La Cedu pone un freno agli ultraconservatori polacchi. Ma c’è poco da stare tranquilli

Il fondatore dell'organizzazione polacca ultraconservatrice Ordo Iuris non sarà tra i giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo. Ma chiunque abbia a cuore i diritti umani, e nella fattispecie quelli delle donne e delle persone lgbt, sa di non poter abbassare la guardia.

Ingrid Colanicchia

Il più importante quotidiano polacco, Gazeta Wyborcza, ha rivelato il 9 aprile che Aleksander Stępkowski, tra i fondatori dell’organizzazione ultra-conservatrice Ordo Iuris, non sarà uno dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). La rosa dei candidati polacchi alla Corte di Strasburgo, che comprendeva l’ex viceministro e portavoce della Corte suprema, è stata infatti respinta.

Per comprendere la portata dello scampato pericolo basti pensare che l’organizzazione da lui fondata è all’origine di diverse iniziative che in questi anni stanno facendo regredire la Polonia dal punto di vista dei diritti delle donne e delle persone lgbt.

È a Ordo Iuris che si deve infatti la proposta di legge del 2016 contro l’aborto, sventata allora dalle proteste che riempirono le piazze ma in parte ora diventata legge grazie alla modifica restrittiva approvata in gennaio (che limita ulteriormente la possibilità di ricorrere all’aborto, vietandolo in caso di anomalia fetale).

E sempre Ordo Iuris sembra essere dietro il progetto di legge, attualmente in discussione in Parlamento, volto a ritirare il Paese dalla Convenzione di Istanbul. Come rivelato dalla giornalista Claudia Ciobanu – entrata in possesso di una lettera inviata dal Ministero della Giustizia polacco ad almeno quattro governi della regione allo scopo di sollecitare un’azione comune (Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia) – il governo avrebbe già deciso la sostituzione della Convenzione di Istanbul con un trattato alternativo che vieta l’aborto e il matrimonio omosessuale e respinge l’idea che la causa principale della violenza domestica sia la disuguaglianza strutturale tra uomini e donne. Così ricalcando, sottolinea la giornalista, quanto previsto dalla Convenzione sui diritti della famiglia redatta da Ordo Iuris qualche anno fa.

E ancora, tra i mali indicati dall’organizzazione fondata da Stępkowski non poteva mancare l’istituto del divorzio, per contrastare il quale l’organizzazione ha avanzato diverse proposte legislative, come l’introduzione della mediazione obbligatoria tra i coniugi con figli minori. Entreranno anche queste nell’agenda dei lavori parlamentari? Secondo alcune attiviste i segnali ci sono tutti…

Non porto ulteriori esempi: l’organizzazione è talmente solerte da produrre iniziative e documenti a una velocità superiore a quella con la quale sto scrivendo questo articolo. Aggiungo solo che la carriera di Stępkowski (vice-ministro, presidente e ora portavoce della Corte suprema, candidato per la Cedu e domani chissà cos’altro) è ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, del sostegno di cui godono le idee sue e dell’organizzazione che ha fondato.

Il fatto che la Cedu abbia respinto la sua candidatura ci fa giustamente tirare un sospiro di sollievo, ma se questa battaglia è per ora vinta, lo stesso non si può dire di molte altre. In Polonia – e non solo – alcuni diritti faticosamente conquistati sono sotto attacco. Non possiamo abbassare la guardia neanche per un attimo.

 

Foto: Black Protest in Brussels 24 October 2016. Wiktor Dabkowski © Ansa

 

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