Colombia, la protesta non si ferma

Nonostante la feroce repressione della polizia, centinaia di migliaia di colombiani da due mesi manifestano contro il governo per una società più egualitaria. Il racconto di Carolina Torres, giornalista italo-colombiana che si trova sul posto.

Valerio Nicolosi

Giustizia, salute, lavoro ma soprattutto una società più egualitaria. Sono le motivazioni che hanno spinto centinaia di migliaia colombiani in piazza due mesi fa e che ancora oggi proseguono le manifestazioni di piazza, nonostante la feroce repressione della polizia.

“Giornalisti, avvocati e medici volontari che sono in piazza rischiano di essere picchiati e arrestati” racconta Carolina Torres, una giornalista italo-colombiana che si trova sul posto e che sta seguendo le proteste. “La scintilla è stata la riforma della giustizia voluta dal governo presieduto da Iván Duque Márquez ma il malcontento era già presente, soprattutto dopo la pandemia che ha creato ancora più disoccupazione” prosegue la giornalista.

Le immagini che arrivano dalla Colombia mostrano scontri di piazza violenti e operazioni di polizia mirate per arrestare le persone accusate di far parte del movimento del “paro national”. La polizia in queste operazioni ha spesso utilizzato dei gas lacrimogeni, sparati anche ad altezza uomo. “Usano quattro tipo di gas ma soprattutto il CS, che in piccole quantità non è pericoloso mentre in grandi quantità in spazi chiusi può portare anche alla morte” commenta Torres, che aggiunge: “non ci sono dati dei desaparecidos, ma sappiamo che sono molti e che altre persone sono morte nelle proprie case proprio a causa di questi gas”.

Dopo due mesi di sciopero generale la mobilitazione non si ferma, anche se il governo dopo aver ritirato alcune proposte sembra voler andare avanti per la sua strada.



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