Ci salveranno Avidità e Capitalismo. Bum!

Pierfranco Pellizzetti

Sarà pure un’inattendibile macchietta, però il premier inglese Boris Johnson ha fatto un certo scalpore dichiarando che per la salvezza dal Coronavirus vanno ringraziati il Capitalismo e l’Avidità. Dal punto di vista dell’atteggiamento mentale, l’esatto opposto di quanto l’altra sera diceva Fabio Volo, con quel suo modo candido e pacato, senza essere mai banale, di esporre i propri convincimenti: dal contagio pandemico dobbiamo uscire diversi, perché altrimenti sarebbero state inutili le dolorose prove affrontate, i tanti morti, i lutti che ci hanno colpito. L’obbligo di essere diversi avendo appreso sulla nostra stessa pelle quanto insensato e devastante fosse il come siamo arrivati a tanto. Soprattutto non casualmente. Viste le ormai evidenti concause epidemiche che addebitano le responsabilità del disastro proprio ai beniamini dell’ilare Johnson: la devastazione dell’ambiente e la soppressione del concetto stesso di bene pubblico, a partire dalla svendita della sanità.

Se è lecito personificare, la contrapposizione netta tra l’affermazione di una solidarietà riscoperta (Volo) e la pervicacia nel riproporre le screditate assiomatiche dell’individualismo possessivo. La mistificazione dei benefici effetti inintenzionali dell’egoismo, assicurati da una Mano Invisibile artritica già da quando fu tirata in ballo. E non vale la pena di accusare del misfatto ideologico, con cui per quasi tre secoli si sono spacciati accaparramento e disuguaglianza quali dispensatori di vantaggi collettivi, il presunto colpevole suo malgrado Adam Smith; il quale, da bravo moralista scozzese, considerava la sopravvivenza di valori mutualistici pre-capitalisti condizione irrinunciabile per il funzionamento dell’ordine capitalistico che andava imponendosi. Il fatto è che la “linea Volo” si sta rivelando tragicamente minoritaria, mentre è sempre più impetuoso il ritorno egemonico dei propugnatori alla Boris Johnson del metro plutocratico. L’inquietante corsa al passato dei nipotini di Reagan e Thatcher, cresciuti alla scuola di cattivi maestri compiacenti come Milton Friedman e Friedrich Hayek. La corsa alla restaurazione che accredita come unica ricetta possibile l’avidità capitalistica e le conseguenti graduatorie sociali, con in testa il privilegio e giù, giù fino al disprezzo dell’indigenza.

Dopo una breve eclisse indotta dal discredito, oggi tornano sulla scena gli ineffabili banchieri, acclamati come eroi lungamente rimpianti. Quelli che, nella crisi del 2011 a seguito del crollo di Wall Street, ottennero il salvataggio dei propri istituti da parte dei vari Stati e a fine anno passarono a dividersi le somme di denaro pubblico ricevuto sotto forma di benefit. Personaggi arroganti e spocchiosi, convinti di essere Master of Universe, che vanno in televisione come Lorenzo Bini Smaghi (quello che si era imbullonato alla poltrona della BCE) per formulare a muso duro la ferale domanda: devono essere i virologi a stabilire le priorità securitarie nella pandemia? E chi dovrebbe farlo? I banchieri, che da quarant’anni azionano la pompa aspirante che ha prosciugato le risorse dell’intero ceto medio occidentale? I signori del denaro come il loro confratello Mario Draghi che, accompagnato dal birignao adorante delle Concite De Gregorio, si è installato a capo del governo dei Migliori per l’annunciato “cambio di passo”. Ossia – tra condoni e aperture scriteriate – scelte a vantaggio di chi reclama la priorità del portafoglio rispetto alla vita e usa allo scopo qualche Matteo servizievole; politicanti intenti a crescere nei consensi vezzeggiando l’incoscienza plebea che si presume diritto alla spensieratezza.

Chi si opporrà all’assedio di questa nuova ondata irresponsabile, che ha sfiancato i Roberto Speranza fino a ridurli a tappezzeria per la conferenza del premier in cui si annuncia l’opposto di quello per cui si erano battuti?

Intanto Beppe Grillo si balocca con la sua creatura Roberto Cingolani; ministro della transizione ecologica che autorizza il ritorno delle trivelle Eni in Adriatico.

 

(credit foto 10 Downing Street, OGL 3 via Wikimedia Commons)



Per sostenere MicroMega e abbonarsi alla rivista e a "MicroMega+": www.micromegaedizioni.net

Altri articoli di Pierfranco Pellizzetti

Tra gli svariati rigurgiti in questi tempi di restaurazione dobbiamo subire anche il ciarpame della retorica militaresca.

Stiamo diventando sempre più cattivi? Ebbene sì, ma anche molto più vigliacchi e condiscendenti verso l’incattivimento.

Un focus su “Il capitalismo spiegato a mia nipote” (Jean Ziegler) e “Le passioni e gli interessi” (Albert O. Hirschman).

Altri articoli di Blog

Nei prossimi anni la politica italiana è attesa da diversi appuntamenti cruciali.

Il 21 maggio l’Italia presiederà il G20 sulla salute e assumerà una grande responsabilità per orientare la risposta internazionale alla pandemia.

Tra gli svariati rigurgiti in questi tempi di restaurazione dobbiamo subire anche il ciarpame della retorica militaresca.