Durigon è fuori dall’Italia civile. E Draghi complice per omissione

La nostra Costituzione, alla quale giurano fedeltà ministri e sottosegretari, è una Costituzione antifascista. Con la proposta di intitolare un parco di Latina al fascista Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, il sottosegretario Durigon è dunque uno spergiuro. E, per ogni minuto che rimane al governo, Draghi è complice per omissione.

Paolo Flores d'Arcais

Il sito Lazio della Lega riporta in diretta alle 12,12 del 4 agosto, dal Lido di Latina, il comizio di Salvini, introdotto da Claudio Durigon, sottosegretario alle Finanze del governo Draghi. Che per presentare Salvini, patriota del “prima gli italiani”, che vuole riportare l’Italia alle sue radici, propone che il parco di Latina ora intitolato a Falcone e Borsellino, perda questa brutta nomea e torni a chiamarsi orgogliosamente Parco Mussolini (Arnaldo, il fratello di Benito, di idem sentire). Mentre scrivo (12,07 di venerdì 13 agosto) sono dunque passati già diciottomilasettecentoquindici minuti da quella affermazione che piomba il sottosegretario Durigon fuori dell’Italia civile. Dunque diciottomilasettecentoquattordici minuti di troppo rispetto alla doverosa reazione con cui il presidente Draghi, questo premier dei miracoli, avrebbe dovuto metterlo alla porta. Anche a Draghi, infatti, dovrebbe essere noto che il legame che ci rende con-cittadini, tutti italiani, insomma il “con” che ci unisce in una comune patria, in democrazia si chiama Costituzione, e la nostra è una Costituzione antifascista, dichiaratamente antifascista, alla quale giurano fedeltà ministri e sottosegretari. Dunque il sottosegretario Durigon è spergiuro, e il premier dei miracoli Draghi da diciottomilasettecentodiciotto minuti suo complice per omissione (come fervente cattolico e ottimo allievo dei gesuiti Draghi sa perfettamente che si pecca per atti ma anche per omissioni). In quanto a Falcone e Borsellino, sono sicuro che Draghi li ricorderà commosso, come esempi sommi di italiani ideali, al prossimo giro di commemorazioni.

Diciottomilasettecentodiciannove (il tempo scorre) minuti di vergogna che Draghi non potrà mai cancellare dal suo curriculum morale, anche se le turbe di cheerleader mediatiche, scherani e altri giornalisti d’ordinanza che consumano il loro epitelio più sensibile nel leccargli l’orifizio anale, non ne faranno mai menzione (la volgarità dell’espressione è volutamente assai più castigata dell’indecenza dei fatti richiamati, mi scuso di venir eccezionalmente meno al principio “nomina sunt consequantia rerum”).

Sono (quasi) certo che immediatamente dopo Ferragosto Draghi otterrà che Durigon si dimetta (il quasi è in ottemperanza al principio generale di cautela, e in specifico alla legge della politica italiana per cui al peggio non c’è mai fine), ma quelle che ormai saranno decine di migliaia di minuti di vergogna resteranno la doverosa chiave di lettura della caratura democratica di questo governo.

Perciò aderiamo toto corde alla raccolta di firme promossa da “Il Fatto quotidiano”.



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