Chi ha il diritto di decidere sulla fine della guerra in Ucraina?

Chi debba avere l’ultima parola sulla fine della guerra scatenata dalla Russia di Putin è argomento dibattuto fin da quando è apparso chiaro che l’Ucraina non aveva intenzione di arrendersi.

Pancho Pardi

Chi debba avere l’ultima parola sulla fine della guerra scatenata dalla Russia di Putin è argomento dibattuto fin da quando è apparso chiaro che l’Ucraina non aveva intenzione di arrendersi. Con varietà di accenti, europei e americani hanno detto che la decisione finale apparteneva al paese aggredito e che in ogni caso qualsiasi soluzione non poteva essere perseguita contro la sua volontà. Questa posizione ragionevole, in linea con i principi del diritto internazionale, ha cominciato a essere messa in dubbio dal momento in cui Putin ha minacciato l’uso dell’atomica. A quel punto il diritto all’autodifesa ha dovuto misurarsi con la domanda: non sarà che la giusta risposta all’invasione ci porti tutti dentro la guerra nucleare? In realtà cautela estrema era già stata adottata dall’Ucraina: mentre era offesa ovunque in obiettivi militari e civili evitava il più possibile di colpire il territorio russo. Allo stesso modo la decisiva fornitura di missili da parte degli USA si atteneva al criterio di non inviare a Kiev strumenti in grado di oltrepassare i confini ucraini. Le rare volte in cui l’esercito ucraino, per autodifesa, ha colpito fuori dai propri confini, la Russia di Putin ha avuto la faccia tosta di definirli atti di terrorismo.
Nella generale asimmetria del conflitto e di fronte alla reiterata minaccia nucleare, i sostenitori della pace chiedono ai governi occidentali di smettere di inviare armi all’Ucraina. E in Parlamento, 5 Stelle in testa, ci sono gruppi orientati in questo senso. Tra loro qualcuno si chiederà se si può disarmare l’aggredito mentre nessuno disarma l’aggressore? Che Putin faccia strage è fatale ma è Zelensky che “non deve esagerare”. Così mentre appare normale la pretesa di Putin che il negoziato parta dal fatto compiuto della sua invasione, viene considerata temeraria la rimessa in discussione del dominio russo sulla Crimea. La prima è valutata posizione negoziale, la seconda azzardo suicida, non solo per l’Ucraina ma per il resto del mondo. Sembra di capire che per i sostenitori della pace il negoziato stesso debba essere asimmetrico. Atterrito dalla minaccia nucleare l’Occidente dovrebbe persuadere Zelensky a ridurre le sue pretese. Ma se l’Ucraina deve rinunciare al proprio atteggiamento intransigente mentre Putin cerca di farla letteralmente morire di freddo, che cosa le resta se non negoziare da una posizione di debolezza solo il risarcimento dei danni di guerra subiti? E date le premesse con quali prevedibili effetti? Conclusione: il paese aggredito si sarebbe difeso con coraggio e abnegazione solo per ottenere, in cambio del cessate il fuoco, il possesso delle proprie incalcolabili rovine? Molti lo pensano ma preferiscono non dirlo: era meglio arrendersi il primo giorno. Ma l’Ucraina non l’ha fatto e non lo farà. E se Putin alla fine butterà la bomba la colpa non sarà sua ma dell’Ucraina che non si è piegata?



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