Pandemia e mutualismo: il circolo culturale diventato ricovero notturno per senzatetto

In attesa che il mondo della produzione culturale e delle attività ricreative riconquistino i propri spazi, l’imperativo è rendersi utili alla collettività. L’esempio del circolo Sparwasser di Roma.

Rita Cantalino

Roma, via del Pigneto 215. Dietro una serranda gialla c’è uno spazio di circa 120 mq in cui fino a un anno fa si ballava, cantava, suonava, partecipava a dibattiti e incontri culturali. Negli ultimi mesi, invece, qui si dorme.
L’iniziativa Qui c’è Posto l’ha trasformato in un ricovero notturno.
Da fine gennaio a fine marzo il Circolo Arci Sparwasser ha infatti ospitato otto letti. Sopra questi, persone, sette delle quali senza fissa dimora, braccate dall’emergenza freddo della Capitale e senza un posto in cui aspettare la fine dell’inverno. L’altra, un operatore per assisterle.
Quando l’iniziativa è stata annunciata, il 25 gennaio, erano già dieci le persone decedute a causa del calo delle temperature: il piano per l’emergenza freddo del Comune restava inadeguato e persisteva il rifiuto ad aprire le stazioni per fornire riparo a chi vive in strada. Sparwasser ha rivisitato il proprio spazio, riuscendo a ricavare otto postazioni. Un numero non adeguato alla situazione, ma un segnale all’amministrazione, ogni anno alle prese con un’emergenza che, in quanto ricorrente, non dovrebbe più esser tale.
Per quasi due mesi il circolo ha messo a disposizione i propri spazi e una rete di volontariato che ha curato ogni aspetto dell’accoglienza per gli ospiti, nel rispetto delle misure di contenimento del contagio.

Calore Umano

La campagna di raccolta fondi a sostegno dell’iniziativa ha raggiunto in poco più di 24 ore la cifra destinata all’investimento iniziale. All’appello per la preparazione dei pasti hanno risposto in più di duecento; a questi si è unito personale sanitario che ha offerto gratuitamente prima assistenza e tamponi. Numerosi esercenti del quartiere hanno donato pasti, da una ditta locale sono arrivati reti, materassi, cuscini, lenzuola e coperte.
L’iniziativa ha presto raccolto l’attenzione mediatica e generato l’attivazione di altri spazi che l’hanno riprodotta in altri quartieri della città (Testaccio ed Esquilino), riempiendo di senso lo slogan scelto: Calore Umano, in risposta all’emergenza freddo e al silenzio agghiacciante delle istituzioni.

La risposta delle Istituzioni

Il 23 gennaio (due giorni prima dell’inizio delle attività) è partita dalla casella pec dell’associazione una comunicazione ufficiale indirizzata al Presidente e all’Assessore ai Servizi Sociali del Municipio V (quello di riferimento del circolo), alla Polizia Locale e alla Sala Operativa Sociale del Comune, istituzioni competenti in materia, che annunciava il cambio provvisorio della destinazione del locale, indicando data di inizio e fine dell’attività.
Ne è seguito un silenzio lungo ventitré giorni, nonostante il riscontro mediatico suscitato e malgrado in molte interviste i promotori abbiano sottolineato l’assenza di risposte e supporto istituzionale. Dopo poco più di tre settimane il silenzio è stato interrotto da una pec. La Direzione dell’Unità Organizzativa Amministrativa e Affari Generali del V Municipio informava la Presidente dell’associazione che, avendo appreso del cambio di destinazione d’uso dei locali, avrebbe provveduto ad avviare l’iter di revoca della SCIA, autorizzazione necessaria alla somministrazione di cibi e bevande. In pratica, al termine delle attività di Qui C’è Posto, si paventava per il circolo lo spettro della chiusura, dovendo rinunciare a una importante quota di entrate.
A seguito della denuncia pubblica c’è stato il dietrofront istituzionale: dopo aver appurato che attività, modalità e tempistiche erano state correttamente comunicate, il Municipio ha revocato il provvedimento e contattato la dirigenza per scusarsi dell’antipatico pasticcio frutto di automatismi burocratici e pec mai aperte.

Qui c’è posto

Le attività – inizialmente previste fino alla metà di marzo – con la nuova zona rossa nel Lazio proseguiranno fino al 31 marzo, garantendo ospitalità a sette persone per notte. Il gruppo, composto perlopiù da uomini che hanno perso tutto con il primo lockdown, è progressivamente cambiato nel corso delle settimane, alternando nuovi ingressi. Il reclutamento degli utenti è avvenuto attraverso strutture che si occupano abitualmente di accoglienza come la Comunità di Sant’Egidio e ogni ospite, arrivato presso la struttura, è stato sottoposto gratuitamente a tampone. Gli ospiti con esito negativo erano accolti e potevano restare fino a che ne avessero necessità.
Così ogni giorno alle 18, mentre i locali di tutta Italia chiudevano le proprie porte, la serranda gialla si sollevava e cominciava il via vai di volontari con cene, pranzi al sacco e ogni necessità che si ponesse. Agli ospiti sono infatti stati forniti abiti caldi ma anche supporto medico, legale e burocratico. Al mattino gli ospiti uscivano, il locale veniva sanificato e le sue porte si chiudevano fino a sera.

Il circolo Arci Sparwasser

Già nel corso del primo lockdown Sparwasser aveva lanciato “Casa Pigneto”, un progetto di quartiere. Anche in questo caso quasi in duecento avevano risposto all’appello per organizzare una rete a supporto di chi fosse in difficoltà: consegna di spesa a domicilio per i soggetti più fragili, raccolta e distribuzione di smartphone, pc e tablet, sportello psicologico e legale, supporto per domande di bonus e buoni spesa sono state alcune delle attività introdotte. Insieme al quartiere, da ormai un anno il circolo ha affrontato la sospensione delle proprie attività intensificando quelle di mutualismo.
In attesa che il mondo della produzione culturale e delle attività ricreative riconquistino i propri spazi, l’imperativo è rendersi utili alla collettività ridisegnando un nuovo modo di fare socialità al servizio della comunità.

 

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