dalla Ue. Come potrebbe capitare anche a noi, del resto: quanti, in Europa, non aspettano altro che fesserie come il Decreto Cutro, per liberarsi finalmente di noi…

CREDITI FOTO ANSA/GIANFRANCO DI MARTINO



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