Cinquemila sindacalisti della CGIL in udienza dal Papa: perché?

Il 19 dicembre 5mila sindacalisti, capitanati dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, saranno ricevuti dal papa in udienza. Una decisione sconcertante secondo la prima firmataria di "Le radici del sindacato", il secondo documento del Congresso nazionale CGIL.

Eliana Como

La notizia è che il 19 dicembre 5mila sindacalisti, capitanati dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, saranno ricevuti dal papa in udienza.
Quando abbiamo deciso che il secondo documento si sarebbe chiamato “Le Radici del Sindacato” non immaginavamo che nei successivi sei mesi avremmo affrontato discussioni sulla equidistanza tra destra e sinistra, sulla non pregiudiziale al governo Meloni. E, ora, sul pellegrinaggio dal papa, anzi da Sua Santità, come è addirittura scritto nella nostra circolare. Mi sa che quello delle radici diventa un tema molto più complesso di quanto non avessimo intuito all’inizio.
Provo a mettere in fila le cose: a partire dal fatto che la CGIL sia laica è scritto nelle prime 3 righe dello statuto. Stonava già l’udienza personale del segretario generale di qualche anno fa. Se c’è andato a titolo personale non lo so, di sicuro non lo avevamo deciso in modo collettivo. Come gli altri, lo lessi sul giornale. Comunque passi. Qui c’è di più, c’è in ballo l’organizzazione nel suo complesso.
Ora, che il papa abbia posizioni sulla povertà e sulla guerra più di sinistra di chiunque altro nel parlamento, attuale e precedente, è più o meno innegabile. Altrettanto innegabile, direi, che l’approccio del sindacato alla povertà è radicalmente differente da quello della Chiesa: noi lavoriamo per cancellare la povertà dalla storia, non operiamo solo per aiutare i poveri. E poi non posso dimenticare, proprio mentre a Roma sfilano decine di migliaia di donne, la pericolosa arretratezza sui temi che riguardano l’autodeterminazione delle donne, l’aborto, il fine vita, l’omosessualità e i diritti di autodeterminazione delle persone LGBT+.
L’operazione di andare in 5mila a cospetto del papa mette in discussione la nostra autonomia culturale, politica e di pensiero dagli apparati burocratici del potere cattolico, proprio in una fase storica in cui i diritti civili sono gravemente in discussione.
Peraltro faccio notare che si sceglie il papa ma si è dimenticato don Peppino, prete operaio di Pomigliano, che Landini conosce bene, perché lo ha visto ai nostri cancelli, nelle nostre lotte e nelle nostre vertenze. In questo caso si, avrei compreso e apprezzato un intervento del segretario generale contro la decisione recentissima del vescovo di Nola di spedirlo al confino, lontano dal territorio per cui, accanto a noi, ha lottato per anni.
Non voglio offendere nessuno di quelli che vorranno andare il 19. Io non andrò. E non perché temo di incenerire in chiesa. Per amore dell’arte visito più chiese io di una beghina di paese. Ma perché penso che sia proprio sbagliato tirare in ballo su questa cosa la Cgil. Taglia le nostre radici, proprio quando più ci servirebbero.
Guardate, i papi passano. La Cgil resta.
Dixit et salvavi anima mea…

Eliana Como, prima firmataria di Le Radici del Sindacato, secondo documento per il Congresso nazionale Cgil



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