“La morte ha vinto una volta, noi migliaia di volte”: Cecilia Strada ricorda papà Gino

Intervista a Cecilia Strada che da giorni si trova a bordo della ResQ: “Abbiamo salvato 165 persone. Essere qui e salvare vite è il modo migliore per salutare mio padre”.

Valerio Nicolosi

Quattro soccorsi in poche ore e 165 persone salvate, testimonianza di un respingimento dei libici e l’avvistamento di un barchino abbandonato con ancora oggetti dei migranti a bordo, probabilmente intercettato dalla cosiddetta Guardia Costiera libica e riportati a Tripoli. La nave ResQ dell’omonima ONG italiana nata lo scorso anno, ha completato la prima parte della sua prima missione. “Sono stati giorni lunghi e impegnativi e ora abbiamo 165 persone a bordo che abbiamo soccorso nei giorni scorsi, abbiamo bisogno di un porto sicuro” racconta da bordo Cecilia Strada, raggiunta da MicroMega per una video-intervista.

Nelle ultime settimane il Meditterraneo Centrale è stato lo scenario di soccorsi e respingimenti che hanno interessato migliaia di persone: come ogni anno, non appena le condizioni meteo lo permettono le persone tentano di fuggire dalla Libia e inizia il solito dibattito politico attorno a quella che viene chiamata “emergenza”.

“La vera emergenza oggi è essere a Kabul, Herat o nei centri di detenzione in Libia. Fin quando l’Europa continuerà a chiudersi nella sua fortezza mettendo i libici nel fossato al posto dei coccodrilli, la vera emergenza saranno i diritti umani” prosegue Cecilia Strada che aggiunge: “Mi ricordo una chiacchierata con mio padre a Khartoum, in Sudan, e mi disse che la morte alla fine vince sempre, ma una sola volta. Tutti gli altri giorni vinciamo noi e in queste ore noi abbiamo vinto 165 volte e abbiamo fatto quello che è giusto fare”.



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