Charlie Hebdo “Mullah andatevene” una risata vi seppellirà

Commento allo speciale di Charlie Hebdo, edizione che rimette al centro la satira e il suo ruolo politico-sociale.

Maria Mantello

Il numero speciale del Charlie Hebdo (in edicola dal 7 gennaio) con le vignette contro il dittatore iraniano, apre con l’editoriale del direttore Riss: Il disegno satirico, guida suprema della libertà.

Nel gioco linguistico del titolo, Ali Khamenei è già detronizzato. La sua è menzogna. La libertà verità. Libertà contro dogma. Il disegno satirico squarcia il velo della mistificazione: la matita, le matite diventano falange di combattimento nel ruolo dissacratorio che la satira opera. La “legge” del precetto si sgretola. L’ordine gerarchico ribaltato nel vortice che il riso innesta.

Il riso è pericoloso perché spontaneo, irrefrenabile… Sanamente liberatorio ha un ruolo sociale perché ridicolizzando il potere, innesta processi analitico-critici per andare oltre la coltre della propaganda di regime. Diventa quindi strumento di lotta politica per far riaffiorare quella tensione che risveglia il sopito vento di libertà che – come affermava Kant – è la verità dell’essere umano: «Il diritto innato è uno solo: la libertà (indipendenza dalla costrizione) […] è quest’unico diritto originario spettante ad ogni individuo umano in forza della sua umanità» (Metafisica dei costumi).

E non a caso, il filosofo individuava nella autonomia e libertà dell’arte la capacità di risvegliare «l’immaginazione del possibile nel libero gioco delle nostre facoltà» (Critica del giudizio).

Di questo ruolo ne è ben consapevole la redazione del Charlie Hebdo, che per la ricorrenza del 7 gennaio (quando fu falcidiata nel 2015 dall’attentato jihadista) pubblica le caricature contro l’ayatollah Alì Khamenei a sostegno di quella rivoluzione, che iniziata dalle donne iraniane al motto di “Donna Vita Libertà”, sta diventando moto di popolo per abbattere la dittatura sharista.

Caricature prodotte da disegnatori e vignettisti per il concorso bandito dalla rivista stessa col titolo #MullahsGetOut (Mullah andatevene).

«Un concorso internazionale – recita il testodi caricature del leader supremo della Repubblica islamica dell’Iran. Simbolo di un potere religioso retrogrado, gretto e intollerante, Ali Khamenei è solo la guida di coloro che sono disposti a sdraiarsi davanti a lui. Vignettisti e caricaturisti devono sostenere la lotta degli iraniani che lottano per la loro libertà, ridicolizzando questo leader religioso di un’altra epoca e rimandandolo nella pattumiera della storia. Il progetto politico dell’Ayatollah Khomeini di creare una repubblica islamica è giunto al capolinea e ha dimostrato l’assurdità di voler governare una società moderna con precetti religiosi. La libertà a cui aspira ogni essere umano è incompatibile con l’arcaismo del pensiero religioso e la sottomissione a qualsiasi presunta autorità spirituale di cui Ali Khamenei è l’esempio più penoso. Alle vostre matite, perché Ali Khamenei sia l’ultimo degli Ali Khamenei che gli iraniani devono subire».

La rivoluzione della satira al servizio della libertà – giustizia – laicità. La funzione sociale dell’arte, rimessa con forza al centro, nella sua pura autonoma creatività.

Una sfida formidabile di matite che nella società del dominio della virtualità mediatica, rimette al centro la creazione individuale e il ruolo politico e sociale che la satira da sempre esercita.

Non sono mancate le minacce e le intimidazioni fin dall’inizio. Ma in appena quindici giorni arrivano al Charlie Hebdo 300 vignette, che la rivista seleziona sulla base di «originalità ed efficacia».

Vincitrici del concorso a pari merito 35. «Assegnare un primo, un secondo e un terzo posto – specifica Riss – avrebbe significato svalutare gli altri disegni, che hanno il merito di aver sfidato l’autorità che la presunta guida suprema afferma di rappresentare. E poi, quale ricompensa potrebbe essere all’altezza del coraggio di dire di no ai tiranni religiosi? Ne esiste però una che nessuno può comprare o regalare, per la semplice ragione che non ha prezzo: la libertà, semplicemente».

La copertina del numero è dello stesso direttore: una donna ben in carne con i capelli azzurri e che ride sorniona. Giace nuda con le gambe divaricate e fa scomparire dentro la sua vagina una fila di grigi e mesti mullah. La scritta: «Mollahs, retournez d’où vous venez!» (Mullah, ritornate da dove siete venuti!) A ricordare loro che quella vagina è natura e da lì sono venuti e lì devono essere risucchiati perché indegni del dono della vita che è donna.

Appunto: Donna Vita Libertà! Un grido che chiama al riscatto della dignità!

E vale anche contro l’ignavia e l’opportunismo di un Occidente che si preoccupa più delle relazioni economiche (per altro non sempre vantaggiose) piuttosto che del rispetto dei diritti umani.

 

Foto: collage dei disegni e della copertina del numero N° 1589 del 4 gennaio 2023 di Charlie Hebdo



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