Catania: gli studenti di nuovo in fermento

Diritto allo studio, aziendalizzazione del sapere, disuguaglianza Nord-Sud, il ponte sullo Stretto, solidarietà al popolo palestinese: questi i temi che hanno spinto gli studenti del liceo Spedalieri a occupare il loro istituto. Questa protesta parla di una generazione creativa e pronta a lottare e ad affrontare di petto le derive repressive del governo.

Maria Concetta Tringali

Dopo Napoli, Milano, Venezia e Roma continuano anche a Catania le mobilitazioni degli studenti. È attualmente in corso all’istituto Spedalieri una protesta che da giovedì è diventata occupazione e che dovrebbe concludersi lunedì, con l’assemblea straordinaria già fissata per il giorno seguente. Il liceo classico, che da sempre in città è laboratorio di civismo e partecipazione, è in agitazione. Come nelle altre manifestazioni di questi mesi, neanche a Catania si tratta soltanto di denunciare le carenze della scuola (che pure sono sempre all’ordine del giorno, specie al Sud). I motivi stanno, nero su bianco, su un documento che i ragazzi e le ragazze hanno diffuso all’inizio dello sciopero.
Le parole che spiccano dai loro discorsi sono lapidarie. Da Strisce sovversive, la pagina Instagram del collettivo, affiorano termini come “consapevolezza, informazione, riflessione”, tutti nelle prime dieci righe del comunicato. I temi sui quali i ragazzi e le ragazze dello Spedalieri convergono sono quelli che coinvolgono i giovani – certamente – ma in fondo sono i temi di tutti. Dai tagli all’istruzione, alla progressiva aziendalizzazione della scuola, spinta verso l’idea della logica del profitto. Gli adulti sembrano i soli a restare sordi.
L’attacco che arriva frontale questa volta dagli adolescenti siciliani va letto per quello che è: un attacco diretto alla linea politica del governo. A Catania gli studenti e le studentesse denunciano intimidazioni e metodi repressivi – reagiscono quando il ministro Valditara intima l’applicazione delle recenti circolari in risposta alle occupazioni, come a Milano. E poi – con un gesto genuinamente politico – si schierano al fianco del popolo palestinese, senza infingimenti. Infilano, uno dietro l’altro, una serie di eventi che, letti in sequenza, bastano a dare l’idea dell’oggi: a partire dallo sgombero del consultorio ¡Mi Cuerpo Es Mio! che in città alle donne garantiva servizi fondamentali e gratuiti, e raccoglieva istanze e diritti. Parlano – gli occupanti – delle violenze di Napoli e Torino a danno dei manifestanti pro Palestina davanti ai cancelli Rai, dell’informazione e del servizio pubblico, dei venti di destra che riportano fantasmi in un ventennio che si sta dimostrando più difficile di quanto già non si fosse annunciato.
“La mancanza di risorse mortifica una realtà che avrebbe bisogno di maggiori investimenti, questi ultimi spesso elargiti ad altri settori, come quello dell’industria bellica o al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina per cui verrebbero stanziati circa diversi miliardi di euro, fondi che potrebbero sollevare il Mezzogiorno dall’arretratezza in cui riversa”. Dallo Spedalieri si accende un faro su una questione che forse alla gente andrebbe spiegata con più chiarezza: il Ponte sullo stretto i siciliani e i calabresi se lo pagheranno con i loro soldi, quelli del patto di coesione; mentre ferrovie, strade e altre infrastrutture resteranno nelle condizioni di fatiscenza in cui versano da decenni.
“L’Italia – continua il documento degli occupanti – risulta agli ultimi posti nell’UE per la spesa destinata all’istruzione che, in riferimento ai dati ISTAT del 2019, risulta essere pari al 3,9% del Pil, a fronte di una media UE del 4,7%. All’interno della legge di bilancio sono previsti copiosi tagli per una somma superiore a 50 milioni di euro, tra i quali spiccano una parte destinata al contrasto del fenomeno della dispersione scolastica nonché un’altra relativa alle agevolazioni finanziarie verso le famiglie che le richiedano. A rendere la situazione ancor più critica vi sono le ultime riforme previste dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, le quali contribuiscono all’ingerenza delle aziende all’interno dell’apparato scolastico”.
Il quadro è quello nazionale, insomma. Ed è raccontato dai nostri giovani che restano una priorità per la politica molto spesso solo a parole. Questa volta, tuttavia, sono loro a prendersi la scena contro chi li vorrebbe condannati all’ininfluenza. E puntano il dito verso quello che definiscono “rivoluzionario Liceo Made in Italy”, non senza ironia. Richiamano a gran voce il ruolo della scuola: “educare coscienze libere, partecipi e critiche”. A dire degli adulti, che hanno sostenuto la protesta catanese con un sit-in venerdì mattina, la situazione dentro la scuola è tranquilla, non ci sono stati danni, non ci sono tensioni tra i protagonisti che sono pacifici e collaborativi. I ragazzi e le ragazze dello Spedalieri focalizzano nel comunicato un obiettivo: “ribadire che questo gesto è volto alla creazione di un ambiente scolastico in cui tutti possano sentirsi liberi di pensare, creare, esprimersi e condividere”. Poco o nulla da interpretare nelle parole nettissime di chiusura del documento, se non il coraggio di una generazione che, troppo spesso, ci piace immaginare come persa, svampita o indifferente: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”.



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