Chi era Ivan Il’in, l’ideologo del fascismo di Putin

Ivan Il’in, pensatore fondamentale per il fascismo russo attuale, è poco noto e poco tradotto. Conoscerlo però è necessario per capire a quale sistema di ideali tende Putin, ideali così forti da giustificare ogni forma di violenza.

Antonio Vigilante

La guerra in Ucraina ha avuto tra gli effetti una sorta di conversione di massa alla geopolitica. Riviste come Limes, fino ad allora assolutamente di nicchia, hanno conquistato una posizione di primo piano nelle edicole e nelle librerie e gli schermi televisivi si sono riempiti di analisti più o meno preparati. Non si può dire lo stesso per la filosofia. E potrebbe essere un bene, perché negli ultimi tempi i filosofi italiani non hanno dato un contributo particolarmente apprezzabile alla comprensione degli eventi storici; e tuttavia resta una lacuna grave: perché quello che sta accadendo non è pienamente comprensibile se non se ne analizzano le ragioni ideali. Dietro ogni sistema di potere violento c’è una giustificazione ideale, un sistema ideologico che rende quella violenza non solo accettabile, ma perfino doverosa. E più è violento il sistema, più forte sarà il richiamo agli ideali.

Quale è la costellazione ideale e ideologica di Putin? Detto in breve, si tratta di questo: l’Occidente è corrotto, ha smarrito non solo i valori cristiani, ma anche la nozione naturale di bene, come dimostra l’accettazione sociale delle relazioni omosessuale. Questo smarrimento rappresenta un pericolo per l’intera umanità. La Russia ha la missione di combattere questo pericolo, perché depositaria dei sacri valori cristiani. “Andremo verso la morte, se l’umanità perderà la capacità di distinguere il bene dal male”, affermava il patriarca Kirill in una intervista di qualche anno fa, subito dopo aver deplorato il riconoscimento delle relazioni omosessuali in Europa.[1] E poco prima, interrogato sul potere spirituale della Russia, aveva detto: “Perché la Rus fu chiamata la Santa Rus? Perché il valore dominante principale era Dio, e la santità dell’uomo era vista come il risultato del riconoscimento della centralità di Dio”.[2] La Russia post-comunista, guidata dalla Chiesa ortodossa, interpreta sé stessa in questo modo. Se la Russia sovietica si pensava come un modello di civiltà e di organizzazione sociale per il mondo intero, ora che la storia ha mostrato quanto quel modello fosse improbabile è tornata la narrazione della Russia santa, che nel cuore caldo del suo popolo e nella sua fede ha conservato i valori cristiani di cui il mondo intero ha bisogno. La Russia, cioè, torna esattamente all’Idiota di Dostoevskij, quel principe Myskin che proclamava: “Bisogna che il nostro Cristo risplenda a difesa contro l’Occidente, un Cristo che noi abbiamo conservato e che loro non conoscono!” [3] Alexandr Dugin aggiunge a questo fondo un bel po’ di ferramenta filosofica raccolta in giro e costruisce un edificio bizzarro, che ha per base Julius Evola, René Guénon e Martin Heidegger, che già ha dato un grande contributo alla fondazione del fascismo islamico in Iran e, applicati un po’ alla rinfusa, diversi inserti presi dalle avanguardie, che aggiungono qualche nuance rossa a una base solidamente fascista. La sostanza non cambia: la Russia ultimo baluardo di civiltà contro l’Occidente corrotto e il neoliberismo, attraverso il quale la corruzione si diffonde in tutto il mondo come un cancro inarrestabile.

E poi c’è Ivan Il’in. Pensatore assolutamente fondamentale per il fascismo russo attuale, come è chiaro leggendo lo stesso Dugin, ma del cui pensiero non è facilissimo farsi un’idea esatta. In italiano su di lui esiste solo un libretto di Timothy Snider, Ivan Il’in. Il filosofo del neozarismo di Putin (Italia Storica, Genova 2022). Snyder è uno dei non molti storici americani che conoscono il russo, ma il contributo offerto con questo libretto, privo di qualsiasi indicazione delle fonti, appare modesto. Interessante è il piccolissimo editore che lo ha pubblicato in Italia: Italia Storica, una casa editrice e specializzata in storia militare il cui fondatore, Andrea Lombardi, vanta studi su Céline e una collaborazione, tra l’altro, a Il Primato Nazionale. Leggendo il libro di Snider viene il dubbio che l’editore italiano non l’abbia letto con attenzione prima di pubblicarlo, perché non si può certo dire che vi sia simpatia o affinità ideologica tra lo studioso americano e il filosofo russo.

Chi volesse leggere qualcosa di Il’in e non conosca il russo deve ricorrere all’editoria in lingua inglese. Anche qui c’è poco, ma un poco che forse è sufficiente per approcciare in modo non superficiale il suo pensiero e ragionare sul suo impatto sulla Russia di oggi. Edito da una certa Taxiarch Press, coedizione slovena-inglese, è On Resistance to Evil by Force, traduzione di un libro del 1925. Il’in aveva già abbandonato la Russia sovietica per impiegarsi a Berlino presso l’Istituto Scientifico Russo. Mentre stava scrivendo questo libro sulla resistenza al male attraverso la forza, racconta Snyder, Il’in visitò l’Italia “e pubblicò articoli pieni di ammirazione sul Duce”, al punto che il libro allo storico statunitense appare come “una giustificazione di un sistema emergente”.[4]

L’opera di Il’in intende essere una risposta alla filosofia della non resistenza al male di Lev Tolstoj, esposta soprattutto nel suo capolavoro filosofico. Il regno di Dio è in voi, del 1893 (opera notevole, e che grande impatto ha avuto sulla cultura europea per qualche decennio, e che oggi sembra più rimossa che dimenticata). Il grande scrittore russo vi affermava, appunto, la necessità di non resistere al male con la violenza, e al tempo stesso denunciava la violenza strutturale della Russia zarista, di cui la Chiesa ortodossa (che lo scomunicherà) costituiva un tassello fondamentale.

È dunque lecito reagire al male con la violenza? Poiché sia Tolstoj che Il’in si richiamano al Vangelo, la questione si pone in termini religiosi: un cristiano può reagire al male con la violenza? E posta così sembra che la risposta sia semplice: “io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”, insegna il Vangelo (Matteo, 5:39). E dunque ha ragione Tolstoj. Ma per Il’in le cose non sono così semplici. Cosa intendeva Gesù quando parlava di nemici? Ci sono i nostri nemici personali e ci sono i nemici di Dio. Il passo evangelico per Il’in si riferisce solo ai primi. Se qualcuno percuote noi, abbiamo il dovere morale e religioso di rispondere a quella violenza porgendo l’altra guancia. Ma non si può dire lo stesso dei nemici di Dio. Scrive Il’in:

“Cristo non ci ha mai chiamati ad amare i nemici di Dio, a benedire coloro che odiano e calpestano ciò che è divino, ad aiutare i seduttori blasfemi, a simpatizzare gentilmente con i molestatori ossessivi dell’anima, ad avere soggezione di loro e a desiderare ardentemente che nessuno si opponga alla loro malvagità”.[5]

Cristo stesso, del resto, minaccia i tormenti peggiori per coloro che saranno contro di lui.

È evidente che questo modo di rispondere alla questione sposta pericolosamente i termini del problema. Non si tratta più, solo, di legittimare dal punto di vista cristiano la resistenza a una violenza subìta. Il male ora diventa qualsiasi forma di opposizione a Dio. Violenti saranno tutti coloro che calpestano ciò che è divino, anche se non esercitano alcuna violenza personale sui credenti o su qualsiasi altra persona. In altri termini, Il’in non si limita a giustificare la violenza difensiva, ma richiede e giustifica in nome di Dio la stessa violenza offensiva. Attaccare chiunque sia contro Dio – ossia contro il cristianesimo e i suoi valori – è in realtà una difesa, perché il male nel mondo è una minaccia compatta che procede come un’infezione, e pertanto va combattuto in modo ugualmente compatto.[6] In un crescendo delirante si passa dal diritto di difesa alla lotta contro il male ovunque si manifesti, con toni da crociata. Lo stesso individuo che non sia in grado di disciplinare dentro di sé il male radicale dev’essere disciplinato dall’esterno, e non con la dolcezza, ma con la paura e il dolore.[7] Il crociato, colui che sopprime i malvagi, compie un’azione spirituale, e tuttavia il suo amore, l’amore che opera attraverso la spada, è solo negativo. Non si può negare, per il filosofo russo, che questa soppressione del malvagio comporti azioni impure. Uccidere, far scorrere il sangue, se occorre anche a fiumi, non è etico. Il vero credente, tuttavia, dovrà sottomettersi a questa colpa per il bene della causa di Dio, e potrà poi purificarsi “Il guerriero – scrive Il’in – come portatore della spada e il compromesso che compie impugnandola hanno bisogno di un monaco come confessore, una sorgente di viva purezza, di saggezza religiosa, un pleroma morale: qui egli riceve grazia nel sacramento e forza per le sue azioni, affila la sua coscienza, conferma il proposito di servire e ripulisce la sua anima”.[8]

Il soldato e il monaco. La spada e la preghiera. In Il’in viene in primo piano quello che mi piace chiamare dispositivo diabolico del cristianesimo, che è la ragione per la quale una religione che predica l’amore ha portato tanta violenza nel mondo e rappresenta ancora oggi una minaccia per la pace mondiale. Il male presente nel mondo è interpretato dai cristiani come espressione di un principio metafisico, il Diavolo, che è il nemico di Dio. L’umanità, dunque, si divide – diabolicamente – in due: chi è da Dio e chi è dal Diavolo. E poiché chi è dal Diavolo è nemico di Dio, non sarà possibile avere verso di lui quella gentilezza che il Vangelo richiede verso il nemico. Chi è il nemico? Chiunque sia associabile al Diavolo. In passato gli ebrei, i pagani, gli eretici, le streghe, alcuni popoli indigeni. Oggi gli omosessuali, che tanto spaventa la santa Russia.

Quando si legge della lotta di Putin contro il satanismo degli ucraini si resta increduli. O la cosa strappa un sorriso. Si tratta invece di un delirio che occorre considerare con la massima serietà, per comprendere cosa sta succedendo in Ucraina. Se le categorie che il potere russo usa per interpretare il mondo contemporanee sono quelle di Il’in – “Dal 2012, la politica russa verso l’Ucraina è stata fatta sulla base dei principi assoluti, e quei principi erano quello di Il’in”, scrive Snyder –[9] allora l’Ucraina e l’intero Occidente, fatte salve le oasi sovraniste e neofasciste che la Russia ha finanziato e sostenuto, sono letteralmente sataniche. Rappresentano un pericolo per l’umanità intera nella misura in cui negano la legge di Dio. E, come l’omosessuale, che non è in grado reprimere i propri impulsi e dev’essere dunque costretto dall’esterno con la violenza, così il decadente, depravato, corrotto Occidente dovrà essere costretto dalla santa Russia a ristabilirsi nella via del bene.

Sarebbe una ingenuità ridurre le ragioni della guerra in Ucraina a questioni religiose e filosofiche, ma sarebbe probabilmente una ingenuità anche maggiore non considerare la rilevanza che idee simili sul putinismo quale incarnazione ultima del fascismo.

 

[1] Patriarca Kirill, La missione dei cristiani nel mondo, a cura di Francesco Bigazzi, Mauro Pagliai Editore, Firenze 2018, p. 65.

[2] Ivi, p. 62.

[3] Fëdor Dostoevskij, L’idiota, traduzione di Licia Brustolin, Garzanti, Milano 2011, parte IV, capitolo 7.

[4] Timothy Snider, Ivan Il’in. Il filosofo del neozarismo di Putin (Italia Storica, Genova 2022, p. 21.

[5] Ivan Alexandrovich Iliyn, On Resistance to Evil by Force, translated by K. Benois, Taxiarch Press, Zvolen, Slovakia / London, England 2018, p. 123.

[6] Ivi, p. 149.

[7] Ivi, p. 153.

[8] Ivi, p. 207.

[9] Timothy Snider, Ivan In’in, cit., p. 51.

Foto Wikipedia



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